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Controlli del Fisco. Maxi multa annullata allo storico pizzaiolo, ora Furlan chiede un risarcimento di un milione di euro

Giovedì 22 Settembre 2022 di Luca Marin
Mario Furlan e la pizzerila Kalispera a Dolo
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Secondo lo Stato i fratelli imprenditori Mauro e Massimo Furlan, titolari da 32 anni del ristorante Pioniere a Borgoricco (Padova) e poi del Kalispera a Dolo (Venezia), avevano sfornato nel 2013 più pizze di quelle dichiarate. Un'accusa nata dalla quantità di farina usata nei locali, che aveva trascinato con sé quella di aver omesso nelle dichiarazioni dei redditi circa 600mila euro. Denari che, con il rincaro delle cartelle esattoriali, erano saliti a 800mila euro.

Maxi multa annullata agli storici pizzaioli

Dopo nove anni di battaglie legali in quattro tribunali la Cassazione però ha annullato la maxi multa: gli accertatori del Fisco infatti non avevano tenuto conto che con quella farina venivano preparati anche altri prodotti, né degli scarti di produzione. Così la vicenda si è chiusa dando ragione ai due padovani difesi dall'avvocato Federico Veneri.

Mauro Furlan, il pizzaiolo commenta la sentenza della Cassazione


Il giorno dopo la sentenza Mauro Furlan, 59 anni, residente a San Giorgio delle Pertiche assieme alla compagna e alle due figlie, è a dir poco felice, naturalmente sollevato e con una gran voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.


Come ha accolto questa sentenza favorevole della Cassazione?
«Il primo pensiero che ho avuto quando il mio legale mi ha comunicato la sentenza, che farà storia, è andato a tutte quelle persone che sono state colpite dalla tenaglia degli accertatori delle Agenzie delle entrate. Non tutte sono state fortunate come me e hanno potuto uscire vittoriose da un logorante percorso giudiziario. Rabbrividisco al pensiero che alcuni miei colleghi, di fronte ai verbaloni dei funzionari dello Stato, si sono tolti la vita. Ora credo e spero che le cose cambieranno. Spero di essere un paladino contro le ingiustizie subite. Da oggi gli accertatori dovranno stare più attenti e soprattutto, con questa storica sentenza, tra accertati e accertatori saremo ad armi pari. Prima di oggi non era così. L'agenzia delle Entrate aveva uno strapotere dominante».


La causa è vinta ma per lei la vicenda non è chiusa.
«Dopo nove anni di battaglie legali interminabili, notti insonni, preoccupazione e angoscia per me, per mio fratello e per il futuro dei miei collaboratori, posso dire che finalmente giustizia è stata fatta. Da persona accertata dai funzionari dell'Agenzia delle entrate ho ribaltato l'accusa e sono diventato un accertatore nei loro confronti. Questa sentenza della Cassazione, unica in Italia, creerà un precedente giuridico».


Che idea si è fatto di tutta questa vicenda?
«Chi fa agli accertamenti talvolta non ha la preparazione adatta al settore in cui opera. Le persone che mi hanno sanzionato non avevano il titolo di studio né l'esperienza per valutare la questione oggetto della causa. Uno dei due aveva una laurea in Lettere conseguita all'Università di Napoli che non aveva nulla a che fare con il ruolo di perito agroalimentare che doveva considerare l'effettivo consumo di farina. Il problema è che il contribuente non ha gli strumenti per difendersi».


Dopo 9 anni c'è però un ultimo atto da parte sua.
«Sono stati anni difficilissimi, di grande apprensione per me e per chi mi sta attorno. Chiederò un risarcimento danni che approssimativamente sarà superiore al milione di euro. D'altronde è bene che anche tra gli uomini dello Stato chi sbaglia paghi di tasca propria».


Cosa farà se l'eventuale risarcimento dovesse arrivare?
«Con i soldi che riceverò mi sono ripromesso che, se incontrerò qualcuno che come me è stato vittima di un accertamento non corretto si trova costretto a vivere nelle mie stesse condizioni, sarò disponibile a dargli una mano».

Ultimo aggiornamento: 17:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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