Rovigo diventa la città dei murales grazie alla prima edizione del festival Wallabe

Domenica 27 Settembre 2020 di Nicola Astolfi
Il festival Wallabe a Rovigo

IL FESTIVAL - Pareti, porte, ferro, carta: i supporti degli street artist sono diversi da quelli classici dell’arte, e a Rovigo lo sono diventati alcuni muri della Commenda per la prima edizione di Wallabe, il festival dell’arte urbana che ieri si è concluso con il “trekking urbano sonoro”, in collaborazione con il conservatorio Venezze, e “Wallabe 4 the city”. Due eventi fatti di tappe musical-culturali, per far “sognare” i rodigini una giornata. Dalla Pescheria nuova con un quartetto di violoncelli, ai Muflon brass, quintetto d’ottoni applaudito da un’ottantina di persone sotto il portico del Teatro Sociale per le esecuzioni di Ennio Morricone e Nino Rota, il trekking ha raggiunto anche la chiesetta delle Fosse (trio d’archi) e le scuole Bonifacio, dove una street band ha condotto il pubblico fino al pattinodromo delle Rose.
IL PERCORSO
Se il trekking è durato il tempo delle musiche nel percorso e nella sosta al pattinodromo aperta dalla performance degli Psycodrummers, il festival con un programma di 10 giorni «ha portato una Rovigo più giovane, più bella: ora il percorso dal palasport e lungo via De Gasperi e le medie Bonifacio dà emozione, e fa pensare a cosa sarà la Commenda tra 10 anni», ha commentato in Pescheria l’assessore comunale al Bilancio Andrea Pavanello, pensando anche al progetto da 13,5 milioni di euro per recuperare l’ex Maddalena, il parco e le strade che circondano l’ex sanatorio.
«Le interconnessioni che si creano, le energie che emergono, realizzano un contesto in cui star bene ed inclusivo per tutti», ha aggiunto l’assessore al Welfare Mirella Zambello sul Wallabe festival, che in serata al pattinodromo s’è chiuso con la performance della Pro Music School, che ha fatto suonare contemporaneamente a una sessantina di musicisti il brano “Be what you wanna be”. Una canzone per ricordare che ognuno può scalare la propria cima: basta non fermarsi, ed essere ciò che si vuol essere. E così il brano finale ha “quadrato il cerchio” con la concezione della street art di Wallabe: una parola coniata mettendo assieme “wall” (muro) e “wannabe” (voler essere), per reimmaginare Rovigo attraverso i muri.
LA TELA DELL’IMMAGINAZIONE
Perché “Il mondo non è altro che una tela per la nostra immaginazione”, scriveva Thoreau, e così grazie al festival, ora la circolarità del palasport ha trovato il suo cielo nell’arte di Run. Due murales di Millo hanno trasformato in opere d’arte lepareti del liceo Celio-Roccati affacciate sul pattinodromo, impianto già al centro del progetto Wheeling walls. Gli studenti del liceo artistico, guidati dall’ex allievo Zentequerente, il polesano Luca Vallese, hanno dato il valore delle visioni di Nikola Tesla, Marie Curie, Gianni Rodari e Adriano Olivetti al muro di recinzione del polo scolastico. Al palasport l’artista Run ha dipinto di stelle (e non solo) l’intero anello. 
Sembra ispirato dalla poesia di Alda Merini “Bambino” - “... se trovi l’aquilone della tua fantasia legalo con l’intelligenza del cuore” - il murales in piazza Cepol, e allo stadio Battaglini gli studenti del liceo artistico hanno rilanciato sul muro dello spogliatoio il messaggio contro il razzismo che la Rugby Rovigo aveva scelto per il calendario 2020. L’arte di Zentequerente ha acceso con i colori delle idee la facciata delle medie Bonifacio, e al campo Coni il Gruppo scout hanno dipinto “Lancia il cuore oltre l’ostacolo”. 
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Ultimo aggiornamento: 09:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA