Abusi e violenze «durante le messe nere». Una 40enne accusa i genitori affidatari: io rinchiusa in una botola

La donna (che ha avuto un figlio dal suo presunto stupratore) sarebbe stata coinvolta in stupri di gruppo durante messe nere alle quali partecipavano uomini incappucciati con tuniche bianche, nel seminterrato della villetta illuminato da fiaccole e con un crocefisso capovolto appeso al muro

Venerdì 7 Ottobre 2022 di Claudia Guasco
Abusi e violenze «durante le messe nere». Una 40enne accusa i genitori affidatari: io rinchiusa in una botola

Sperava in una vita migliore, invece ha raccontato di essere sprofondata nell'abisso: segregata in casa, chiusa in una botola insonorizzate per evitare che qualcuno sentisse le sue grida, picchiata e stuprata da seguaci del satanismo.

BRACCIALETTO ELETTRONICO

A ridurla in schiavitù quando era una ragazza, è la denuncia della donna che ora ha quarant'anni, sarebbero stati i genitori affidatari che l'hanno accolta nella loro famiglia e da quelle violenze è nato un figlio. Ora per la coppia il gip ha disposto l'obbligo di dimora e il divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico, i due indagati sono stati interrogati ieri. «È tutto falso. Soltanto fantasie, tutte invenzioni», si difende l'uomo. Che ammette l'esistenza del figlio, ma non gli abusi. I fatti contestati sarebbero avvenuti in un piccolo centro della Lombardia e risalgono a una decina di anni fa, cioè fino a quando la vittima si è trasferita definitivamente in un'altra regione. La vicenda ha avuto anche un iter giudiziario tormentato, con denunce presentate dalla donna anche in altre Procure e in molti casi finite nel nulla in quanto i suoi racconti non sono stati ritenuti credibili.

Per il pubblico ministero Stefano Ammendola invece la versione della donna è attendibile e dopo una serie di accertamenti ha chiesto, ancora prima dell'estate, una misura cautelare per la coppia che vive in un paese del milanese e alla quale sono stati dati in affido altri ragazzi. Stando a ciò che trapela dalle indagini la donna, ai tempi in una situazione di grande difficoltà, sarebbe andata a vivere con i genitori affidatari 23 anni fa. Una volta maggiorenne, sarebbe stata brutalizzata dall'uomo che l'aveva accolta: «Mi ha plagiato, segregato e violentato». Stupri di gruppo, ha riferito al pm, durante messe nere alle quali partecipavano uomini incappucciati con tuniche bianche, nel seminterrato della villetta illuminato da fiaccole e con un crocefisso capovolto appeso al muro. L'unico a volto scoperto sarebbe stato il suo tutore, che l'avrebbe ridotta in una condizione di schiavitù. Da quella casa non poteva uscire e per evitare contatti con il mondo esterno, quando si presentava qualcuno, sarebbe stata rinchiusa in una botola con pannelli fonoassorbenti.

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RITI SATANICI

Nemmeno la nascita del bambino, secondo il racconto della ragazza, avrebbe salvato la vittima dal suo aguzzino. A un certo punto con la forza della disperazione, dice, ha provato a scappare, si è rifugiata in un'altra regione ma la coppia è riuscita a trovarla, l'avrebbe narcotizzata e riportata nella villetta. La moglie, che all'inizio sembrava non accorgersi di ciò che stava succedendo, secondo l'accusa sarebbe invece a conoscenza di ciò che avveniva nel seminterrato e complice delle violenze. Anche lei ieri pomeriggio è stata interrogata dal gip e si è difesa. La versione della coppia è univoca: «Quella donna si è inventata tutto». Il marito, che ha negato qualsiasi rito satanico e ha respinto ogni addebito, ha aggiunto di essere stato sottoposto a indagini da più Procure e ha parlato di «decine di denunce» finite in archiviazioni. «Solo una volta sono stato rinviato a giudizio - puntualizza - È accaduto a Siena. In primo grado sono stato assolto, la Corte d'Appello di Firenze mi ha condannato a due anni, la Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio». Tutto però è finito in prescrizione.

L'INTERROGATORIO

Davanti al giudice per le indagini preliminari l'indagato ha ripetuto la sua versione. «La ragazza non ci era stata affidata dal Tribunale di minori, era semplicemente nostra ospite. Noi accogliamo persone in situazioni di disagio, nel suo caso non c'era alcun provvedimento di affido - afferma - Ho avuto un figlio da lei, che non vedo da dieci anni. Da quel momento è cominciata la serie di denunce». Per alcune Procure inconsistenti. Adesso invece il racconto della vittima, suffragato da perizie, è stato ritenuto attendibile dagli investigatori, dal pm della Dda di Milano e dal giudice che ha disposto la misura cautelare per la coppia.

Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre, 08:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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