Coronavirus, l'eroe anti-Schettino via dalla nave per ultimo: «Ho fatto il mio dovere»

Martedì 3 Marzo 2020 di Francesco Malfetano

«Un eroe» per la stampa di tutto il mondo. Un «capitano impavido» per i suoi stessi passeggeri. «L'anti-Schettino» per gli italiani che in lui hanno visto il riscatto dell'immagine del Paese dopo la tragedia dell'isola del Giglio. Domenica sera è finalmente sceso a terra Gennaro Arma, il capitano della Diamond Princess, la nave da crociera rimasta in quarantena in Giappone a partire dal 5 febbraio con 3711 persone a bordo e che alla fine è arrivata al triste conteggio di 705 persone positive al coronavirus e cinque morti. Lo ha fatto per ultimo, come vogliono le leggi del mare e i codici della navigazione: è sbarcato solo dopo che anche i restanti 130 membri dell'equipaggio erano già sulla banchina. E quindi lo ha fatto da solo, come immortalato da una foto rimbalzata sui media internazionali: in divisa, nel silenzio del porto di Yokohama, con un trolley, la mascherina e tutto il peso di una situazione difficile ormai alle spalle.

«Nelle ultime settimane il mio equipaggio ed io siamo stati concentrati sul prenderci cura degli ospiti a bordo della Diamond Princess» ci scrive il comandante dal Giappone, mentre si trova nella struttura sanitaria dove completerà «una quarantena di 14 giorni prima di poter tornare attivamente in servizio». Ora «sto bene e sono risultato negativo al test per il coronavirus» aggiunge.

Gennaro Arma, comandante eroe, lascia per ultimo la Princess: lo attende la quarantena
 

 

UOMO DI MARE
Nessun accenno a un po' di riposo né all'impresa che, come garantisce la moglie Mariana Gargiulo, è stata solo «il suo lavoro». «Non dite che è un eroe - spiega - Gennaro è un uomo di mare, ed ha eseguito quello che i capitani devono fare: essere a capo, guidare e prendere decisioni». Ma se il capitano Arma oggi è considerato un eroe da chi era a bordo, dalla società armatrice Princess Cruises, dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, da tutta politica italiana e dalle autorità giapponesi, non è solo perché ha fatto il suo dovere. «The brave captain», come il marinaio è stato soprannominato dai passeggeri, ha conservato fermezza e umanità in una situazione del tutto fuori dall'ordinario.

Nonostante navighi da più di vent'anni e cioè da quando aveva appena finito gli studi all'istituto Nautico di Piano di Sorrento, il 45enne avrebbe potuto facilmente perdere il controllo. Di fronte non aveva né una tempesta né un cambio di rotta improvviso, imprevisti che chi va per mare mette nel conto, ma una nave lazzaretto con quasi il 20 per cento delle persone a bordo contagiate. Il caos avrebbe potuto facilmente prendere il sopravvento. Questa è stata la sua impresa: tenere i suoi nervi saldi e alto il morale tra equipaggio e passeggeri. Proprio questi ultimi hanno raccontato tutto, con i loro diari di bordo. Immagini e parole postate sui social con cui gli ospiti della nave hanno mostrato come, un giorno dopo l'altro, si sono affezionati alla voce cordiale con cui il 45enne affidava agli altoparlanti sia le notizie più tristi che le sue rassicurazioni.

LA POESIA
Per quasi un mese il capitano si è sempre occupato di motivare gli ospiti, dandogli supporto e speranza, e ha organizzato la vita a bordo nel migliore dei modi tra mille difficoltà per gli ambienti angusti e i contatti ravvicinati. Per San Valentino ad esempio, non solo ha trovato il modo di far distribuire biglietti di incoraggiamento, cioccolatini e tortine a forma di cuore, ma ha recitato anche un passo della prima lettera ai Corinzi sull'amore.

Un gesto di fede all'interno di una tragedia - i morti sulla nave sono stati 5 - che il capitano Gennaro Arma è riuscito a gestire anche grazie all'equipaggio proveniente da tutto il mondo («uomini preparati», «ufficiali e sottufficiali con cui ha condiviso ogni difficoltà» ha detto la moglie) e che lui ha ribattezzato «i miei gladiatori». Con alcuni di loro ora - mentre la nave resta ormeggiata a Yokohama in attesa della disinfestazione - condividerà le 2 settimane di quarantena. Gli ultimi giorni che lo separano dalla moglie Mariana, dal figlio e dalla casa di Sant'Agnello, nella penisola sorrentina dove lo accoglieranno a braccia aperte. Da quelle parti infatti, terra di marinai e di armatori come Achille Lauro o il patron di Msc Gianluigi Aponte, da anni aspettavano di rimuovere la macchia lasciata da Francesco Schettino. Il capitano che nel 2012 abbandonò la Costa Concordia mentre affondava con i passeggeri ancora a bordo, e che si è diplomato nello stesso Istituto nautico Nino Bixio di Piano di Sorrento dove ha studiato anche Gennaro Arma. A differenza di Schettino però, il capitano della Princess Diamond è stato all'altezza del situazione ed ora tornerà a casa da eroe.
 

Ultimo aggiornamento: 09:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA