Schiavonia, dopo il Coronavirus la nuova vita parte da un robot

Lunedì 8 Giugno 2020 di Nicoletta Cozza
Il robot

PADOVA - Da Covid hospital durante la pandemia, a polo nazionale per la chirurgia robotica adesso che i contagi si sono azzerati. Cambia la fisionomia del primo nosocomio interessato all'emergenza Covid-19. L'ospedale di Schiavonia sta vivendo la fase 2 all'insegna di una graduale ripresa delle attività sanitarie e della grossa novità riguardante l'arrivo, già questa settimana, del Da Vinci, il più evoluto sistema robotico per gli interventi mini-invasivi. Sarà utilizzato in sala operatoria in diverse applicazioni: dall'urologia alla ginecologa, dalla chirurgia toracica, a quella addominale.
Sarà un aiuto prezioso, visto che il nosocomio della Bassa padovana è stato preso d'assalto da quando sono ricominciate le funzioni post lockdown: solo giovedì al call center sono arrivate 2mila 700 richieste di prenotazioni. Le attività, comunque, non sono ancora a pieno regime, in quanto la struttura deve fare i conti con le restrizioni anti contagio che impongono inevitabilmente una riduzione dei servizi. Per esempio, al Madre Teresa di Calcutta si entra solo dopo aver oltrepassato un varco: all'utente, che deve obbligatoriamente esibire l'impegnativa che documenta la prestazione a cui deve sottoporsi, viene misurata la febbre e se ha più di 37,5 è preso in carico dalla struttura. Pure per i ricoverati ci sono limitazioni, nel senso che possono ricevere un solo parente al giorno, per un tempo contingentato, e non contemporaneamente ai congiunti degli altri compagni di stanza. Nelle sale d'attesa possono sostare poche persone e ben distanziate, e le aree vengono sanificate di continuo.
LE TRASFORMAZIONI
Proprio mentre il polo sanitario era in piena progressione, con aumento di pazienti e di attività grazie alle attrezzature d'avanguardia e soprattutto grazie alla grande professionalità dimostrata da medici e personale, il 21 febbraio c'era stata la svolta: nei suoi laboratori erano state fatte le prime diagnosi di Coronavirus sui due pazienti di Vo', e la sera stessa uno di essi, Adriano Trevisan, era deceduto. A metà marzo, quindi, era avvenuta la trasformazione e in pochi giorni si è arrivati alla cessazione di tutte le attività (tranne psichiatria e dialisi) per la riconversione in Covid Hospital, con 50 letti per la terapia intensiva, altrettanti per quella semi intensiva e 200 per i ricoverati nel reparto infettivi. 
Il 21 aprile, con la riapertura del punto nascita, è stata la data dell'inizio del ritorno a un po' di normalità, culminata poi il 4 maggio con la ripresa di numerose attività, sempre però con numeri ridotti rispetto al pre-lockdown. Nel frattempo continua a essere in funzione il reparto riservato ai contagiati, dove in questo momento ci sono 20 degenti, alcuni dei quali arrivati negli ultimi giorni. 
LE RIFLESSIONI
«Oggi riapre la Cardiologia - spiega la dottoressa Patrizia Benini, direttore sanitario dell'Ulss 6 Euganea - ed è un ulteriore passo avanti verso il momento in cui l'ospedale, dopo il blocco totale, riprenderà in toto la sua mission, compatibilmente con il fatto che vanno mantenute le aree di sicurezza e che l'attività ambulatoriale va riorganizzata sulla base delle limitazioni anti contagio. Qui è stato fatto, e si continua a fare, un grande sforzo, e tutta la squadra del Madre Teresa ha messo in campo passione, impegno, competenza, fatica, sacrificio.
\Come chi ha scelto di stare lontano dalla propria famiglia per lavorare proteggendo i propri cari». «Adesso - ha aggiunto - dobbiamo far fronte alla valanga di richieste degli utenti che non hanno potuto usufruire delle prestazioni mediche durante il periodo critico. Stiamo potenziando le linee telefoniche e cercheremo di dare a tutti risposte puntuali. Il lavoro è moltissimo e non puoi essere fatto contemporaneamente anche per le restrizioni. Che, non dimentichiamolo, vanno rispettate con la massima attenzione, nei poli sanitari e anche fuori, perché il virus c'è ancora e bisogna stare attenti a non tornare indietro. In ospedale bisogna andare solo se c'è bisogno». 
Nicoletta Cozza
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA