La testimonianza di un farmacista: la nostra battaglia contro un nemico subdolo e sconosciuto

Domenica 22 Marzo 2020
Caro Direttore,
sono un farmacista che opera a Venezia, a pochi passi dal ponte di Rialto. Ho letto le parole di una Collega sul Gazzettino del 20 Marzo, pagina 19 al numero 11 della rubrica Coronavirus. Prendo spunto da questa lettera, senza entrare in merito allo spirito conflittuale della stessa, perché voglio invece testimoniare da quanta umanità la nostra professione possa essere gratificata. Ho sessantadue anni, provengo da una famiglia di farmacisti, sono la terza generazione che ha l'onore di gestire la Farmacia che il nonno rilevò nel 1906. Ora ho la fortuna di lavorare a fianco di un figlio, che rappresenta quindi la quarta generazione, più di cento anni di storia veneziana che ha superato tra l'altro due guerre mondiali e che si accinge ora a combattere una nuova battaglia, anzi ancora una vera e propria guerra contro un nemico subdolo e assai poco conosciuto. Non posso certamente paragonare nemmeno lontanamente la nostra professione a quella degli amici Medici, loro veramente in trincea, però un piccolo contributo lo possiamo assicurare anche noi. Un contributo fatto di piccoli consigli, di consegne a domicilio a persone in difficoltà, molto spesso soltanto di parole e qualche volta soltanto di sguardi. Quante volte in questi giorni ci siamo muniti di una mascherina recuperata chissà dove, di guanti protettivi e siamo andati in cerca di numero civico a quattro cifre in una calle nella quale non eravamo magari mai entrati. Oppure a quante telefonate abbiamo risposto ed a quante ancora risponderemo per ascoltare le confidenze, le domande e le ansie di quanti ci chiedono un parere o un contatto che in questi giorni di isolamento è difficile trovare. Credetemi, la ricchezza che in questi terribili giorni riceviamo è un grazie, un sorriso, una riconoscenza che si stabilisce solo nei momenti di difficoltà e che mi trova complice con tutti i collaboratori.
Andrea Morelli


Caro lettore,
i farmacisti come altre categorie che forniscono beni essenziali (penso anche ai negozi di generi alimentari e alle edicole), meritano, sopratutto in questo periodo, tutto il nostro rispetto e la nostra gratitudine. Per questo credo sia importante pubblicare la sua lettera. Che è una testimonianza di chi, nella battaglia contro il coronavirus, è chiamato a dare un contributo eccezionale, che va oltre la quotidianità del proprio lavoro. E lo fa senza vittimismi e senza attribuirsi un ruolo da eroe, ma semplicemente con senso di responsabilità e consapevolezza della propria funzione sociale. Ultimo aggiornamento: 13:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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