Ottanta sacerdoti per l'addio a don Francesco: «Sei stato un dono per tutti noi»

Giovedì 2 Settembre 2021 di Giovanni Santin
Ottanta sacerdoti per l'addio a don Francesco: «Sei stato un dono per tutti noi»

BELLUNO - Ieri pomeriggio il Duomo era pieno ben prima dell’inizio della messa delle esequie di don Francesco Silvestri, il sacerdote morto domenica 29 settembre dopo una malattia che lo ha accompagnato per un anno e mezzo. Molto prima delle 15, orario inizio della celebrazione, nessuno poteva più entrare e il servizio dei volontari della Protezione Civile era inflessibile. A questo punto il vescovo, avvisato di quanti fossero i fedeli costretti a rimanere fuori, si è assunto personalmente la responsabilità di farli entrare a patto che occupassero le navate - in quel momento vuote – e mantenessero la distanza di sicurezza. Tanta la gente, proveniente soprattutto dal Cadore ed in particolare da Tai, suo paese natale, e dai paesi vicini; ma anche da Perarolo e dalle parrocchie agordine, le ultime dove egli aveva svolto il proprio ministero.

I CONFRATELLI Circa ottanta i sacerdoti, alcuni dei quali provenienti anche da fuori diocesi. Fra tutti va segnalata almeno la presenza di don Mario Diana, assistente nazionale di Azione Cattolica, partito al mattino da Roma ed arrivato un po’ in ritardo a causa dei rallentamenti imposti ieri ai convogli ferroviari dalle manifestazioni dei no-vax. Nel primo banco erano presenti anche i rappresentanti delle amministrazioni comunali di Pieve di Cadore e di Perarolo.

L’OMELIA Sentita e fraterna è stata l’omelia del vescovo Renato Marangoni che ha ricordato il percorso umano e spirituale del sacerdote: «Don Francesco è stato un amico sincero – ha detto - per questo portiamo nel cuore il fragore del turbine per il quale abbiamo pregato alle lodi, stamane, con il salmo 76: ‘Un canto nella notte mi ritorna nel cuore: il mio spirito si va interrogando. È forse cessato per sempre il suo amore, è finita la sua promessa per sempre?’». «Per noi le orme di Dio restano invisibili – ha aggiunto - don Francesco, invece, in questa ultima stagione di vita, le ha riconosciute, le ha guardate, le ha provate e si è lasciato immettere in esse. Ora riconosciamo - ammirati e grati - che la venuta di don Francesco in mezzo a noi non è stata inutile; in mezzo a molte lotte ha trovato nel nostro Dio il coraggio di annunciarci il Vangelo di Dio». Forti le parole che il vescovo ha rivolto facendo riferimento anche ai familiari: «Ora vogliamo dirtelo noi tutti, in particolare le tue sorelle che hanno condiviso tutto con te in questi mesi, i tuoi confratelli preti: la tua vita ci è stata donata e in essa il Vangelo di Dio». Monsignor Marangoni ha riferito anche le parole raccolte la sera prima dalla comunità delle monache di Pennabilli, dove don Francesco si era rimasto per un periodo appena scoperta la malattia, che gli hanno detto: «In tutto questo tempo di disarmato affidamento è avvenuto il compiersi di un uomo, la sua umanità è giunta al frutto maturo».

IL RICORDO Poi un ricordo molto personale legato all’ultimo incontro avuto a Casa Tua 2: «Ad un certo punto mi colpì un suo sorriso che sembrava un abbraccio di evangelica gioia, di vitale abbandono, di infinito stupore. Avvenne semplicemente perché gli accennavo ai semi di bene che aveva ricevuto e che lui ha seminato ovunque. L’affetto di voi tutti ne è segno». La termine della messa il feretro è stato portato a spalle da sei confratelli, fra i quali anche don Cesare Larese, parroco di Agordo, la parrocchia cui don Francesco era stato assegnato - vicario parrocchiale di Agordo, La Valle Agordina e Taibon Agordino - e dove era potuto rimanere solo sette mesi perché subito dopo gli era stata diagnosticata la malattia. La salma è stata infine portata alla cremazione e le sue ceneri riposeranno nel cimitero di Tai di Cadore, vicino ai suoi cari. 

Ultimo aggiornamento: 21:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA