PadovaTre, buco da 30 milioni: chiesto il processo per 12 amministratori

Tuesday 14 January 2020
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 Il procuratore capo di Rovigo, Carmelo Ruberto, nella giornata di ieri ha chiesto il rinvio a giudizio per 12 persone in merito al crac di Padova Tre. Le accuse a vario titolo sono di bancarotta fraudolenta per distrazione, bancarotta documentale, false comunicazioni sociali e bancarotta preferenziale. La società, dichiarata fallita il 29 settembre del 2017 con un buco di 30 milioni di euro, gestiva il servizio rifiuti in 52 comuni della Bassa e del Piovese.
I dodici per cui è stato chiesto il giudizio, il prossimo 25 marzo compariranno davanti al Gup. Si tratta di ex amministratori e revisori dell'azienda Territorio Rifiuti ed Ecologia. Sono Stefano Chinaglia, 52 anni, di Piove di Sacco, già presidente del CdA, Simone Borile, 50 anni, di Battaglia, già amministratore unico e legale rappresentante di Padova Tre. Gaetano Battocchio, 45 anni, di San Martino di Venezze (Rovigo), vicepresidente e poi amministratore delegato della cooperativa Ecofficina, poi diventata Edeco, Giampaolo Mastellaro, 59 anni, di Piove di Sacco, già presidente e amministratore delegato delle coop Ecofficina Servizi ed Ecos, e i revisori dei conti Alcide Nicchio, 64 anni, di Montagnana, Patrizia Bazzi, 48 anni, di Baone, Gianmarco Rando, 49 anni, di Este, e Angelo Donato, 50 anni, di Monselice, tutti già a processo (tranne Bazzi, prosciolta per prescrizione) nel primo filone d'indagine con le accuse a vario titolo di falso materiale, frode in pubbliche forniture, peculato ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Completano l'elenco gli ex presidenti del CdA di Padova Tre Nicola Ferro, 53 anni, di Merlara, e Luca Mariotto, 49 anni, di Venezia, l'ex vicepresidente Franco Quattromani, 61 anni, pure di Venezia, e il procuratore speciale Alessandro Dargenio, 45 anni, di Sant'Elena.
I FATTI
Chinaglia, Borile e Ferro sono accusati, assieme a Battocchio e Mastellaro, di aver distratto oltre 750 mila euro attraverso il pagamento di fatture per operazioni inesistenti emesse dalle cooperative Ecofficina/Edeco ed Ecofficina Servizi/Ecos negli anni 2014 e 2015. Altre attività distrattive vengono contestate a Chinaglia, Borile, Mariotto e Quattromani: 200 mila euro di finanziamento infruttifero nel 2015 alla consociata Tre Energia Srl, già in stato di insolvenza, 485 mila euro per l'acquisizione della metà del capitale sociale della Elios Park Srl, investimento non giustificato dai bilanci in rosso di quella società, altri 48 mila euro quale finanziamento infruttifero e 150 mila euro per l'acquisizione dell'altra metà del capitale della stessa Elios Park. Chinaglia, Borile e Ferro dovranno rispondere pure di bancarotta documentale. Gli stessi avrebbero poi infilato nei bilanci 2013 e 2014 una sfilza di dati non veritieri, al fine di nascondere la perdita del capitale sociale e proseguire ugualmente l'attività senza interventi di ricapitalizzazione o di liquidazione. In questo modo non avrebbero fatto altro che accumulare ulteriori perdite. Nel 2013 risultano iscritti a bilancio crediti inesistenti per oltre 3 milioni di euro e altri 987 mila euro di crediti poi ceduti al Padova Sud, ma in realtà già propri del consorzio. L'anno successivo figurano in bilancio crediti inesistenti per 3,3 milioni e lo storno integrale dalle passività dei debiti nei confronti di Sesa e di De Vizia Transfer Spa per complessivi 9,7 milioni: si tratta di somme di cui si è accollato il consorzio Padova Sud, ma che avrebbero dovuto essere garantite attraverso lo stanziamento di un apposito fondo rischi. Gli ultimi amministratori di Padova Tre D'Argenio, Ferro, Mariotto e Quattromani sono invece finiti nell'inchiesta per bancarotta preferenziale. La Procura di Rovigo contesta infine una condotta omissiva ai revisori dei conti Nicchio, Bazzi, Rando e Donato: avrebbero omesso i controlli consentendo l'allegra gestione contabile e amministrativa del Padova Tre.
Marco Aldighieri Ultimo aggiornamento: 14:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA