Scuola, la neodirettrice veneta: prof da fuori rischio "girandola"

Lunedì 14 Gennaio 2019 di Raffaella Ianuale
Augusta Celada e i funzionari dell'Ufficio scolastico del Veneto
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VENEZIA - ​È la nuova regista di un'organizzazione che fa funzionare le scuole venete frequentate da seicentomila studenti. Augusta Celada, 61 anni, originaria di Thiene, da un mese è il nuovo Direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale del Veneto. Un incarico assunto in un periodo caldo, nel bel mezzo del dibattito sull'autonomia e con carenza di docenti come mai si era verificato prima.
 

Come è andato il primo mese?
«Ho assunto l'incarico nello stesso ufficio scolastico regionale in cui ho lavorato per cinque anni e questo mi ha molto agevolato: conosco l'ambiente, i dirigenti che ho già avuto come colleghi, i funzionari, ho condiviso con il precedente Direttore generale parte delle scelte organizzative interne all'ufficio». 
Che ne pensa della regionalizzazione dell'istruzione?
«Quando ci sarà l'intesa politica tra Stato e Regione del Veneto, massimo sarà l'impegno dell'Amministrazione scolastica nell'applicazione della legge che sarà promulgata in materia. La stessa autonomia delle scuole che esiste già dal 2001, implica un'autonomia che dialoga con il proprio territorio».
Quali, secondo lei, i vantaggi e quali gli svantaggi?
«Per giudicare vantaggi e svantaggi bisogna ovviamente attendere che vi sia la legge».
Quali sono i fronti aperti della scuola veneta?
«In Veneto tutte le istituzioni del territorio hanno forti aspettative nei confronti della scuola per realizzare una cittadinanza locale, nazionale e globale, partecipata e consapevole. Il tema dell'educazione attraversa la riflessione pedagogica e culturale ed è oggi al centro di tanti fatti di cronaca, per lo più dolorosi, sui quali si alza la diatriba politica che dibatte argomenti che vanno dalla titolarità della competenza educativa, fino ai valori di riferimento e alla scelta degli interventi da mettere in campo».
E questo è un bene?
«Molti si pongono come maestri di pensiero, sottovalutando che siamo di fronte a una vera e propria emergenza che deve essere affrontata non solo per richiamare la scuola alle proprie responsabilità, ma per restituire alla scuola la funzione di garanzia e di indirizzo che le sono proprie».
In che senso?
«I nostri studenti devono progredire nelle conoscenze linguistiche, scientifiche e tecnologiche, ma soprattutto sviluppare competenze culturali di cittadinanza. La complessità del mondo attuale richiede che i giovani acquisiscano spirito d'iniziativa, consapevolezza personale e culturale, capacità di adattamento e di dialogo, spirito critico, resilienza».
La scuola come può agire?
«Deve fornire gli strumenti per costruire competenze di cittadinanza. In un'epoca in cui le conoscenze sembrano erroneamente essere accessibili, in realtà viviamo un concreto problema di accessibilità culturale».
In Veneto mancano docenti, duemila solo nel sostegno dei 17mila studenti disabili.
«Il numero di certificazioni di disabilità è in continuo aumento e il numero di insegnanti specializzati non tiene dietro alla continua richiesta di insegnamento individualizzato».
Che fare?
«Naturalmente si provvede alla richiesta anche con insegnanti non ancora in possesso del prescritto titolo di specializzazione e che comunque operano all'interno del Piano di inclusione che ogni scuola elabora».
Le università hanno dimostrato volontà di ampliare i numeri chiusi?
«Gli Atenei veneti sono consapevoli della grande richiesta di personale qualificato che proviene dal nostro territorio, ma la laurea in scienze della formazione primaria, che costituisce l'unico titolo di accesso all'insegnamento nella scuola dell'infanzia e primaria, è un corso a numero chiuso».
Quindi continua a giungere personale da fuori, come è successo con la Buona scuola, e che ora vuole rientrare.
«Il vero rischio è proprio rappresentato da personale che non intende essere stabilizzato nella nostra regione e che aspira a rientrare nella sede di residenza, determinando un turn over continuo di docenti nelle nostre scuole».
Scuole e studenti veneti sono comunque sempre al top delle classifiche?
«Il sistema scolastico veneto è abituato a elevati standard organizzativi e qualitativi e consegue ottimi risultati di apprendimento, collocandosi ai primi posti negli esiti delle rilevazioni nazionali e internazionali. Dico di più: esso rappresenta un modello di eccellenza nell'innovazione e nell'applicazione puntuale degli Ordinamenti scolastici e delle Raccomandazioni dell'Unione europea».
Qual è il segreto?
«La scuola veneta rispecchia il suo territorio caratterizzato da intraprendenza, dedizione al lavoro e cura del patrimonio che ne fanno un traino dell'economia dell'intero Paese. Le scuole venete hanno sempre interpretato l'autonomia scolastica come opportunità di miglioramento affinché l'istruzione rappresentasse la leva del cambiamento per le future generazioni e il principale agente di quella economia della conoscenza che la sfida del nuovo millennio impone».
Raffaella Ianuale 
© RIPRODUZIONE RISERVATA Ultimo aggiornamento: 10:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA