Quegli scienziati nuovi depositari della verità spesso travolti da improvvisa fama mediatica

Martedì 20 Ottobre 2020
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Caro direttore,
domenica 18 sulla prima pagina di un importante quotidiano nazionale, il titolo di un articolo era questo: Il contagio è esponenziale, bisogna agire subito. Sempre la stessa domenica sulla pagina 365 delle ore 15 del televideo di Rai 1 secondo il professor Locatelli del Comitato tecnico scientifico: Il virus accelera ma non c'è una crescita esponenziale. Allora? Più chiaro di così!
Giovanni Benvenuti
Padova

 


Caro lettore,
tutti noi siamo preoccupati e disorientati. Preoccupati dal virus, dalla sua evoluzione e dalle sue possibili conseguenze. E disorientati dai messaggi spesso contraddittori o contraddetti qualche giorno dopo dai loro stessi autori, che ci vengono quotidianamente somministrati. Purtroppo dobbiamo essere consapevoli di una cosa: il Covid è, da molti punti di vista, una gran brutta bestia. Un nemico invisibile e assai misterioso. Di lui sappiamo ancora troppo poco. Ma proprio per questo siamo affamati di notizie e informazioni. Vogliamo essere rassicurati o trovare conferma alle nostre convinzioni. Cerchiamo di capire come difenderci, sapere quanto è aggressivo, conoscere la sua possibile dinamica. E per comprendere tutto questo ci rivolgiamo a chi riteniamo, queste cose, le possa sapere: gli scienziati. Anzi i virologi, il nuovi vati del nostro tempo. Questo atteggiamento si fonda su una convinzione molto diffusa: che il sapere scientifico possieda un'assolutezza totale e incontrovertibile, che lo rende immune da ogni obiezione. Le parole di uno scienziato diventano quindi automaticamente, spesso anche per i mezzi di informazione, un paradigma. Un punto di riferimento, se non addirittura la verità. Purtroppo non è sempre così e questi mesi di lotta al virus dovrebbe avercelo un po' insegnato. Anche i virologi, e più in generale gli scienziati, stanno combattendo una battaglia contro un nemico per loro stessi nuovo e oscuro. Di cui, pur disponendo di un notevole bagaglio di conoscenze e competenze, non sono riusciti ancora decifrare per intero i codici di comportamento. Ma, mentre alcuni di loro di ciò sono consapevoli e si rivolgono all'opinione pubblica con toni misurati, cercando soprattutto di far capire la complessità e la pericolosità del fenomeno, altri si comportano in modo ben diverso. Probabilmente inebriati da un'improvvisa fama mediatica, costoro hanno trasformato la guerra al Covid nel loro personale palcoscenico dove, inevitabilmente, è necessario alzare sempre di più i toni per continuare a farsi ascoltare e bucare il video. Altrimenti si scompare dai giornali e dalle televisioni e si ritorna nel triste anonimato dei laboratori o delle cattedre universitarie. È un fenomeno noto, di cui in un passato non molto lontano, è stata protagonista, seppur in un contesto molto diverso da quello attuale, un'altra categoria: quella dei magistrati. Allora i depositari della verità indossavano le toghe, oggi il camice. In mezzo, purtroppo, ci stanno sempre i cittadini. Sempre più disorientati.

Ultimo aggiornamento: 12:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA