Mala del Brenta, 13 i padovani indagati: dalla storica avvocatessa agli "esperti" di rapine

Mercoledì 1 Dicembre 2021 di Serena De Salvador
La rapina di Padovani a Selvazzano
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PADOVA - C'è anche la storica avvocatessa che per anni ha difeso alcuni degli affiliati di spicco di Felice Maniero fra gli indagati della maxi inchiesta veneziana sulla rediviva Mala del Brenta. Evita Della Riccia dopo il lungo impegno per difendere la cupola dei mestrini ora si vede accusata di esserne divenuta complice. Ma oltre a lei nell'indagine sono finite anche le storiche colonne della Mala. E poi ci sono il rapinatore, il pusher, lo chef che usava i ristoranti come covi dello spaccio. E ancora il 50enne che da giovane fu scoperto con delle opere d'arte rubate, il gallerista accusato di ricettazione, il commerciante finito in un giro di mazzette. Ma anche la coppia finita nei guai con il clan Millas.
Come negli anni Ottanta e Novanta, tornano a legarsi a doppio filo le province di Padova e Venezia, saldate insieme dalle spire sotterranee ma saldissime della banda criminale che ha segnato la storia di questo pezzo di Veneto.

LA PROFESSIONISTA

Fra i 59 indagati, sono 13 coloro che nella provincia euganea sono nati, vivono o vi hanno abitato. In gran parte vecchi sodali di Maniero, tutti gli altri con fedine penali importanti. Tranne una. Sì, perché il nome che più di ogni altro fa scalpore è quello di Evita Della Riccia. Nata a Trieste, 62enne, vive da decenni a Padova dove esercita come avvocato. E proprio come avvocato ha difeso i vertici del clan dei mestrini, gli stessi finiti nuovamente in arresto ieri. Da Paolo Pattarello a Loris Trabujo, fino a Gilberto Lolli Boatto. Pesanti le accuse nei suoi confronti. Sfruttando il suo ruolo insospettabile, per gli inquirenti che la intercettavano dal 2015. «È stata lei a permettere che Boatto e Pattarello si incontrassero ripetutamente ed è lei che ha portato le ambasciate del Boatto a Trabujo». Il tutto fornendo il suo apporto «frequentemente e consapevolmente» per i contatti telefonici tra i malavitosi. Inoltre è accusata di aver falsificato alcuni documenti medici di Boatto per fargli ottenere i domiciliari quando era in carcere a Siena. Ieri all'alba il blitz in casa e in studio, ma Della Riccia non è stata arrestata né colpita da alcuna misura cautelare. Nonostante questo è stata definita dal Gip la dimostrazione della capacità dell'associazione mafiosa a infiltrarsi nel sistema.

I NOMI

Illustri sono anche gli altri nomi legati al padovano. A partire da Luca Livieri (59), miranese che oggi vive a Dolo ma che per anni ha abitato a Pianiga di Vigonza; poi Paolo Pattarello (73), miranese che oggi vive all'Arcella implicato nell'omicidio dei fratelli Rizzi. Entrambi portati in carcere, condividono la sorte di Marco Padovani, 71enne ferrarese che viveva a Brusegana ai domiciliari e già nei guai per la tentata rapina a mano armata del gennaio 2018 alla sala slot di via Forno a Selvazzano. In carcere anche Daniele Corradini (56) domiciliato ad Abano, condannato per il giro di spaccio che transitava per il suo locale alle Terme, come accadeva nella sua vecchia osteria di Venezia dove custodiva la cocaina sudamericana per la Mala. Custodia in carcere anche per Fabio Pintonello Seliciato, padovano di 56 anni che vive a Saccolongo, per il padovano Nicola Marampon (60) e pure per la coppia formata da Ivan Giantin (49), ex affiliato della Mala nell'era post Maniero (fu capo della rapina alla sala slot di Mirano nel 2018) e da Melissa Stefanutto (34). Giantin era già detenuto al Due Palazzi e i due salirono alla ribalta delle cronache locali perché accusarono Manolito Millas e la sua famiglia di averli sequestrati e picchiati. In carcere anche Flora Stecca (57) padovana di Mortise, accusata di aver favorito il sodalizio. Infine ha ricevuto l'obbligo di presentazione in caserma Luca Angelon (49) nativo di Piove di Sacco, mentre sono indagati anche il rodigino residente a Montegrotto, Andrea Guarnieri, e Federico Rupolo di Piove di Sacco.

Ultimo aggiornamento: 12:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA