Giovani medici senza spirito di sacrificio? Gli specializzandi replicano: «Noi conosciamo la fatica»

Lunedì 25 Aprile 2022 di Redazione
Medici specializzandi durante una protesta
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«I giovani hanno poca motivazione. Manca lo spirito di sacrificio. E parlo dei nostri giovani, perché gli stranieri hanno più fame». Dopo le recenti dichiarazioni, su queste pagine, del presidente dell’Ordine dei medici e chirurghi di Udine, Gian Luigi Tiberio, arriva una risposta anche dai medici specializzandi dell’associazione Medici specializzandi di Verona. 

«Interveniamo - sottolinea l’Asver - in merito alle affermazioni del presidente dell’Ordine del Medici di Udine rilasciate a il Gazzettino in merito alla carenza di medici disposti a lavorare con turni e nelle giornate festive. Stando alle considerazioni del dottor Tiberio - sottolineano gli specializzandi - lo scarso spirito di sacrificio dei giovani medici sarebbe una delle cause alla base dei disservizi nell’erogazione di prestazioni medico sanitarie Sono parole che suonano come le ridondanti dichiarazioni di Borghese e Briatore, puntando il dito contro una gioventù che non conosce la fatica». 

L’associazione poi aggiunge: «La retorica è sempre la stessa: noi giovani dobbiamo sentire la fame per lavorare. Nell’articolo non pare comparire invece alcuna argomentazione riguardo ad un compenso commisurato al lavoro che svolgiamo e con il quale portiamo avanti ospedali e territori, spesso in condizioni di precarietà e in mancanza di qualsiasi tutela e incentivo». Ma gli specializzando vanno ancora avanti: «In questo caso, riteniamo queste parole ancora più gravi, arrivando da un presidente locale dell’Ordine dei medici e dei chirurghi, che dovrebbe rappresentare e tutelare tutti i medici, indipendentemente dall’età. Non possiamo, quindi, che prendere le distanze da tale affermazione, che rappresenta solo l’ultima di una serie di diffamazioni che le ultime generazioni di medici hanno ricevuto in questi anni».

Infine una riflessione sulla carenza dei medici: «Se vi è carenza di medici, in queste occasioni e in alcune branche, le motivazioni andrebbero piuttosto ricercate, come da tempo denunciamo, in una totale disattenzione verso il rispetto della nostra figura lavorativa, in condizioni di lavoro usuranti e che espongono i medici a un tasso altissimo di burnout, in un’errata programmazione della formazione medica e in mancato riconoscimento (sia morale che economico) della nostra attività come forza lavoro essenziale per la sopravvivenza del Servizio sanitario nazionale e dunque per garantire la salute nel nostro Paese».

 

Ultimo aggiornamento: 27 Aprile, 10:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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