Cassino, bimbo ucciso dalla mamma perché piangeva: «Il papà era con lei e non ha mosso un dito per salvarlo»

Bimbo ucciso dalla mamma perché piangeva: «Il papà era con lei e non ha mosso un dito»

di Vincenzo Caramadre e Pierfederico Pernarella

Mentre in televisione andavano in onda le interviste in cui si disperava per non aver potuto salvare il suo bimbo, la Procura stava preparando le carte per il suo fermo con l'accusa di concorso in omicidio. Secondo gli investigatori Nicola Feroleto, 48 anni, il padre del piccolo Gabriel, era presente mentre Donatella Di Bona, 28 anni, strangolava il figlio perché faceva i capricci e voleva tornare dalla nonna. L'uomo non avrebbe mosso un dito per salvare il figlio. Anzi, stando alle accuse, dopo aver visto morire il bimbo, il padre è tornato a casa per crearsi un alibi. Emergono altri particolari agghiaccianti sull'omicidio del bimbo di due anni e mezzo, a Piedimonte San Germano, nei pressi di Cassino.

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LA RICOSTRUZIONE
Dopo l'arresto della mamma, che in un primo momento aveva detto che Gabriel era morto perché investito da un'auto pirata, l'altra notte anche il padre è stato posto in stato di fermo dopo un lungo interrogatorio in cui si è contraddetto più volte. Ma le indagini sull'orrore di Piedimonte non si fermano: altre persone potrebbero aver tentato di coprire la verità.

Nicola Feroleto, che si arrangia lavorando saltuariamente come camionista e bracciante agricolo, era finito sotto la lente dei carabinieri sin dai primi accertamenti. Gli uomini del colonnello Fabio Cagnazzo lo avevano ascoltato già mercoledì pomeriggio, subito dopo la morte del bimbo, insieme alla madre di Gabriel. In quella occasione aveva raccontato che si era visto con la ragazza e poi era tornato a casa, a Villa Santa Lucia, poco distante dal luogo dell'omicidio, dove abita con la compagna e un altro figlio, adolescente. Stando a quanto raccontato dall'uomo al momento della tragedia, aveva accompagnato il ragazzo in farmacia, e quindi era tornato a Piedimonte.
«Se fossi stato lì una cosa del genere non sarebbe mai successa: la spingevo e mi riprendevo il bambino», aveva dichiarato Nicola Feroleto ai giornalisti. Un'uscita che ha accelerato il corso delle indagini perché, secondo la Procura, era chiaro che l'uomo stesse mentendo.
A tirarlo in ballo era stata la madre del bimbo nella prima confessione, poi però la donna ha ritrattato tutto nell'interrogatorio di garanzia.

LE DICHIARAZIONI
Secondo la ricostruzione degli investigatori. Nicola Feroleto sarebbe stato insieme alla ragazza e al figlio fino all'omicidio tra le 14.30 e le 15.30, almeno mezzora prima dall'allarme lanciato da una vicina che aveva visto la donna con il figlioletto esanime. L'uomo stava tornando a casa a Villa Santa Lucia, a un quarto d'ora dal luogo del delitto. Qui intorno alle 16.30 avrebbe accompagnato il figlio quindicenne in farmacia. Il camionista è rimasto fuori e improvvisamente è andato via, come mostrano le telecamere dell'attività commerciale. «L'ho visto uscire dal vicolo di casa con l'auto in retromarcia alle 16.50», racconta una vicina. Il camionista stava tornando sul luogo dove, due ore prima, aveva visto Donatella Di Bona strangolare il figlio. In questo lasso di tempo Nicola Feroleto ha chiamato la madre di Gabriel, che non ha risposto. Secondo l'accusa anche questa telefonata, verificata attraverso le celle telefoniche, sarebbe stato un tentativo per un alibi.

Ieri l'uomo ha chiesto di essere ascoltato dal magistrato. Davanti al pm Valentina Maisto, in presenza del proprio legale, l'avvocato Luigi D'Anna, l'uomo ha modificato la prima versione dei fatti, poi è scoppiato a piangere. Sarà ascoltato di nuovo lunedì per l'interrogatorio di garanzia. Ieri sono stati anche eseguiti i primi esami sul bimbo morto per asfissia. La madre, stando a quanto da lei raccontato, prima lo ha stretto al collo e poi tappato il naso. Alcuni dubbi restano anche sulla scena del delitto. Il bimbo potrebbe essere stato ucciso altrove, forse nella modesta casa dove Donatella Di Bona viveva con madre e fratello. La casa resta sotto sequestro, davanti è stato lasciato un camion giocattolo dei vigili del fuoco. Gli eroi dell'infanzia, purtroppo spezzata brutalmente, del piccolo Gabriel.
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Domenica 21 Aprile 2019, 11:32






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1 di 1 commenti presenti
2019-04-21 18:46:19
Quasi vent'anni fa il delitto di Cogne ci era sembrato un caso più unico che raro . Oramai purtroppo è diventato uno degli abituali articoli di cronaca nera.