Papa Francesco non ha messo sullo stesso piano le unioni gay e i matrimoni: ma la svolta è storica

Venerdì 23 Ottobre 2020
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Caro direttore,
mi riferisco alla notizia del riconoscimento da parte di papa Francesco delle unioni civili. Il tutto è stato presentato come se il Papa avesse dato il via libera ai matrimoni omosessuali. Niente di più fuorviante, infatti, basta leggere qualche paragrafo della Amoris Laetitia sul tema in questione, per capire che papa Francesco non intende assolutamente equiparare le unioni civili con il matrimonio fra uomo e donna. Inoltre, l'accenno alla telefonata che ha fatto ad una coppia di omosessuali italiani con tre figli vuole dire solo che il Papa ama tutti, non vuol dire minimamente, come si vuole far credere, che egli approvi adozioni gay e tanto meno le pratiche per arrivarci come l'utero in affitto. I mass media (quasi tutti) invece hanno provato a sottointenderlo... bisogna essere più corretti!

Gaetano Mulè


Caro lettore,
nessuno, non noi comunque, ha scritto che Papa Francesco ha equiparato i matrimoni fra uomo e donna alle unioni civili e neppure che abbia approvato pratiche come l'utero in affitto. Ma non si può chiudere gli occhi di fronte alle parole rivoluzionarie di Bergoglio. Aver affermato, seppure non in un testo ufficiale o in un'enciclica, che anche gli e omosessuali sono figli di Dio e hanno diritto ad avere una famiglia, rappresenta una svolta storica per la Chiesa. E non a caso le parole del Pontefice hanno suscitato reazioni negative nei settori conservatori del mondo cattolico.

E se anche in passato prelati importanti come per esempio Walter Kasper e Gualtiero Bassetti si erano espressi a favore di leggi sui matrimoni gay, è la prima volta che un pontefice lo fa e soprattutto che usa, riferendosi alle unioni omosessuali, la parola famiglia. Anzi che parla di diritto alla famiglia per i gay. Si tratta di un approccio che va ben oltre le aperture che lo stesso Bergoglio aveva fatto in passato parlando di omosessualità, quando per esempio dialogando con i giornalisti si era un po' provocatoriamente chiesto: «Chi sono io per giudicare un gay?». In questo caso l'uso da parte del Papa di alcune parole che per la Chiesa e il suo catechismo hanno sempre avuto un significato molto preciso e importante, mette in discussione secoli di teologia morale. Naturalmente la Chiesa ha una tradizione millenaria e la straordinaria capacità di modellare il proprio modo di essere ai mutamenti della società e delle sue sensibilità. Ma è difficile negare che le parole pronunciate dal Papa rappresentino una novità destinata a lasciare, da molti punti di vista, un segno profondo nella Chiesa.

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