Coronavirus, rianimazione: subito 350 posti. Si mobilitano esercito e privati

Martedì 3 Marzo 2020 di Mauro Evangelisti

 Respiratori portatili, accordo con le strutture private, richiamo in servizio dei medici in pensione. E strutture della Difesa pronte: l'ex ospedale militare Baggio, a Milano, aprirà oggi in collaborazione con gli specialisti del policlinico militare Celio di Roma. In Lombardia stanno correndo perché l'epidemia non aspetta e bisogna sopperire alla carenza di posti letto, soprattutto di quelli di terapia intensiva. Oggi la regione guidata da Fontana ha già 605 contagiati ricoverati negli ospedali. Di riflesso, dalla regioni senza focolai, arrivano offerte di aiuto: domenica era stata la Toscana a mettere a disposizione cinque posti di terapia intensiva, ieri è stata la Campania che, rispondendo alla sollecitazione del ministero della Salute, ha proposto «come atto di solidarietà 20 posti letto di terapia intensiva ordinaria al fine di decongestionare gli ospedali lombardi». Ma quando si parla di malati molto gravi il trasferimento a centinaia di chilometri diventa molto complicato. Secondo Enzo Marinari (dipartimento di Fisica della Sapienza) ed Enrico M. Bucci della Temple University (Usa), entro la fine di questa settimana serviranno almeno 350 posti di terapia intensiva. In Lombardia investiti 10 milioni di euro per assumere personale, nuovi arrivi in corsia anche in Veneto. Il presidente della Società italiana di medicina di emergenza e urgenza (Simeu), Salvatore Manca: «I posti in rianimazione potrebbero essere aumentati, in tempi brevi, di altre 1.000 unità, ovvero del 20 per cento». Infine ci sono 309 tensostrutture montate vicino agli ospedali per il triage ai casi sospetti, con 1.000 volontari della Protezione Civile, più 735 di forze armate e polizia.

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In parallelo si stanno organizzando le regioni dove la tempesta non è ancora arrivata, ma vedono già le nuvole nere del Covid-19 all'orizzonte. Ieri la Regione Lazio ha riunito l'unità di crisi, insieme a tutti i direttori generali delle Asl. In valutazione l'opportunità di eseguire i test sul coronavirus a tutti coloro che hanno sintomi evidenti di polmonite, non solo con collegamenti con le zone rosse. Ad ogni ospedale è stato chiesto di reperire, subito, nuovi posti per malattie infettive, ma soprattutto per terapia intensiva, visto che nel Lazio ce ne sono 540. Ne saranno realizzati in parti riservate delle strutture sanitarie, con l'obiettivo di arrivare a 800, ma in caso di emergenza fino a quota mille. Tutto il personale dei pronto soccorso deve assicurare la reperibilità in molti ospedali romani.

TEMPI
Su scala nazionale, il punto debole dei posti di terapia intensiva e sub-intensiva, ha già fatto ragionare Ministero della Salute, Protezione civile e Regioni sulla necessità di un piano massiccio di reperimento di 2.000-3.000 nuove unità. Ad oggi i pazienti più gravi rappresentano il 9 per cento circa dei contagiati, ma solo in Lombardia sono già 127. C'è un altro dato che preoccupa: i tempi per la guarigione. Bisogna valutare quanti giorni servono per curare chi è in terapia intensiva, perché da questo dipende la durata dell'occupazione dei letti. Prendiamo come punto di riferimento i due turisti di Wuhan ricoverati e guariti allo Spallanzani: bene, la loro degenza è durata 36 giorni, di cui una ventina in terapia intensiva. Moltiplichiamolo con il numero dei pazienti gravi in tutta Italia e si comprende quanto sia massiccio il peso su quel tipo di reparti. Il numero è più che raddoppiato nel giro di due giorni. Per fortuna, però, c'è anche il 55 per cento dei contagiati che invece ha sintomi molto lievi e resta in isolamento a casa.
Se altre regioni dovessero malauguratamente imbattersi in un focolaio come quello del sud della Lombardia la valanga potrebbe risultare insostenibile: ecco perché sono già disponibili circa 80 caserme, per un totale di 6.600 posti letto. Sono state messe a disposizione su tutto il territorio nazionale dalla Difesa (oltre al Baggio di Milano, ci sono strutture all'aeroporto di Linate, a Bolzano e a Roccaraso). In Emilia aumentati i posti letto nei reparti di Terapia intensiva dell'ospedale di Piacenza e si utilizzerà, a scalare, l'offerta sanitaria delle altre grandi strutture verso sud (a partire da Parma, Reggio Emilia e Modena) mentre per fortuna, almeno fino ad ora, non esiste un focolaio in Romagna, se non uno limitato ai frequentatori di una trattoria nel Riminese (9 contagiati).
 

Ultimo aggiornamento: 09:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA