Fukushima, l'acqua della centrale nucleare finirà in mare. Esplode la protesta: «Preoccupazioni per la salute»

Il piano ha incontrato una forte resistenza sia a livello locale, con i pescatori sul piede di guerra, sia internazionale con le perplessità di Cina e Corea del Sud

Venerdì 13 Gennaio 2023
Fukushima, l'acqua della centrale nucleare finirà in mare. Esplode la protesta: «Preoccupazione per la salute»

Il Giappone ha in programma di iniziare a rilasciare nell’oceano più di un milione di tonnellate di acqua trattata dalla centrale nucleare di Fukushima. Lo ha dichiarato un portavoce del governo. Il piano è stato approvato dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), ma il governo attenderà «un rapporto completo» da parte dell’organo di controllo delle Nazioni unite prima di procedere al rilascio, ha dichiarato il segretario di gabinetto Hirokazu Matsuno.

Stoccaggio

I sistemi di raffreddamento dell’impianto sono stati travolti quando un forte terremoto sottomarino ha scatenato uno tsunami nel 2011, causando il peggiore incidente nucleare dopo Chernobyl. I lavori di smantellamento sono in corso e si prevede che richiederanno circa quattro decenni. Ma nel frattempo, nel periodo aprile-novembre dello scorso anno, il sito ha prodotto in media 100 metri cubi di acqua contaminata al giorno: una combinazione di acqua di falda, di mare e piovana che si insinua nell’area e acqua utilizzata per il raffreddamento. Il tutto viene filtrato per rimuovere i vari radionuclidi e trasferito in serbatoi di stoccaggio, con oltre 1,3 milioni di metri cubi già presenti in loco e con spazio in esaurimento.

Le proteste

«Ci aspettiamo che il rilascio avvenga in primavera o in estate, dopo che le strutture per l’operazione saranno state completate e testate e dopo la pubblicazione del rapporto completo dell’Aiea», ha dichiarato Matsuno. «Il governo nel suo complesso si impegnerà al massimo per garantire la sicurezza e adottare misure preventive contro le voci contrarie». Il piano infatti ha incontrato una forte resistenza sia a livello locale, sia internazionale: Corea del Sud e Cina hanno espresso la loro «forte preoccupazione». A luglio il ministero degli Esteri giapponese ha dichiarato che le autorità di regolamentazione ritenevano sicuro il rilascio dell’acqua, che sarebbe stata filtrata per rimuovere la maggior parte degli isotopi. Tuttavia conterrebbe comunque tracce di trizio, un isotopo dell’idrogeno difficile da separare dall’acqua. Da qui le forti resistenze della comunità dei pescatori locali per l’impatto che il rilascio nel mare potrebbe avere sulla loro attività: le associazioni di categoria presenti nella regione temono infatti un danno alla reputazione, dopo aver tentato per anni di ristabilire la fiducia nei loro prodotti attraverso test rigorosi.

Cinquecento piscine

Il governo giapponese afferma che la dispersione dell’acqua è necessaria per portare avanti il complesso smantellamento dell’impianto dopo il terremoto e lo tsunami del 2011, sostenendo che l’acqua filtrata in modo simile viene regolarmente rilasciata dalle centrali nucleari di tutto il mondo. Oggi quasi 1,3 milioni di tonnellate di acqua contaminata, tanta quanta ne servirebbe per riempire 500 piscine olimpioniche, sono immagazzinati in enormi serbatoi presso l’impianto a un costo annuale di circa 100 miliardi di yen (912,66 milioni di dollari) e lo spazio si sta esaurendo. Il via all’operazione, per il governo, non è più procrastinabile.

Ultimo aggiornamento: 10:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA