​Ancora sull'America e il caso Floyd: perchè quella morte non è uguale a tante altre

Giovedì 4 Giugno 2020
Caro direttore,
è con un po’ di amarezza che ho letto la sua risposta alla mia lettera riguardo l’uccisione di Floyd. Ci mancherebbe altro si giustificasse la sua morte. Sottolineavo come i 4/5 dei crimini siano commessi da neri americani. Possiamo capire (non giustificare) che la polizia sia sotto pressione, ma soprattutto, e qui nessuno sa dirmi il perché, invito la sua lungimiranza a chiedersi perché se a essere scannato vivo è John Smith poliziotto bianco ammazzato da un assassino di colore non se ne trova traccia né in alcun giornale o tv, mentre se a essere ammazzato è Floyd falsario di colore, la notizia tocca i 4 angoli del globo.

Riccardo Gritti


Caro lettore,
ma perché si deve amareggiare? Ho scritto ciò che penso, esattamente come lei. Non ho messo in discussione i suoi dati e credo anche di capire il suo punto di vista. Nelle mie risposte mi sforzo però di osservare e giudicare la realtà senza farmi condizionare da pregiudizi e ipocrisie. L’ho fatto anche in questo caso, partendo da un presupposto: anche se è difficile da accettare e da riconoscere, non tutte le morti sono uguali. Almeno non dal punto di vista delle loro conseguenze politiche e sociali. Cosa significa? Detto in estrema sintesi: se un cittadino o un poliziotto bianco vengono trucidati per strada in una città americana da una banda di spacciatori di colore questo è considerato un problema essenzialmente di ordine pubblico. Mentre l’uccisione barbara di George Floyd da parte di un poliziotto bianco diventa un caso politico. Perché? Perché negli Usa, decenni e decenni di integrazione, di libertà e di democrazia ed anche un presidente come Barack Obama, non hanno ancora colmato il solco che divide la popolazione bianca da quella di colore. O almeno di parti di essa. Non è una colpa, è un fatto. E soprattutto chi, come un poliziotto, è chiamato a garantire la legge, non dovrebbe ignorare questa dura realtà. Giusto o sbagliato che sia, una parte della popolazione Usa ritiene che le persone di colore siano ancora discriminate e la terribile morte di George Floyd va a confermare questa loro convinzione. E cioè che nella più grande democrazia del mondo (e non c’è dubbio che gli Usa lo siano), nel Paese simbolo della libertà, c’è qualcuno che non gode degli stessi diritti degli altri cittadini a causa del diverso colore della pelle. Anzi, proprio per questo, è fatta oggetto di terribili vessazioni. Questo è il punto. E per questo il gesto di quell’agente ha assunto un significato che va anche oltre l’omicida brutalità dell’atto ed è diventata una notizia che tocca i 4 angoli del globo. Perché l’uccisione di Floyd chiama in causa alcuni dei valori fondanti della nostra civiltà. E non possiamo né dobbiamo accettarlo. © RIPRODUZIONE RISERVATA