Soldi per i migranti salvati, Casarini nelle intercettazioni: brindiamo a champagne

Lunedì 29 Marzo 2021 di Redazione web
Mediterranea, Beppe Caccia e Luca Casarini
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VENEZIA - «Domani a quest'ora potremmo essere con lo champagne in mano a festeggiare perché arriva la risposta dei danesi». E poi: «Abbiamo svoltato e possiamo pagare stipendi e debiti». Sono parte delle intercettazioni (pubblicate da alcuni quotidiani: Il Giornale, Il Fatto quotidiano e La Verità) che spuntano dall'inchiesta della Procura di Ragusa sulla ong Mediterranea e la sua nave Mare Jonio, che pattuglia il mare nostrum alla ricerca di migranti in difficoltà. A parlare è uno dei leader: Luca Casarini, già leader dei Disobbedienti veneti, poi consulente dell'ex ministro per la Solidarietà sociale Livia Turco e da un decennio trasferitosi a Palermo. L'ex no global si compiace conversando con Alessandro Metz, armatore insieme a lui della Mediterranea Saving Humans ed ex consigliere regionale in Friuli Venezia Giulia con i Verdi, per il cospicuo finanziamento da parte della Maersk, la compagnia danese proprietaria della nave che aveva salvato un gruppo di 27 naufraghi per poi trasferirli a bordo della Mare Jonio, che a sua volta li avrebbe condotti a terra. 
L'ACCUSA

Al centro dell'inchiesta della Procura di Ragusa c'è un bonifico da 125.000 euro, datato 30 novembre, tra la compagnia danese Maersk e la Idra, società proprietaria della Mare Jonio. L'accusa ipotizzata dai magistrati è di aver accettato - a settembre - il trasbordo dei 27 migranti della Maersk Etienne solo per soldi. In pratica, secondo i magistrati siciliani, la donazione avrebbe nascosto un accordo commerciale tra società armatrici: la Mare Jonio avrebbe preso a bordo quelle persone in fuga dall'Africa e soccorse in mezzo al mare in cambio di denaro, favorendo così l'immigrazione clandestina.
LE IPOTESI

Ipotesi questa subito respinta - all'indomani del blitz della magistratura - da un altro armatore della Mare Jonio, il veneziano Beppe Caccia, già assessore all'epoca del sindaco Massimo Cacciari e ora indicato dalla Procura con protagonista della trattativa con i danesi, ruolo peraltro che lo stesso non ha mai rinnegato. E lo stesso colosso danese dei trasporti navali in un comunicato aveva spiegato: Mesi dopo l'operazione di salvataggio, Maersk Tankers ha incontrato i rappresentanti di Mediterrane per ringraziarli della loro assistenza umanitaria. In seguito a questo incontro, abbiamo deciso di dare un contributo a Mediterranea per coprire alcuni dei costi sostenuti a causa dell'operazione. Questo è stato effettuato per un importo di 125.000 euro e con il pieno sostegno della direzione di Maersk Tankers.
Sulla stessa lunghezza d'onda gli italiani: Nessun accordo preventivo, nessuna trattativa, ma invece un importante esempio di solidarietà e riconoscimento tra chi opera in mare, dell'importanza di creare e sostenere, anche tra privati, il soccorso.
E così si arriva alla fattura da 125mila euro e all'esultanza di Casarini & C. con tanto di champagne che, comunque, poco si addice a un ex leader no global che ora combatte per gli ultimi del mondo. Ma, al di là delle esclamazioni intercettate, restano le ipotesi opposte sulla natura di questa specie di regalo di Natale anticipato: gratifica per un'attività illegale, come sottende l'accusa, o riconoscimento per una meritoria opera in difesa della vita dei migranti, come affermano invece i due armatori?
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Ultimo aggiornamento: 17:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA