Pina e gli espianti al figlio morto a 12 anni: «Cerco chi ha ricevuto i "doni" del mio Stefano»

Venerdì 26 Novembre 2021 di Silvia Moranduzzo
Stefano Russo, lo sfortunato ragazzino morto in un incidente

PADOVA - «Lo so che nessuno me lo ridarà più. Ma per me continua a vivere in altre persone». Pina Buremi lo dice mentre è al cimitero. Parla guardando la foto del figlio Stefano Russo sulla lapide. «Stefano mi è stato portato via il 31 marzo. Ho convinto mio marito a donare i suoi organi, vorrei solo sapere se le persone che li hanno ricevuti stanno bene. Da quello che ho potuto scoprire, il rene sinistro è stato trapiantato a Padova».

LA TRAGEDIA
Stefano Russo aveva 12 anni. Viveva a Lentini, in provincia di Siracusa, con la mamma, il papà e la sorella maggiore. Lo scorso 31 marzo è stato investito mentre pedalava sulla sua bici da un automobilista di 60 anni. È morto il giorno dopo all’ospedale di Catania. «Erano quasi le 5 del pomeriggio – racconta la mamma – Era l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze e dopo aver finito i compiti mi ha chiesto se poteva andare da un suo amico. Voleva andare da solo, si sentiva grande. Ho ceduto e gli ho detto di sì, non doveva andare così lontano, anzi, il suo amico abitava vicino. Ancora adesso me ne faccio una colpa». 
Nemmeno le lacrime fermano il suo racconto. Stefano è stato investito a due passi da casa. Poi la corsa in ospedale, l’intervento chirurgico, la morte. «Ho voluto subito donare i suoi organi, non ho avuto dubbi – continua – Mio marito era indeciso. Io sono iscritta all’Aido dal 2011, per me era come se mio figlio potesse avere una seconda chance. Alla fine ho convinto suo padre e abbiamo firmato. Una persona dell’ospedale mi ha detto che i polmoni sono andati a Palermo. Successivamente ho trovato un articolo che riferiva di una ragazza di 23 anni con una malattia simile alla fibrosi cistica che aveva ricevuto un trapianto da un 12enne e sono convinta sia lei. Poi so che il cuore è andato a Palermo, il fegato e il rene destro al Bambin Gesù di Roma, il rene sinistro a Padova e le cornee a Mestre. Ho fatto diverse ricerche su internet per cercare di collegare eventi e interventi chirurgici». 

LA RICERCA
Le indicazioni che ha ricevuto non sono ufficiali, si tratta di una confidenza fatta da una persona che ha visto andare in frantumi la vita di una famiglia. E sperava di regalare un briciolo di sollievo rispondendo alla domanda della donna. Buremi si è rivolta al Centro trapianti della Sicilia per avere assistenza psicologica e informazioni su dove fossero andati gli organi di suo figlio.
«Mi avevano detto che avrei avuto diritto a un aiuto, a dei colloqui con una psicologa ma non ci sono mai stati. Mi sono sentita abbandonata. Poi pochi giorni fa ho finalmente iniziato gli incontri con loro. Ho scritto ovunque sui social per sapere chi ha ricevuto gli organi di mio figlio. Vorrei solo incontrarli, raccontare qualcosa di Stefano, sapere se stanno bene, se l’intervento è riuscito. Magari scambiarci una lettera ogni tanto. So che devo elaborare il lutto, andare avanti. Ma come può una madre superare la morte del suo bambino?».

LA LEGGE
Per legge i parenti dei donatori e i riceventi non possono entrare in contatto tra loro, a meno che non ci sia un legame familiare. Le donazioni sono anonime. Il rischio che si vuole evitare è che ci siano delle pretese da una parte o dall’altra. Tuttavia, c’è la possibilità di un contatto restando comunque nell’anonimato: si può scrivere una lettera e tutto deve passare attraverso il centro trapianti regionale. Così, Buremi si è messa in contatto con il centro veneto che ha risposto a stretto giro. «Mi hanno spiegato la procedura, per ora non ho ancora potuto contattare i riceventi ma sono stati davvero gentili. E, cosa importantissima, ho già fatto due sedute da una psicologa grazie all’interessamento del Centro trapianti veneto». Buremi spera ancora di riuscire a mettersi in contatto con i riceventi, coloro che hanno avuto i “doni di Stefano”, così li chiama. «Non mi fermerò, mio marito mi dice di lasciare stare ma voglio andare avanti. Continuerò a pubblicare appelli sui social, continuerò a cercare mio figlio anche se so benissimo che non tornerà indietro. Ma sapere che ha aiutato qualcuno mi conforta un poco».

 

Ultimo aggiornamento: 10:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA