Mancano infermieri, la casa di riposo li assume in Kenya: vitto, alloggio e contratto di 3 anni

Venerdì 16 Luglio 2021 di Camilla Bovo
Mancano infermieri, la casa di riposo li assume in Kenya: vitto, alloggio e contratto di 3 anni
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ESTE (Padova) - Sempre più grave la carenza di personale, e soprattutto di infermieri, nelle case di riposo. La Fondazione Santa Tecla corre ai ripari, facendo da apripista con una soluzione che potrebbe presto essere replicata in moltissime altre strutture del territorio: il reclutamento di personale da Paesi extra Ue, con contratti triennali che prevedono anche vitto e alloggio. Per contrastare le criticità provocate dalla carenza di organico e garantire i servizi, alla Santa Tecla (dove dei 25 infermieri all’inizio dell’emergenza Covid ne sono rimasti circa la metà) è stato ttivato un piano di interventi strategici. In particolare, la Fondazione, tramite la Cei ed il Ministero degli Interni, sta sfruttando il decreto milleproroghe per arruolare infermieri dall’estero.


«Il decreto permette questo genere di assunzioni, ovviamente con un iter burocratico molto scrupoloso e impegnativo che richiede circa due mesi – spiega il direttore della Fondazione Francesco Facci – la persona da assumere deve dimostrare di essere iscritta all’albo del paese di provenienza, esibendo all’ambasciata italiana la traduzione di tutta la documentazione richiesta. A quel punto riceve un timbro di convalida, che, unitamente all’impegno di assunzione da parte dell’ente e al passaporto, le permette di richiedere il visto per lavoro. Una volta in Italia, parte in parallelo la richiesta di equipollenza del titolo».

PRIMO CONTATTO
Il direttore spiega perché Santa Tecla abbia deciso di sfruttare questa possibilità. «È nato tutto casualmente – racconta - il parroco di Borgo Veneto è stato missionario in Kenya per 12 anni e tra i suoi parrocchiani ci sono diversi infermieri, così abbiamo deciso di contattarli in videochiamata. È stato commovente, l’unica cosa che hanno chiesto è stata “Possiamo imparare?”. Adesso li stiamo aspettando: arriveranno in sette, tra i mesi di luglio e agosto. Siamo molto emozionati». La situazione è stata accolta favorevolmente dai sindacati. «La pressione su operatori e personale è molto forte, dopo un anno di Covid serviva un cambio di marcia», spiegano Alfredo Sbucafratta (Fp Cgil), Franco Maisto e Carlo Cogo (Fp Cisl), Giovanni Gallo (Fisascat Cisl).


I sindacalisti evidenziano come a gravare sull’aspetto organizzativo in piena emergenza abbia inciso il trasferimento (oltre il 30%) degli infermieri formati dalle strutture Rsa per anziani verso le Ulss. «Siamo di fronte ad un momento storico che è appena iniziato – sottolineano Carlo Cogo e Franco Maisto della Cisl Fp – sono cambiate le modalità di vita e di lavoro e per chi per professione è un sanitario la questione è diventata ancor più complessa. La cronica carenza di infermieri è divenuta emergenza proprio in mezzo alla pandemia e al proliferare del virus e dei contagi. Apprendiamo che Santa Tecla sta attivando un percorso di implemento dell’organico con nuove infermiere provenienti da accordi di carattere mondiale. Chiediamo inoltre un forte innesto di operatori socio sanitari che rappresentano la parte di personale più numerosa nelle strutture».
 

Ultimo aggiornamento: 17:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA