Rifiutano il vaccino: lettera di sospensione per 120 dipendenti dell'Usl

Giovedì 23 Settembre 2021 di Mauro Favaro
Reparti a rischio: alcuni settori potrebbero dover essere riorganizzati o peggio ancora accorpati

TREVISO - Sono 120 i dipendenti dell’Usl della Marca che rischiano la sospensione, con l’azzeramento dello stipendio, perché nonostante l’obbligo non si sono vaccinati contro il Covid. Tra loro c’è un gruppetto di medici, assieme a infermieri, psicologi, operatori e così via. Si aggiungono ai 30 dipendenti della stessa azienda sanitaria per i quali la sospensione è già diventata operativa, compresi alcuni specialisti dell’area cardio-vascolare. A conti fatti, quindi, il numero degli operatori della sanità No-Vax in servizio nelle strutture dell’Usl potrebbe salire a 150. Qualcuno rifiuta questa etichetta. Fatto sta che la commissione chiamata a vigilare sul rispetto dell’obbligo vaccinale da parte del personale sanitario ha certificato che non si sono vaccinati contro il coronavirus senza avere un valido motivo per evitare l’iniezione.


REPARTI A RISCHIO
E adesso finisce a rischio anche la tenuta dei reparti degli ospedali trevigiani: alcuni potrebbero essere accorpati per carenza di personale. Il tutto proprio mentre si sta cercando di recuperare le visite specialistiche, i ricoveri e gli interventi chirurgici non urgenti sospesi nel picco peggiore dell’epidemia. Prima di procedere con le riorganizzazioni, però, l’Usl vuole avere in mano i numeri definitivi. Bisognerà attendere un paio di settimane. Ieri la commissione istituita dall’azienda sanitaria ha analizzato la posizione di 160 dipendenti non vaccinati. «Una quarantina sono stati ritenuti effettivamente non vaccinabili per una serie di ragioni cliniche – spiega Stefano Formentini, direttore sanitario dell’Usl e presidente della commissione – gli altri, invece, adesso riceveranno la raccomandata con l’invito a sottoporsi alla vaccinazione contro il coronavirus».


CONTO ALLA ROVESCIA
Hanno dieci giorni per correre ai ripari. Con i tempi tecnici, però, si arriva a due settimane. Vuol dire verso l’inizio di ottobre. Dopodiché si tireranno le somme. «I 120 dipendenti in questione lavorano in tutta l’Usl, non in una sola struttura – chiarisce Formentini – eventuali riorganizzazioni dei servizi verranno prese in considerazione solo quando avremo i numeri esatti». Cioè solo quando si saprà quanti malgrado il richiamo ufficiale confermeranno la decisione di non vaccinarsi. Le precedenti tornate hanno evidenziato che circa un terzo del personale sanitario non coperto contro il Covid sceglie di tornare sui propri passi dopo l’arrivo della lettera che apre le porte alla sospensione, con il taglio dello stipendio. Ma non è ancora finita. Nei prossimi giorni la stessa commissione dovrà verificare la posizione di altri 200 operatori della sanità non vaccinati. Dovrebbero essere gli ultimi. «Siamo partiti da 5mila, tra dipendenti dell’Usl e chi lavora in altri settori o in libera professione – sottolinea Formentini – è stato fatto un lavoro importante». Resta da capire quanto dureranno le sospensioni. Ad oggi il limite è fissato per il 31 dicembre. Ma il governo potrebbe decidere di prolungare lo stato di emergenza. È stata invece ancora rinviata la decisione sui quattro medici di famiglia che non si sono vaccinati contro il Covid. «Sono stati presentati altri certificati – dice Formentini – ed è doveroso esaminarli con grande attenzione». Tra i dottori di base in questione c’è anche Riccardo Szumski, il medico di famiglia e sindaco di Santa Lucia di Piave, paladino delle cure domiciliari contro il Covid, diventato nel tempo un vero e proprio riferimento per le galassie No-Vax e Free-Vax. In caso di sospensione dei quattro dottori di base bisognerebbe di conseguenza affidare i loro 6mila pazienti, come conto totale, ad altri medici del territorio. Ma per il momento non sono stati previsti trasferimenti del genere.


 

 

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