«Veneto Banca era in crisi già nel 2013»

Martedì 13 Luglio 2021
«Veneto Banca era in crisi già nel 2013»

IL PROCESSO
TREVISO Giuseppe Vidau, membro del comitato di vigilanza in liquidazione coatta amministrativa di Veneto Banca, non ha dubbi: l'ex popolare era a forte rischio default ben prima dell'aumento di capitale del 2014. Di certo dall'anno precedente, il 2013, e probabilmente anche dal secondo semestre 2012. «Il concetto di insolvenza bancaria è molto scivoloso, diciamo che già nel 2013 Veneto Banca non era più in grado di operare» è quanto dichiarato dal commissario liquidatore in aula ieri mattina nel corso del processo contro Vincenzo Consoli, l'ex amministratore delegato ed ex direttore generale di Veneto Banca, accusa di falso in prospetto, ostacolo alla vigilanza bancaria e aggiotaggio.
LA TESTIMONIANZA
Alla base delle dichiarazioni di Vidau, c'è l'analisi della situazione patrimoniale di Veneto Banca effettuata proprio da Lca nel 2018 prendendo in esame gli anni di gestione precedenti. E il quadro che ne è uscito è quello di un istituto di credito in profonda crisi. « Nel 2016 le perdite erano di 1,6 miliardi di euro e il coefficiente per poter operare era al di sotto del patrimonio di vigilanza. Nel 2017 è stato presentato un piano di ristrutturazione che prevedeva un massiccio aumento di capitale, la cessione sul mercato dei crediti deteriorati e la fusione con la Banca Popolare di Vicenza. Piano che però è stato bocciato dalla Bce, tanto che il 25 giugno 2017 Veneto Banca è stata messa in liquidazione in concomitanza con il decreto legge per il salvataggio della parte buona delle banche venete». Lo stato di crisi di Veneto Banca, però, era iniziato molto prima. «I primi segnali netti del dissesto? Già a fine 2012, e sicuramente nel 2013 la crisi era gravissima - continua Vidau - per effetto dell'esistenza di rischi sul credito molto maggiori di quelli rappresentati. L'aumento di capitale, a posteriori, non solo non ha risolto i problemi ma ne ha creati di più grandi».
LA SITUAZIONE
Stando alle parole di Vidau, Veneto Banca aveva un patrimonio netto contabile di 1,7 miliardi di euro, ma con l'operazione di salvataggio del 2017 la cifra è andata in rosso di quasi 600 milioni. Per capire come si fosse potuti arrivare a quel punto, Lca ha spulciato tra le posizioni dei creditori partendo dalle risultanze delle ispezioni di Bankitalia e Consob. È emerso che Veneto Banca, nel 2013, aveva 144 milioni di baciate, azioni sottoscritte dai clienti con soldi finanziati direttamente dall'ex popolare di Montebelluna il cui importo però non era stato sottratto al patrimonio dell'istituto. A questo si aggiungeva una mole di crediti deteriorati che venivano fatti figurare in maniera molto minore. Una situazione, insomma, già fuori controllo quasi quattro anni prima delle operazioni di salvataggio. Il motivo? Vidau lo ha riassunto così: «Venivano effettuati finanziamenti senza un reale scopo, non c'erano le dovute garanzie, la stima era spesso inattendibile, e c'era un meccanismo industriale di proroga dei crediti scaduti».
Giuliano Pavan
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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