Processo Veneto Banca: quattro manager a giudizio con l'ex ad Consoli. Archiviazione per Trinca

Martedì 21 Settembre 2021 di Giuliano Pavan
La ex sede di Veneto Banca

TREVISO - Cinque manager verso il processo, altri quattro in attesa dell’archiviazione. Dopo i problemi al sistema informatico che avevano legato le mani alla Procura di Treviso, il troncone dell’inchiesta su Veneto Banca per l’ipotesi di reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata è giunto a conclusione. Con lo stralcio di quattro posizioni sulle nove persone iscritte nel registro degli indagati, i magistrati Massimo De Bortoli e Gabriella Cama sono pronti a firmare la richiesta di rinvio a giudizio per cinque ex dirigenti di Veneto Banca: oltre all’ex amministratore delegato ed ex direttore generale Vincenzo Consoli (già imputato di aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza bancaria e falso in prospetto), si avviano verso il processo anche l’ex condirettore generale ed ex responsabile dell’area commerciale Mosè Fagiani, l’ex responsabile della direzione centrale pianificazione e controllo Renato Merlo, il suo successore Giuseppe Cais, e l’ex direttore del settore Capital management Andrea Zanatta. Destinati all’archiviazione invece l’ex presidente di Veneto Banca, Flavio Trinca, l’ex responsabile della direzione centrale amministrazione e, dopo il 2014, dirigente preposto alla redazione dei libri contabili societari Stefano Bertolo, l’ex responsabile della direzione centrale compliance Massimo Lembo, e Cataldo Piccarretta, ex direttore dell’area mercato Italia.

L’ACCUSA

Se per Trinca, Bertolo, Lembo e Piccarretta non ci sono elementi certi per poter stabilire se fossero o meno consapevoli che il valore delle azioni di Veneto Banca fosse sovrastimato, per la Procura di Treviso gli altri cinque manager non potevano non sapere che il prezzo di collocamento era gonfiato. Anzi, secondo gli inquirenti sarebbe stato volutamente stimato al rialzo per coprire una situazione patrimoniale e finanziaria assai critica dell’ex popolare di Montebelluna. A supporto della tesi accusatoria, nel fascicolo dei pubblici ministeri De Bortoli e Cama è stata inserita anche la consulenza che in fase di indagine era stata affidata al professor Angelo Maglietta, docente di economia alla Iulm di Milano, che arriva a ipotizzare addirittura una sorta di frode bancaria. La perizia aveva il compito di far luce sulla metodologia che ha portato alla determinazione del valore delle azioni e, soprattutto, sulla stima del loro valore reale. Attraverso l’analisi dei documenti e un complesso calcolo matematico, il professor Maglietta è giunto alla conclusione che il titolo di Veneto Banca, nel periodo compreso tra il 2012 e il 2014, era stato sovrastimato del 77%. In altre parole il risultato è che il prezzo delle azioni, nel 2012 pari a 40,25 euro, nel 2013 a 40,75 euro e nel 2014 sceso all’incirca a 39 euro, era in realtà di 9,11 euro nel 2012, 9,19 euro nel 2013 fino agli 8,04 euro del 2014. Un danno netto provocato alla clientela stimato dalla Procura trevigiana in oltre 107 milioni di euro.

LA PRESCRIZIONE

Come per il procedimento penale per aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza e falso in prospetto che vede Vincenzo Consoli già davanti al collegio del tribunale di Treviso, anche l’inchiesta sulle truffe di Veneto Banca incombe la mannaia della prescrizione. Ma lo si saprà soltanto strada facendo. Il primo punto riguarda la contestazione del reato associativo, che si prescrive in circa dieci anni. Se non dovesse essere riconosciuto, i tempi perché il reato venga dichiarato estinto si accorcerebbero a sette anni e mezzo. A questo punto fondamentale sarà il momento in cui verrà indicata la consumazione del reato. La speranza della Procura è che coincida con la messa in liquidazione di Veneto Banca, ovvero il 25 giugno 2017. Ma non è per nulla scontato. Molto più probabile infatti che per il solo reato di truffa aggravata, senza dunque l’associazione per delinquere, la consumazione venga stabilita nel momento della vendita delle azioni. In questo caso molte transazioni, se non tutte, sarebbero già non perseguibili perché prescritte. 

 

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