Paghe dei medici, vittoria degli ospedalieri: sentenza apripista del Tar Friuli

Domenica 5 Gennaio 2020 di Camilla De Mori
Medici al lavoro

UDINE - Una sentenza apripista del Tar del Friuli Venezia Giulia mette i paletti sui salvadanai dei medici, da cui provengono i soldi per pagare una buona fetta dei loro stipendi. E così, nell'eterna (e annosa) disfida che si combatte nelle Aziende miste (come Udine e Trieste) fra ospedalieri e universitari, sono gli ospedalieri ad assestare un punto (e decisamente cruciale) a loro favore, con ricadute ancora da quantificare. Tanto che, secondo la senatrice azzurra Laura Stabile che, quando ancora era segretario regionale dell'Anaao, nel 2016, ha instradato il ricorso contro la Regione e gli atenei di Udine e Trieste, il pronunciamento del Tribunale amministrativo Fvg pubblicato negli ultimi giorni del 2019 è destinato a fare scuola in Italia. Ma, soprattutto, sostiene Stabile, in regione (dove il protocollo precedente è stato disdettato) il nuovo accordo che spetterà all'assessore Riccardo Riccardi dovrà tenerne conto.

LA SENTENZA Il ricorso (contro cui si erano costituiti la Regione e l'ateneo giuliano, ma non quello udinese) proposto dall'Anaao Assomed (con l'intervento ad adiuvandum dell'Anpo) aveva impugnato la delibera regionale che il 13 aprile 2016 aveva approvato il protocollo d'intesa fra la Regione (allora guidata dalla giunta Serracchiani) e le due università per lo svolgimento delle attività assistenziali degli atenei. Il Tar, che ha ritenuto inammissibili o improcedibili gli altri motivi di censura sollevati, ha invece dato semaforo verde al quarto rilievo, sui profili di carattere economico, considerando la previsione dell'articolo 10 del protocollo del 2016 «foriera di immediate conseguenze pregiudizievoli per gli interessi dei medici ospedalieri ricorrenti» laddove «non prevede in modo chiaro ed espresso che il trattamento accessorio spettante ai professori e ai ricercatori universitari che svolgono attività assistenziale presso le aziende sanitarie universitarie integrate e gli altri enti del Ssr gravi esclusivamente a carico dei bilanci aziendali». La sua «imprecisa formulazione comporta l'effettivo e concreto rischio che la relativa spesa vada ad incidere, decurtandole, sulle risorse destinate esclusivamente al finanziamento» del trattamento economico degli ospedalieri. E su questo punto il Tar ha dato ragione ai ricorrenti, annullando la parte del protocollo incriminata. Quell'accordo, spiega Stabile, «è scaduto e non è stato rinnovato ma le sue previsioni continuano ad essere applicate in attesa del nuovo protocollo. La Regione, che con gli atenei dovrà stilarlo, dovrà tenere conto del fatto che gli universitari non potranno attingere ai tre fondi destinati a retribuire la parte variabile degli stipendi degli ospedalieri. Un risultato importante a livello nazionale: tanti in altre parti d'Italia, a cominciare dal Veneto, hanno questo problema e, a quanto mi risulta, questa sentenza è apripista. Sancisce una volta per tutte che gli universitari vanno pagati a carico del bilancio aziendale, mentre gli ospedalieri per la parte variabile possono contare su fondi ad hoc costituiti per loro, che sono i fondi di posizione, di risultato (legato agli obiettivi) e quello cosiddetto di disagio, in cui rientrano il pagamento di straordinari e varie indennità».
L'impatto in euro sonanti? «Non so dire quale sarà il vantaggio immediato per gli ospedalieri, visto che quei fondi ora avranno una platea diversa, ma sicuramente si introduce una tutela per questi soldi». Insomma, concede al cronista, è «una prima picconata» che mette un punto fermo nella diatriba. «Agli universitari non si toglie niente. Ma è un segnale, che le regole non possono farsele da soli. Inoltre, se un ospedaliero diventa universitario, in futuro non potrà più essere pagato, per la parte variabile, con i soldi degli ospedalieri», conclude la senatrice. Valtiero Fregonese, segretario Anaao Fvg, venerdì ha già «chiesto ufficialmente alle Aziende ospedaliero universitarie di Udine e Trieste di rendicontare il numero dei docenti in servizio con funzioni assistenziali dal 2015 al 2019, l'ammontare delle risorse attribuite a loro e che provenienza hanno. In base al vecchio protocollo d'intesa, infatti, c'era la possibilità che prendessero dai fondi degli ospedalieri per pagarli. Se dovesse essere successo, cosa che appureremo, le aziende dovranno reintegrare i fondi per la quota eventualmente presa dal 2016 in poi per pagare gli universitari». Per farsi un'idea dell'ordine di grandezza, a Udine i professori in servizio in ospedale sono «circa 60». La parte variabile degli stipendi, in media, «va dai mille ai 1.500 euro lordi». Il che, moltiplicato per 48 mesi (dal 2016 al 2019), se per ipotesi tutti loro avessero percepito da quei fondi ospedalieri tale quota, porterebbe il totale a più di 4 milioni (lordi). Ma, ovviamente, è una cifra spannometrica del tutto ipotetica.

 

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