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A oltre ottant'anni dalla sua costruzione il Palazzo dell'Ina è tornato a risplendere

Mercoledì 3 Agosto 2022 di Andreina Milan
Palazzo Ina è tornato a risplendere

ROVIGO - Palazzo Ina è tornato a risplendere. In questi giorni, ore, si sta svelando il restauro delle facciate, condotto con rigore e misura, e che restituisce alla città un oggetto di “storica modernità” che conferisce lustro all’inconcluso e per molti versi infelice esperimento urbano del secolo XX.
Si tratta di un’opera grandiosa conclusa nel 1940, quando ormai gli echi della guerra si avvicinavano minacciosi: il lussuoso palazzo venne allestito con le più avanzate tecniche costruttive e impiantistiche dell’epoca – ascensore, riscaldamento, telefono – in una raffinata cornice d’arredo d’interni. Non mancò l’arte plastica del rodigino Virgilio Milani, celebrante sull’angolo “di piazza” la Famiglia tradizionale nel rito del “pane spezzato”. Il tutto con marmi apuani e pietra euganea, tradizione veneta del marmorino ad encausto, il pavimento a mosaico della tradizione romano-esarcale.
Tutto venne pensato per durare nel tempo, monumento dell’italianità, che tragicamente, dal 1943 diventò sede del Comando tedesco d’occupazione. Nel Secondo Dopoguerra il palazzo ha ospitato uffici ed alloggi prestigiosi, commercio di qualità e “Delikatessen”. I rodigini ricorderanno forse i grandi e storici nomi quivi alloggiati: la Pellicceria Marini, l’ancor esistente negozio di dolciumi “Unica-Talmone”, le calzature Bata, la profumeria Pieressa, la Casa del Bambino, il Caffè Segafredo.

LA STORIA

Era il 1928. Anche per la piccola città di Rovigo si preparano grandi mutamenti: la “citta sale”, con la proposta di un nuovo piano di sviluppo urbano, poiché anche il Fascismo “rivoluzionario” voleva aprire l’architettura alla Modernità. Il nuovo piano d’ampliamento e densificazione urbana superò i dettami dello storicismo imposti dal maestro Gustavo Giovannoni: concezioni ormai culturalmente sorpassate tanto dal linguaggio sintetico del Futurismo che dalla classicità del Razionalismo lombardo. L’architetto e urbanista messinese, Camillo Puglisi Allegra (1884-1961), già autore del Palazzo della Borsa a Venezia, concepì e realizzò, sulla spinta dei formidabili poteri locali, un progetto di città-capoluogo con l’impegno di superare le anguste dimensioni della mentalità di provincia. Rovigo sonnacchiosa, “Rovigheto” umbratile, persa negli angusti cortili del Ghetto, stava per dissolversi, ridisegnata e trascritta a partire dalla “condanna a morte” dello storico naviglio.

L’ADIGETTO

L’Adigetto venne allontanato, esiliato a sud e il suo alveo destinato a trasmutare nel maestoso “Corso del Littorio”, celebrante i fasti del Regime. Nel 1931 il progetto per il nuovo Corso era ormai definito. Il primo “atto” architettonico fu gestito dal potente Istituto nazionale per le Assicurazioni, che in quegli anni stava guidando le più prestigiose operazioni immobiliari della Penisola: la costruzione delle sedi istituzionali affidata ai grandi protagonisti della scena architettonica nazionale. A Rovigo, il nuovo splendente edificio sostituì l’intero isolato urbano, ponendosi nel punto d’incrocio nevralgico della città storica, tra Piazza Vittorio Emanuele II, l’antico “Ponte del Sale” e la direttrice del Duomo di Santo Stefano. Un rinnovamento – si diceva al tempo – che ribadisce come il progresso costi sacrificio”. Nel 1938 si procedette, inesorabilmente, alla demolizione delle antiche case di Riviera San Rocco le cui facciate aprivano sull’omonima contrada, (ora via Angeli) dense di botteghe, osterie, alberghi. Venne abbattuto anche il bell’oratorio cinquecentesco già sede d’una confraternita dedicata all’assistenza dei malati e alla pietosa sepoltura dei defunti.

LA COSTRUZIONE

L’abbagliante facciata venne realizzata con i migliori materiali edilizi e senza risparmio. Il progetto, firmato dallo strutturista ing. Giuseppe Machin, tecnico dell’Istituto, è dall’allora Soprintendete alla Belle Arti delle Venezie, architetto Ferdinando Forlati, che già a Ravenna e a Ferrara aveva disegnato i monumentali palazzi Ina di Piazza Martiri e Largo Castello. Una firma autorevolissima, questa, in grado di coniugare in modo efficace “l’ambientamento” rodigino, posto nel suggestivo scorcio tra il Palazzo Roncale ed il vetusto blocco quattrocentesco dei Roverella. Llo scorcio restituisce uno sforzo progettuale tutt’altro che banale: nell’angolo porticato della nuova fabbrica si riprendono, l’ordine gigante rustico sanmicheliano, il candore della pietra d’Istria dell’arioso colonnato rossettiano.
 

Ultimo aggiornamento: 08:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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