Siccità, l’allarme non è finito: restano chiuse le fontane pubbliche

Mercoledì 5 Ottobre 2022 di Alberto Rodighiero
La fontana chiusa in piazza delle Erbe

PADOVA - La siccità non è ancora finita e, per ora, in città le fontane rimangono a secco. Nonostante l’autunno sia iniziato già da due settimane i fiumi continuano a rimanere a corto di acqua e anche la falda di Villaverla (Vi), che fornisce acqua potabile all’acquedotto cittadino, finisce sotto osservazione. A lanciare l’allarme è stato il vicesindaco Andrea Micalizzi al termine di un incontro del Tavolo sulla siccità a cui hanno partecipato anche i rappresentanti di Genio civile, AgegasAps e Consorzio di bonifica Bacchiglione.

LA SITUAZIONE

«Anche se non è più estate e, appartatamente, i livelli dei fiumi sembrano essere tornati ai livelli normali, la situazione è tutt’altro che tranquilla – ha esordito Micalizzi – I tecnici ci hanno spiegato che i nostri fiumi registrano un deficit idrico del 30% e che, per tornare ai livelli normali, sarebbe necessario che piovesse tutti i giorni almeno quattro ore da qui a fine anno». «Per essere più precisi – ha aggiunto – la portata media del Bacchiglione è del 67% inferiore rispetto alla media stagionale. A Montegalda (Vi) di norma si registrano 7 metri cubi al secondo d’acqua, oggi siamo ad appena 4. Non va meglio con il Brenta, che a Limena è praticamente in secca e deve fare i conti una preoccupante proliferazione di alghe. Il Genio poi è costretto a tenere abbassate le chiuse sul canale Battaglia che, dalla scorsa estate, non è più navigabile».

LE CONSEGUENZE

Seppur con tutte le cautele del caso, per la prima volta Micalizzi accende a che i riflettori sulla questione dell’acqua potabile. «Contrariamente ad altre realtà – ha continuato – il nostro acquedotto non attinge ai fiumi, e questo è un bene, ma alla falda di Villaverla che ha sempre garantito acqua in abbondanza e di qualità. Una falda che però inizia a registrare qualche sofferenza. Attualmente infatti l’acqua si trova a 49,5 metri di profondità e il livello di attenzione scatta a 49 metri, mentre il livello critico a 42. Normalmente durante l’estate la falda si abbassa di 2 metri, ma quest’anno l’abbassamento è stato di 6. Di conseguenza la situazione non va sottovalutata».

Nella misurazione delle falde acquifere il livello di profondità a cui si trova l’acqua è inversamente proporzionale alla cifra espressa. Di conseguenza, un livello di falda a 42 metri è più in profondità rispetto a uno a 49,5. Insomma l’allarme siccità sembra tutt’altro che rientrato.
«Purtroppo è così – ha confermato Micalizzi – e nel breve periodo la situazione non sembra destinata a migliorare. Per le prossime due settimane non sono previste precipitazioni significative. Non è escluso che con l’autunno e l’inverno ci sia un’inversione di tendenza e che con la pioggia in pianura e la neve in montagna tutto ritorni nella norma. Non possiamo escludere però che ad attenderci, come l’anno scorso, ci siano mesi di precipitazioni scarse. A quel punto ci ritroveremmo a marzo con la stessa situazione con cui abbiamo dovuto fare i conti a luglio, allora sì sarebbe drammatico. Per questo dobbiamo iniziare ad adottare subito dei comportamenti responsabili per il consumo idrico. Per il momento ad esempio non saranno riattivate le fontane pubbliche».
Più che la scarsità d’acqua, a preoccupare il mondo dell’agricoltura ora è il suo costo. «Rispetto alla scorsa estate – ha spiegato il presidente di Cia Padova, Luca Trivellato – per quel che riguarda l’irrigazione siamo abbastanza tranquilli. In queste settimane c’è stata la semina delle colture invernali che richiedono molta meno acqua rispetto a quelle estive. Abbiamo però un timore. I costi dell’elettricità potrebbero far aumentare le bollette dei consorzi che ci forniscono l’acqua per irrigare».

Ultimo aggiornamento: 20:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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