Gli effetti "invisibili" dell'isolamento sociale: boom di giovani in ospedale, sono vittime della depressione

Lunedì 25 Gennaio 2021 di Daniela Dose
Aumentano i casi di depressione tra i giovani

PORDENONE/UDINE - Da marzo 2020, cioè da quando è scoppiata la pandemia, nel reparto di Pediatria dell’ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone, si è ridotto drasticamente il numero dei bambini ricoverati, perché l’utilizzo della mascherina protegge i più piccoli da infezioni e influenze. Purtroppo però è aumentato considerevolmente il numero dei pazienti adolescenti (su 30 posti letto disponibili, si arriva anche a 20 posti occupati da giovanissimi); si tratta di ragazzi ricoverati a causa di problemi legati a depressioni, nevrosi, o disturbi alimentari. Pazienti anche giovanissimi, la cui gestione ambulatoriale non è più sufficiente. Diventa così necessario il ricovero ospedaliero, che spesso si protrae per mesi. «Le problematiche alimentari - evidenzia il dottor Gianluigi Luxardi, responsabile del Centro per i disturbi alimentari di San Vito - sia anoressia che bulimia, sono aumentate durante la pandemia. Non si possono con certezza relazioni di causa-effetto ma sicuramente l’isolamento e l’assenza di relazioni potrebbe aver favorito l’insorgere di questi disturbi». Le patologie alimentari hanno una funzione “curativa” rispetto a disagi più profondi. Sono un modo per contenere, tollerare l’angoscia (finché mi concentro sul cibo non penso ad altro). Di fatto sono una reazione ad un problema di ansia o depressione strisciante che colpisce persone già vulnerabili. Spesso perfezionistiche, dipendenti dal risultato. Si illudono di poter controllare qualcosa: il cibo, senza dover dipendere dal giudizio altrui. Coloro che manifestano disturbi alimentari hanno difficoltà nella gestione della emotività, delle relazioni, della risoluzione dei problemi che la vita pone innanzi. Il Centro per i disturbi alimentari di San Vito aperto nel 1996 offre prestazioni ambulatoriali. «Ma ci sono persone che richiedono di essere seguite tutti i giorni, perché non riescono a continuare il programma delle cure da sole. Per questo - continua Luxardi - ci appoggiamo alla Pediatria di Pordenone». «Per aiutare i nostri pazienti ad avere una continuità con la vita quotidiana - ha dichiarato il primario Roberto Dall’Amico - abbiamo attivato la scuola in reparto. Ci sono docenti che vengono in corsia e fanno lezione. Questa scuola attivata in collaborazione con la Terza Drusin ha valore legale. Il progetto è seguito dalla professoressa Silvia Burelli». Oltre alla scuola, in Pediatria vengono offerti, grazie ai volontari, anche corsi di arte-terapia e musicoterapia che sono vere e proprie attività terapeutiche. Dopo la dimissioni i pazienti vengono seguiti con terapie mirate e le famiglie vengono coinvolte attivamente, perché un ambiente domestico positivo e capace di dare stimoli adeguati e di evitare atteggiamenti, abitudini o espressioni non appropriati, contribuisce fortemente alla cura e alla guarigione.  A breve sarà disponibile nell’ala attigua alla Pediatria un centro diurno per seguire e accogliere i pazienti. Grazie a questo centro i pazienti potranno trascorrervi la giornata, anziché essere ricoverati in ospedale, e alla sera torneranno a casa loro. I locali sono già predisposti e resi allegri dalle decorazioni a muro di Ugo Furlan. Gli arredi sono forniti dal Rotary e da Adao (Associazione disturbi alimentari).

 

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