Guerra e incertezza, la crisi pesa sulle aziende: perso l'1,6% del valore della produzione

Mercoledì 11 Maggio 2022 di Marco Agrusti
Operaio in fabbrica

Guerra, incertezza sui mercati internazionali, variabili geopolitiche imprevedibili, speculazione: l’economia rallenta, anche quella del Friuli Venezia Giulia. Lo certifica l’analisi trimestrale dell’Istat e un ulteriore apporto - più approfondito - arriva dall’ufficio studi di Confindustria Udine. La ripresa col turbo della seconda parte del 2021, quando grazie ai vaccini la pandemia ha iniziato un graduale ma deciso arretramento, non è stata ancora “bruciata”. Ma che il capitale immagazzinato negli ultimi mesi dell’anno scorso si sia già in parte eroso è un dato di fatto. E sempre la Confindustria prevede ancora più difficile. 


IL QUADRO


Il livello della produzione industriale in Italia nel primo trimestre di quest’anno cala dello 0,9 per cento rispetto al trimestre precedente. E i dati del Friuli Venezia Giulia sono in linea con l’andamento del sistema Paese. Significa che le industrie hanno rinunciato a degli stock di produzione, spesso perché sono saltate alcune commesse. E il legame con i fattori internazionali è forte: crisi ucraina, rimbalzo dei prezzi, incertezza. Tutti ingredienti indigesti al mondo industriale, che ha bisogno di programmare potendo contare su un quadro stabile e quanto più possibile prevedibile. Le flessioni tendenziali maggiori si registrano nelle attività estrattive (-9,0%), nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-3,0%) e nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-1,8%). Sono dati, questi, perfettamente in linea con la tipologia di crisi che l’Europa sta affrontando: gas (e i suoi prezzi), automotive e difficoltà di reperire materie prime, come ad esempio l’acciaio. 


IN REGIONE


In Friuli l’emergenza è già iniziata: analizzando l’andamento di aprile (l’indagine è quindi più che mai “fresca”) la Confindustria di Udine disegna un quadro per nulla rassicurante. Frena ancora la crescita del Pil e cala (dato più preoccupante) il valore aggiunto della produzione industriale. «L’andamento del Pil del Friuli Venezia Giulia nel 2022 – secondo le stime di Prometeia elaborate dall’Ufficio studi di Confindustria Udine - appare al momento meno favorevole rispetto alle previsioni elaborate a gennaio - è la nota diffusa dalla Confindustria del capoluogo friulanao - e potrebbe subire una revisione al ribasso per gli effetti economici della guerra, che ha acuito i problemi già emersi negli ultimi mesi dello scorso anno legati ai forti rincari dell’energia e delle commodity, alle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e alla contrazione degli scambi commerciali». Resta solo un filo sottile di ottimismo: «La variazione acquisita per il 2022, dovuta all’ottimo andamento dello scorso anno, potrebbe comunque permettere di registrare una variazione annua positiva del Pil del Friulu Venezia Giulia, stimabile, attualmente, attorno ai 2 punti percentuali», prosegue sempre l’ufficio studi degli industriali. 


I NUMERI


Nel dettaglio, secondo le ultime stime di fine aprile (fonte Prometeia, elaborazione Ufficio studi Confindustria Udine), nel 2022 il Pil regionale dovrebbe crescere del +1,9%, gli investimenti del +4,6%, la spesa per consumi delle famiglie del +2%. Il valore aggiunto dell’industria potrebbe calare del -1,6%, mentre potrebbero continuare ad aumentare sia quello delle costruzioni, +8,2%, sia quello dei servizi, +2,8%. Il contesto è caratterizzato in ogni caso da forti elementi di incertezza legati alla durata del conflitto, alla dinamica dei prezzi e dei tassi, alla piena efficacia del Pnrr. «L’incertezza sull’evoluzione dell’economia italiana rimane elevata», è invece l’analisi dell’Istat sul prossimo futuro. Il mercato del lavoro a marzo ha mostrato un deciso miglioramento, con un incremento dell’occupazione e una riduzione della disoccupazione e dell’inattività. Ad aprile, l’inflazione ha segnato una prima decelerazione, interrompendo la fase di progressivi aumenti in corso da nove mesi. Il differenziale inflazionistico con l’area euro si è ampliato a favore dell’Italia. Prosegue invece la fase di rallentamento dell’economia internazionale caratterizzata dalle forti pressioni inflazionistiche e dal cambio di intonazione delle politiche economiche.

 

Ultimo aggiornamento: 17:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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