In un'emergenza a chi governa è chiesto di governare: cioè scegliere, decidere e far rispettare le decisioni

Sabato 17 Ottobre 2020
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Egregio direttore,
non mi ha convinto del tutto una sua risposta. Lei parla di una gestione nevrotica e al riguardo auspica un atteggiamento diverso da parte di chi ha responsabilità politiche e scientifiche. E su questo potremmo essere d'accordo. Poi verso la fine della risposta conclude che visto che dobbiamo convivere con il virus impariamo a farlo e soprattutto lo imparino, per il bene di tutti, anche coloro che hanno la responsabilità di condurre il Paese fuori da questa emergenza. Detto questo, attraverso i mezzi di comunicazione (TV, giornali ed altro) noi cittadini veniamo messi al corrente della situazione in cui viviamo penso giustamente quindi non vedo toni allarmistici. Coloro che guidano il paese sono politici che hanno provenienze le più svariate e certamente non sono degli scienziati. Penso che i provvedimenti che di volta in volta vengono adottati siano il compromesso fra esigenze di carattere sanitario ed economico. Per concludere credo che indicazioni comportamentali per cercare di frenare questa pandemia ne sono state date, però se poi il cittadino non ascolta e fa il contrario di quello che viene suggerito (marce dei negazionisti, protocolli che non vengono rispettati nel mondo dello sport, mascherine che vengono usate a propria discrezionalità, ecc.) a scuola chi ci dovrebbe andare?
G. R.
Padova


Caro lettore,
in una situazione di emergenza sanitaria, a chi governa, ad ogni livello, non si chiede non di fare lo scienziato, ma semplicemente il politico e di assumersi le responsabilità che competono a chi riveste questo ruolo. Nel nostro caso questo significa almeno due cose. La prima: non fare annunci o lanciare allarmi un giorno sì e l'altro pure, ma assumere decisioni, annunciarle e farle applicare con il necessario rigore. La comunicazione in questi momenti non è un dettaglio: è un'arma decisiva. E compito della politica non è generare ansia e preoccupazioni nei cittadini, ma individuare le strategie più efficaci per combattere l'emergenza sanitaria ed economica. La seconda: durante una guerra sono i generali che hanno le competenze militari e che, per questo, comandano gli eserciti. Ma la decisione di attaccare o meno compete al potere politico. Lo stesso vale durante un'epidemia. Gli scienziati devono mettere a disposizione gli elementi per decidere e fornire anche indicazioni operative, ma tocca alla classe di governo, che ha (o almeno dovrebbe avere) una responsabilità più vasta e una visione complessiva dei problemi, scegliere quale strada percorrere. I tecnici devono aiutare i politici a decidere al meglio, non devono sostituirli. Ognuno può giudicare se quello che sta accadendo in queste settimane nel nostro Paese corrisponda a tutto questo. In ogni caso, non mi pare giusto colpevolizzare i cittadini italiani che, nella grandissima maggioranza, rispettano regole e divieti. Hanno accettato sacrifici e, in non pochi casi, stanno pagando un prezzo alto a questa crisi.

Ultimo aggiornamento: 15:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA