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Una sedia per Papa Francesco: l'arte di Tito Missaglia dalla Bassa Padovana al Canada

Lunedì 1 Agosto 2022 di Giovanni Brunoro
Tito Missaglia con il figlio Andrea e una delle sedie realizzate per il Papa

Una sedia per Papa Francesco, con il casalese Tito Missaglia che porta in Canada l’arte veneta del legno. La vicenda ha inizio qualche settimana fa, quando l’artigiano 59enne stava lavorando nella sede di Montreal della ditta per cui lavora, che produce sedie, poltrone e divani di alta qualità e su misura.

LO STUPORE

«Ho risposto al telefono ed è stata una grande sorpresa – racconta Tito – Il capo, felicissimo, mi ha detto che avremmo dovuto costruire sette sedie per il viaggio del Santo Padre qui in Canada. Voleva che la produzione fosse seguita da me perché si trattava di un lavoro delicato e c’era bisogno di mani esperte».

Sette poltrone in acero, legno canadese per antonomasia, con un’imbottitura e un semplice elemento decorativo sulla testiera. «L’emozione è stata grande, perché fare una sedia per il Papa non capita a tutti. Penso che Francesco sia una persona da ammirare per la sua sensibilità e l’energia vitale». Così il Santo Padre si è spostato di città in città, trovando a ogni meta una poltrona realizzata da Tito.

IL PERCORSO

Per capire come l’artigiano di Casale sia arrivato oltreoceano bisogna andare indietro negli anni, precisamente al 1973. «Avevo dieci anni e stavo pedalando verso casa – racconta Missaglia – Ad un tratto, sento una voce chiamarmi. Era un artigiano che si stava offrendo di insegnarmi a lavorare il legno. Qualche anno dopo, ho aperto la mia prima attività con i miei fratelli». L’epoca era favorevole e c’era davvero tanta richiesta: Casale di Scodosia si trovava a capo di un imbattibile distretto del mobile che sfornava pezzi quasi in serie. Il lavoro era ancora artigianale, ma il prodotto non necessitava di qualità eccelsa.
Racconta Tito: «Ho avuto vent’anni buonissimi. Continuavamo a espanderci, investendo nella produzione e nella tecnologia. L’azienda si chiamava Italsedie ed esportava in tutto il mondo, principalmente negli Stati Uniti». Il crollo delle Torri gemelle e la globalizzazione portano però i primi problemi: si fa strada la concorrenza spietata dei cinesi e delle grandi catene e i Missaglia faticano a rimanere sul mercato a prezzi competitivi. «Nel 2009 ho chiuso tutto senza rischiare insolvenze. Sono andato avanti facendo lavori saltuari» spiega l’artigiano. Nel 2012 un banale incidente costringe Tito a due mesi in ospedale e a un lungo recupero. «È stata dura ma ce l’ho fatta – racconta – Un giorno un collega mi chiama e mi dice che i Caruso, imprenditori italocanadesi, hanno bisogno di un manager a Montreal. Ho subito accettato». Missaglia arriva a gestire l’intero ciclo produttivo di uno stabilimento. Si integra, impara l’inglese, riesce a far pesare le sue innate capacità e vola da Montreal a Dubai. Ora tutta la sua famiglia è lì, è diventato nonno di Emilia e sa che il suo futuro ha orizzonti sereni: «Nelle mie vene scorre legno».

Ultimo aggiornamento: 17:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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