Quando si discute di riforme elettorali significa che le elezioni sono vicine

Sabato 18 Gennaio 2020
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Caro direttore,
ci risiamo. I nostri partiti politici, sempre molto attivi quando si parla di elezioni, sono alle prese con la riforma della legge elettorale. Non sono un esperto della materia ma credo che nessun paese al mondo abbia mai avuto tanti cambiamenti (o proposte di cambiamento) nella legge elettorale come l’Italia. Questo succede perché ogni partito o gruppo politico propone una legge elettorale a proprio uso e consumo. E’ come se i giocatori di una squadra di calcio pensassero a cambiare le regole di gioco per portarle a loro favore piuttosto che a giocare bene. Adesso, dopo il Mattarellum, il Rosatellum, il Porcellum, e tanti altri, l’ultima proposta è il Germanicum. Ci sta. Chissà però se i tedeschi alla loro prossima riforma elettorale la chiameranno Italicum.

Lino Renzetti
San Donà di Piave

Caro lettore,
la passione per le riforme elettorali è un antico vizio della politica italiana. Ovviamente non casuale né disinteressato. Perché la ricorrente volontà di cambiare il sistema di voto quasi mai nasce dall’esigenza, che sarebbe invece apprezzabile, di dare più efficace rappresentanza o maggiore stabilità agli organi elettivi, adeguando i meccanismi elettorali ai mutamenti sociali. No, in Italia si cambia o si vuol cambiare sistema elettorale quasi sempre per penalizzare gli avversari e avvantaggiarsi su di loro o per provare a risolvere, attraverso un cambio delle regole, problemi (le alleanze fra partiti diversi, per esempio) che la politica non ha il coraggio o la forza di affrontare. Il Rosatellum, ossia l’attuale sistema elettorale, che non a caso prende il nome di da un renziano doc come l’onorevole Rosato, sembrava fatto apposta per rendere possibile e quasi obbligato, dopo le elezioni, un patto di governo tra Renzi e Berlusconi.
I risultati delle urne hanno però spiazzato clamorosamente gli strateghi dell’una e dell’altra parte. Ed è nata prima l’innaturale alleanza di governo M5s-Lega e poi la non meno precaria maggioranza M5s-Pd-renziani-Leu. Allo stesso modo è evidente la ragione per cui oggi Pd e M5s esultano per la bocciatura del referendum proposto dalla Lega che puntava a modificare in senso più maggioritario l’attuale sistema elettorale. Il sistema maggioritario prevede che alla coalizione che ottiene più voti sia assegnato un ulteriore premio in termini di seggi parlamentari per avere una più forte e stabile maggioranza di governo. Un meccanismo che avrebbe avvantaggiato il centrodestra che, come coalizione, secondo i sondaggi, è già vicino al 50 per cento dei consensi e con il maggioritario si assicurerebbe quindi una solida maggioranza assoluta in Parlamento. In ogni caso: la storia ci insegna che quando si comincia a parlare molto di riforme elettorali, il voto è vicino. Non ci resta quindi che attendere. Anche per sapere con quale sistema andremo a votare. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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