Manuel, ucciso a 18 anni e fatto a pezzi da una banda di ragazzini, preso il "sesto killer": «Io me la rido»

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Manuel, ucciso a 18 anni e fatto a pezzi da una banda di ragazzini, preso il "sesto killer": «Io me la rido»
Per il riconoscimento ufficiale bisognerà aspettare l'autopsia. Ma sul fatto che i resti recuperati questa mattina nelle campagne di Ghilarza, a pochi chilometri dal cimitero del paese, siano quelli di Manuel Careddu non ci sono dubbi. Il giovane diciottenne di Macomer è stato barbaramente ucciso sulle sponde del lago Omodeo la notte dell'11 settembre scorso, il giorno della sua scomparsa. Già in carcere per omicidio premeditato e occultamento di cadavere c'è un 'brancò di giovanissimi: tre ventenni di Ghilarza, Christian Fodde, Matteo Satta e Riccardo Carta, un loro compaesano di 17 anni di origine romena, e una ragazza di Abbasanta, anche lei diciasettenne. 

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Nell'ordinanza di fermo - 36 pagine firmate dal procuratore di Oristano Enzio Domenico Basso e dal pm Andrea Chelo - emerge un quadro di ragazzini spietati: pronti ad uccidere per pochi spiccioli. E con un cuore di pietra. Fodde intercettato se la ride mentre commenta con la sua complice il delitto: «Dovevi vedere per credere? Io me la rido perché non me ne frega un c... eh vabbè. Non me ne devi dare soldi perché... è difficile che lo dici». E il giorno dopo con un amico: «Non è un gioco... quello di ammazzare va bene... è il dopo».



Pronti anche ad ammazzare ancora: Fodde e la 17enne vengono captati mentre parlano di un loro amico «che sa». «Lo uccidiamo?», chiede la ragazza. Lui risponde: «Mi devo sporcare per un essere... arrivederci...». Spietati, dunque. Lo dimostrano - dicono gli inquirenti - le condizioni in cui è stato trovato il cadavere, gettato in una fossa a pochi metri da una stradina: scheletrito e irriconoscibile. Ma soprattutto fatto a pezzi, probabilmente con una motosega.

E sul cranio colpi evidenti di attrezzi da campagna, un piccone e una pala, utilizzati, secondo l'accusa, per ucciderlo. La svolta che ha consentito di ritrovare il cadavere, cercato inutilmente nei giorni scorsi, è stata resa possibile dalle indicazioni fornite ieri pomeriggio da uno dei cinque arrestati. A decidere di seppellirlo proprio lì, sotto qualche pugno di terra, sarebbe stato Christian Fodde, che quel pezzo di campagna ghilarzese lo conosce bene, perché in quella zona ci sono anche i terreni della sua famiglia. Un lavoro fatto probabilmente di notte e comunque alla svelta: non lontano, infatti, ci sono aziende e abitazioni.

Farsi trovare a scavare al buio avrebbe compromesso la strategia studiata - dice l'accusa - assieme ai suoi complici per quello che al 'brancò sembrava un delitto perfetto. I cinque, invece, erano finiti nel mirino dei Carabinieri di Ghilarza e di Oristano già nelle ore immediatamente successive alla denuncia della scomparsa di Manuel. A incastrarli sono state poi le frasi pronunciate dentro l'auto del padre di Fodde, utilizzata per tendere la trappola mortale al 18enne e registrate da una microspia piazzata dagli inquirenti nell'ambito di un'altra indagine per omicidio. Quelle frasi, aggiunte ai rumori metallici - per la Procura si tratta di una pala, di un piccone e di una motosega - avevano anche rivelato la brutalità dell'assassinio, confermata dalle ferite riscontrate sul cadavere di Manuel.

Ucciso - questa la convinzione degli inquirenti - perché si ostinava a chiedere il pagamento, poche centinaia di euro, degli spinelli che aveva procurato alla minorenne di Abbasanta. E per farseli dare non aveva esitato a presentarsi a casa della ragazza. Uno 'sgarbò che gli è costata la vita. Sarebbe stata proprio la 17enne a pianificare il delitto insieme a Fodde, compiuto poi materialmente - sempre secondo l'ipotesi accusatoria - dall'altro minorenne. Erano le 22.51 dell'11 settembre: e la microspia registra i singhiozzi di lei, dopo l'omicidio, rimasta sola in macchina ad aspettare.
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Giovedì 18 Ottobre 2018, 10:36






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3 di 3 commenti presenti
2018-10-18 23:22:39
Mi torna in mente un articolo di pochi giorni fa, con la lettera di un detenuto che denunciava di essere stato maltrattato dai secondini. Se era uno cosi', la cosa non mi dispiace affatto.
2018-10-18 20:22:23
Bestie.
2018-10-18 15:15:07
La giustizia quella vera, beh se li trova mi auguro che riesca a farla signora che qua con lo stato... Campa cavallo!