Dalla battaglia contro il virus a vittime: 70 tra medici e infermieri contagiati

Mercoledì 25 Marzo 2020 di Gabriele Pipia
medici e infermieri

PADOVA - Da medici a pazienti. Dalla battaglia contro il virus a vittime del virus stesso. Molti si trovano in isolamento nella propria casa, ma alcuni sono finiti addirittura ricoverati in gravi condizioni. «Ci sentiamo più forti di tutto perché il nostro primo pensiero è sempre rivolto alle persone che stiamo curando, ma anche noi siamo essere umani esposti a questo maledetto nemico invisibile», sospira un esperto primario indossando per l’ennesima volta il camice bianco.

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È proprio così. Considerando Azienda ospedaliera, Ulss 6 e Istituto oncologico, nella provincia di Padova sono 31 i medici positivi al Coronavirus. Di questi, 3 risultano ricoverati. A loro si aggiungono 20 infermieri, 10 operatori sociosanitari e 11 tecnici. Il totale complessivo del personale contagiato è di 72 operatori, mentre se consideriamo anche quelli semplicemente in isolamento domiciliare (dopo esser stati a stretto contatto con un paziente positivo) il numero sale a 156. Il report regionale di Azienda Zero, aggiornato a lunedì 23 marzo, fotografa una situazione molto difficile. E non è tutto, perché al conto vanno aggiunti anche 17 medici di famiglia e due guardie mediche. In Veneto gli operatori messi “fuori uso” dell’epidemia sono 796 (di cui 22 ricoverati) e i numeri padovani rappresentano il 20% del totale.
IL CASO
Nelle scorse settimane era venuto a galla il caso dello Spisal (Servizio prevenzione igiene e sicurezza sul lavoro dell’Ulss) messo in ginocchio con 23 persone in isolamento, di cui per fortuna nessun positivo. Tra gli ospedali notiamo che la maggior parte del personale contagiato riguarda il policlinico di via Giustiniani (54 casi), mentre in provincia lo sfortunato primato spetta a Cittadella con 12 casi di personale contagiato. «In azienda ospedaliera non c’è alcun focolaio, solamente casi isolati relativi presumibilmente a contatti avvenuti all’esterno – ha spiegato la direzione generale nei giorni scorsi -, di certo non abbiamo evidenti contagi di medici o infermieri provocati dal contatto con pazienti affetti da Covid 19. Abbiamo 1.080 medici e 4.200 persone tra infermieri, tecnici e operatori sociosanitari. Siamo ampiamente in grado di reggere la situazione».
IL CONFRONTO
Il tema è oggetto di dialogo costante con i sindacati. «La questione dei contagi tra il personale ospedaliero è molto sentita – assicura Mirko Schipiliti, coordinatore provinciale dell’Anaao Assomed, che lavora al pronto soccorso del Sant’Antonio - Non esiste un “rischio zero” nemmeno per chi ha le massime protezioni. Parliamo di agenti patogeni per i quali non abbiamo tutte le certezze relative alla loro trasmissione. A livello di organico per ora tutti gli ospedali stanno tenendo botta ma nel caso in cui lo scenario degeneri una cosa dev’essere chiara: per questa emergenza serve personale esperto. Dico no all’ipotesi dei neolaureati subito in corsia. Servono persone formate».
Ha numero ben più bassi lo Iov, Istituto oncologico veneto, ma il dg Giorgio Roberti e la direttrice sanitaria Maria Giuseppina Bonavina non nascondono la loro fisiologica preoccupazione: «Per ora con due casi di contagio e altri tre di isolamento il nostro organico riesce senza problemi a far fronte all’attività – spiegano – ma siamo in allerta perché abbiamo paura che la situazione dell’epidemia possa peggiorare. Il nostro in ogni caso è un personale altamente specializzato, visto i pazienti che segue, e se viene a mancare si sente eccome. La situazione preoccupa perché ci immedesimiamo anche nel nostro personale contagiato: dietro ogni operatore c’è sempre una famiglia».
Dagli ospedali agli ambulatori dei dottori di famiglia, i numeri non cambiano. Domenico Crisarà, segretario della Fimmg, aveva già lanciato l’allarme una settimana fa parlando di 12 casi di medici di base contagiati in tutta la provincia, tra cui tre ricoverati. «Ora siamo saliti a 17, a cui si aggiungono due guardie mediche. L’ultimo caso è di lunedì e interessa una dottoressa padovana di trentacinque anni». Dei tre medici di famiglia ricoverati, due sono stati dimessi mentre un terzo, sessantenne in servizio nell’area del Piovese, è in miglioramento ma ancora in Terapia intensiva. «Siamo in prima linea e abbiamo contatti frequenti anche a domicilio – osserva Crisarà – ma la dotazione di mascherine e sovra-camici non è all’altezza. Vediamo che c’è una grande mobilitazione per portare i dispositivi a numerose categorie. Chiediamo di non essere ignorati».
Gabriele Pipia

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