Sei impianti nei fondali marini: da Porcia i mega-cavi a prova di squalo

Mercoledì 7 Luglio 2021 di Davide Lisetto
L'impianto di depurazione dei cavi marini

PORDENONE - Un maxi impianto per la pulizia e la decontaminazione dei grandi cavi elettrici posti nei fondali marini per fare arrivare l'energia nelle isole. Un trattamento che serve per sterilizzare ed evitare ai cavi di essere attaccati e mangiati dagli squali o da altri predatori marini. Cosa che nel tempo comporterebbe lavori di manutenzione impegnativi e costosi. A ordinarlo quattro anni fa era stato un colosso del settore, la svedese Abb, società poi passata al gigante danese Nkt. A realizzarlo invece un'azienda di Porcia, la Eco Due che - entrata in partnership con un'altra azienda italiana capo-commessa che si è affidata alla società purlilese - proprio in questi giorni si è aggiudicata un'altra importante fornitura: ulteriori sei impianti da realizzare entro un paio d'anni all'interno dell'ampio progetto in cordata.

L'ESPERIENZA
La Eco Due - nata nel 1999 dalla consociata Deteco, sempre con sede a Porcia e fondata nel 1992 dagli attuali soci delle due aziende sorelle (contano complessivamente circa 40 dipendenti) Valter Toffoli, Stefano Giacomini e Eros Caliman - negli anni si è specializzata negli impianti di condizionamento e trattamento dell'aria non solo per grandi gruppi industriali, ma anche per ospedali, mense e palestre. La società negli anni è cresciuta facendosi conoscere anche all'estero nell'ambito di tutto ciò che riguarda trattamento e purificazione dell'aria. Fino al grande colpo messo a segno in Scandinavia. Dove le grandi società che si occupano della produzione dei cavi e del trasporto di energia sotto il mare si sono rese conto che il sistema usato (con l'acqua a diverse temperature) per la decontaminazione delle strutture aveva bisogno di essere innovato.

L'INVENZIONE
Ecco che - grazie a una serie di contatti che la società di Porcia aveva avuto negli anni a livello nazionale e internazionale - viene contattata la Eco Due. Dove ci si mette al lavoro per inventare un sistema ad aria che possa fare al caso. E l'obiettivo viene presto centrato. Si progetta - nel frattempo con l'azienda collabora anche Airinn, una start-up del Polo tecnologico di Pordenone che si occupa dell'intera parte dell'engineering del progetto - un mega-impianto che tratta i cavi decontaminandoli. Fino a oggi ne sono stati realizzati quattro. Si tratta di una sorta di immenso pentolone a pressione, del diametro di 24 metri, con all'interno un sistema di condutture ad aria completamente robotizzate. All'interno viene fatto passare il cavo (sono tubi elettrici di intrecci di metallo rivestiti da una guaina, una quindicina di centimetri di diametro e di lunghezza minima 50 chilometri) che viene trattato con i flussi d'aria a diverse temperature per quindici giorni. La temperatura da 80 gradi poi viene fatta calare molto lentamente per altri quindici giorni. Dopo un trattamento che dura circa un mese le maxi-bobine di cavi dalla Svezia sono pronte per essere caricate sulle navi e partire per le varie destinazioni nel mondo.

LA STORIA
«Siamo arrivati a questo risultato - racconta uno dei soci della Eco Due, Valter Toffoli che è il responsabile tecnico - grazie alla più che trentennale esperienza nel trattamento e nel condizionamento dell'aria. Partiti dagli impianti di purificazione dei reparti verniciatura nelle fabbriche del mobile fino ai moderni impianti di condizionamento attuali. Tutto questo ci ha permesso di inventare gli impianti, altamente ecologici, che stiamo realizzando per decontaminare e rendere sicuri i cavi dell'energia sotto i mari. In questo progetto - aggiunge l'imprenditore - è fondamentale la collaborazione della Airinn e del Polo tecnologico pordenonese con il quale abbiamo instaurato un'ottima collaborazione». Un progetto made in Pordenone che nasce dalla integrazione tra il manifatturiero evoluto e la ricerca tecnologica che sempre più spesso sul territorio vanno a braccetto.
 

Ultimo aggiornamento: 11:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA