Roma, la maestra sospettata di essere la talpa di CasaPound: «Assurdità, io lavoro e basta»

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La sede di CasaPound in via Napoleone III a Roma
«Io esco per andare a scuola e basta. Faccio da anni il mio lavoro con amore e passione dedicandomi
anima e cuore. Queste dichiarazioni mi sembrano veramente assurde». Sono queste le prime dichiarazioni della maestra comunale sospettata di essere la "talpa" nell'amministrazione capitolina che segnalava agli attivisti di CasaPound le assegnazioni di immobili popolari a stranieri e nomadi in modo che potessero organizzare istantaneamente le proteste e bloccare i nuovi ingressi, regolari.

«Quando stamattina ho visto i giornali sono rimasta di sasso - ha detto - Ho pensato ai miei bambini, al lavoro che faccio da anni, con amore, passione, impegno. Ma si sono chiesti cosa può sapere una maestra d'asilo di case popolari e assegnazioni? Chi mi dovrebbe dare informazioni simili? Sono tutte cose assurde, fondate sul nulla». L'educatrice si dice in ogni caso serena: «Non ho nulla da nascondere, sono tranquilla. Ai miei bambini cerco di insegnare l'amore per l'Italia, nonostante a volte, non posso negarlo, si faccia davvero fatica ad avere fiducia nel nostro paese. Ingiustizie, francamente, ne ho viste tante in questi anni, e ora la sto vivendo sulla mia pelle... finire nel tritacarne così è una cosa che non ci si aspetta. Comunque, ripeto, sono tranquilla, tutto si risolverà, perché non può essere altrimenti: io di tutte queste assurdità non so nulla».

Il nome della donna è spuntato fuori nelle indagini incrociate di Digos e finanzieri del Nucleo di polizia tributaria sugli "inquilini" dell'edificio di via Napoleone III, nel centro di Roma, occupato abusivamente dal 2013. Dagli accertamenti, infatti, raffrontati anche con i dati di Equitalia, è emersa la posizione della donna che è risultata percepire redditi dal Comune di Roma. Nonostante percepisca uno stipendio, però, vive in una casa occupata. Dopo il blitz dell'ultradestra a Casal Bruciato, dove è stata di fatto bloccata l'assegnazione di un alloggio del Comune a una famiglia di rom del campo La Barbuta, anche l'Opera Nomadi aveva denunciato: «C'è una talpa che mette al corrente gli attivisti degli immobili in assegnazione» raccogliendo una voce che circolava tra i ranghi dell'amministrazione capitolina. Per CasaPound «siamo alla fantascienza. Non c'è nessuna rete di informatori». A dirlo Davide Di Stefano, responsabile romano del partito, «a noi ci chiamano gli abitanti dei quartieri», ha aggiunto. 
 

Mercoledì 24 Aprile 2019, 11:17




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