Anziani in crisi: 23 comuni senza metano e legna alle stelle. Il calcolo degli aumenti

I calcoli dicono che le famiglie spenderanno 275 euro in più al mese per l'energia, sul carrello il rincaro è di 32 euro

Giovedì 8 Settembre 2022 di Davide Piol
Anziani in crisi: 23 comuni senza metano e legna alle stelle. Il calcolo degli aumenti
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BELLUNO - Vivere al giorno d'oggi, per una coppia di anziani, significa sopravvivere. E si traduce in circa 275 euro in più al mese rispetto a un anno fa. È la spesa mensile mediana (ovvero la spesa media del maggior numero di famiglie) calcolata dal sindacato dei pensionati della Cgil regionale, elaborando i dati dell'Istat e dei comuni capoluogo. In un anno, le coppie che hanno più di 65 anni pagheranno circa 2.280 euro, contro i 2mila del 2021. Per gli anziani soli, invece, l'aggravio è stato di 203 euro. Com'è noto, l'impatto più consistente si registra alla voce abitazione/prodotti energetici che comprende le bollette di luce e gas. La coppia anziana ha sborsato in media 213 euro in più al mese rispetto al 2021 mentre il single over 65 ha subito un rincaro di circa 168 euro mensili. Da non sottovalutare neppure l'inflazione sul carrello della spesa: poco meno di 32 euro al mese per i due ultra 65enni che vivono assieme, quindi 384 euro in un anno; quasi 19 euro per l'ultra 65enne solo, 228 euro nell'arco dei dodici mesi.


COMUNI NON METANIZZATI
«La crisi energetica da noi non è solo gas ed elettricità - sottolinea la segretaria generale Spi Cgil Belluno Maria Rita Gentilin - Nella nostra provincia ben 23 comuni non sono metanizzati. Molti bellunesi si riscaldano con legna da ardere, una risorsa del nostro territorio. La legna da ardere è passata da 12 a 25 euro al quintale e non si trova più». Questo porta ad un altro grave problema: «I costi e la mancanza di legna determinano l'impossibilità di riscaldare le abitazioni - continua Gentilin - Gli anziani hanno bisogno di calore più dei giovani e dei lavoratori poiché rimangono in casa tutto il giorno. Tra l'altro le temperature invernali sono più basse che nelle altre zone del paese. Deve essere trovata una soluzione al più presto». Nel 2022 il caro-vita ha ridotto in modo radicale il potere d'acquisto degli anziani veneti che ora affrontano l'arrivo dell'autunno con il timore di nuove stangate. Il Veneto è tra le regioni più colpite dall'inflazione, con una percentuale record a luglio, l'8,5%, superiore alla media nazionale che si ferma al 7,9. Dunque il caro-vita ha inevitabilmente sostituito il Covid nella classifica delle principali preoccupazioni dei nostri anziani e non potrebbe essere altrimenti. A livello regionale, più di 360 mila over 65 (il 28% del totale) ricevono assegni lordi inferiori ai 1.000 euro (circa 800 euro netti), fra questi il 71% è donna. In generale più della metà degli ultra 65enni residente in regione può contare su una pensione uguale o inferiore ai 1.500 euro lordi (circa 1.100 euro netti).


IL RUOLO DEL GOVERNO
Come si possono contenere rincari così pesanti? «Le misure adottate dal governo finora sono insufficienti per affrontare l'emergenza - sottolinea Elena Di Gregorio, segretaria generale dello Spi Cgil del Veneto -. L'anticipo del 2% della rivalutazione delle pensioni per il periodo ottobre-dicembre 2022 e il riconoscimento anticipato del conguaglio dello 0,2% relativo al 2021 porteranno nelle tasche dei pensionati veneti circa 36 euro in più al mese, un'inezia di fronte al livello raggiunto dal caro-vita. In più anche il decreto-legge Aiuti bis risulta un provvedimento inadeguato per affrontare l'emergenza determinata dall'impennata inflattiva». Su questo fronte, anche il sindacato dei pensionati della Cgil del Veneto chiede un ulteriore intervento sugli extra-profitti per finalizzare tali risorse ai redditi di lavoratori e pensionati e alle misure di remunerazione sociale come il bonus energia che, secondo lo Spi, dovrebbe riguardare famiglie con redditi Isee fino ai 20 mila euro.

 

Ultimo aggiornamento: 9 Settembre, 10:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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