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Fine vita, la legge va alla Camera: centrodestra pronto a dare battaglia, cosa può succedere

Compatto e contrario il centrodestra

Mercoledì 16 Febbraio 2022
Fine vita, la legge va alla Camera: centrodestra pronto a dare battaglia, cosa può succedere

Riprende domani alla Camera il disegno di legge sul fine vita e si riaccende lo scontro. Compatto e contrario il centrodestra, pronto a dare battaglia e rafforzato dallo stop della Corte costituzionale che ieri ha bocciato il referendum sull'eutanasia attiva e visto ora come il presagio di un altro flop. Domani pomeriggio in aula comincia il voto degli emendamenti: circa 200, gran parte del centrodestra, che fu durissimo nel primo step parlamentare davanti alle commissioni Giustizia e Affari sociali di Montecitorio. Quindi la legge va avanti, anche dietro il 'pressing' del presidente della Camera, Roberto Fico, da sempre 'sponsor' del provvedimento (nato da più proposte di legge unificate di Pd e M5s). «Bisogna andare fino in fondo, perché il Parlamento ha il dovere morale e politico di approvare una legge che il Paese attende», ammonisce.

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Sull'iter però pesa il 'niet' del Vaticano che ribalta l'argomentazione che il suicidio medicalmente assistito e l'eutanasia siano «forme di solidarietà sociale o di carità cristiana». Per il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita «altre sono le strade della medicina degli inguaribili e del farsi prossimo ai sofferenti e ai morenti». E sentenzia: «La vita è un diritto, non la morte». Di sicuro la strada del disegno di legge appare in salita. Si teme soprattutto di vedere, alla Camera, l'epilogo del ddl Zan che fu affossato al Senato tra gli applausi di gran parte del centrodestra. Vista la delicatezza della questione, non si esclude però il ricorso alla libertà di coscienza. Potrebbe farla valere Forza Italia, che più volte ha lasciato voto libero ai suoi parlamentari su temi etici. Tuttavia l'occasione dello scontro c'è e la tentazione di approfittarne è alta. Un rischio da scongiurare, secondo Giuseppe Conte che quindi fa un appello: «Evitiamo colorazioni politiche, se questo può rendere più difficoltoso il dialogo con le altre forze politiche. Apriamoci a un confronto», dice il presidente del M5s.

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Ricorda che il Movimento è in prima linea sul tema ed elenca i 'pregì del testo: «è molto equilibrato, abbraccia anche il rafforzamento delle cure palliative e introduce percorsi di verifica con interventi di comitati etici». In realtà a 24 ore dalla dichiarazione di inammissibilità della Consulta sul referendum sull'eutanasia - promosso a giugno dai Radicali insieme all'associazione Luca Coscioni - lo stop potrebbe diventare un'arma a doppio taglio per favorevoli e contrari. Per i primi potrebbe essere uno stimolo al Parlamento a legiferare, sulla scia del tweet di Enrico Letta: «La bocciatura da parte della Corte Costituzionale deve ora spingere il Parlamento ad approvare la legge sul suicidio assistito secondo le indicazioni della Corte stessa». Il testo in effetti recepisce le indicazioni della Consulta espresse nella sentenza del 2019 sul caso di dj Fabo e di Marco Cappato che l'aveva aiutato a morire e che prevede la non punibilità del suicidio assistito, se ci sono alcuni requisiti.

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Il relatore Alfredo Bazoli del Pd assicura che il testo è migliorabile senza stravolgerlo: «Intendiamo mantenere in vita l'impianto figlio della mediazione raggiunta in commissione, che non significa escludere emendamenti suscettibili di valutazione e approvazione. Ma non quelli riguardanti le condizioni di accesso al suicidio assistito». Avanti per la sua strada la Lega, forte dei suoi 43 emendamenti presentati e soprattutto dei 5 referendum sulla giustizia, su 6, ammessi al voto. «Il referendum bocciato sulla eutanasia rafforza la nostra posizione e useremo questa argomentazione», non nasconde il deputato Roberto Turri. Resta l'amarezza dell'Associazione Coscioni, che denuncia il testo all'esame della Camera come «peggiorativo rispetto ai diritti a oggi conquistati nei tribunali e in generale rispetto all'attuale assetto costituzionale». Più duro Marco Cappato, tesoriere dell'associazione che attacca apertamente il presidente della Consulta, Giuliano Amato: «È una personalità molto politica, e questa è una decisione politica».

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Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio, 09:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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