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Willy, il testimone: «I fratelli Bianchi e un loro amico addossavano le colpe a Pincarelli e Belleggia»

In aula il racconto del ragazzo che accompagnò a casa uno degli imputati dopo il pestaggio a Colleferro

Venerdì 3 Dicembre 2021 di Marina Mingarelli
Willy, il testimone: «I fratelli Bianchi e un loro amico addossavano le colpe a Pincarelli e Belleggia»

Quando, dopo la rissa a Colleferro con Willy esanime a terra, si sono incontrati ad Artena, nel parcheggio poco distante dal ristorante della famiglia dei fratelli Bianchi, gli imputati hanno cominciato a discutere addossandosi la responsabilità. Lo ha riferito ieri in aula A.P., uno dei testimoni indicati dalla difesa, con il quale, dopo la rissa, tornò a casa Mario Pincarelli accusato dell'omicidio del 21enne di Paliano insieme ai fratelli Marco e Gabriele Bianchi e a Francesco Belleggia.

«Quella notte io e Mario eravamo andati insieme per locali, poi ci siamo divisi e l'ho rivisto a terra solo quando sono corso verso la folla sentendo le urla e il parapiglia - ha raccontato il ragazzo al pm Francesco Brando - L'ho trovato a terra, che cercava di rialzarsi, l'ho afferrato per la giacca e l'ho portato in macchina. Guidavo io la mia Smart, ma non abbiamo parlato di cosa era successo, Mario aveva bevuto. Ci siamo fermati in un parcheggio pubblico vicino al locale del fratello dei Bianchi, dove volevamo berci un'ultima cosa prima di tornare a casa. Lì abbiamo visto arrivare a piedi Francesco Belleggia, Marco e Gabriele Bianchi, Omar e qualcun altro che non ricordo».

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A quel punto, ha detto il testimone, c'è stata una «discussione tra Mario e Omar (Sahabani, amico dei fratelli Bianchi presente al momento della rissa). Omar accusava Pincarelli di aver colpito un ragazzo a terra, ma Mario era sorpreso dall'accusa, perché gli diceva che non si era accolto di aver colpito qualcuno a terra. Poi c'è stata un'altra discussione tra i fratelli Bianchi e Belleggia. Gli dicevano di prendersi la responsabilità di quanto fatto. Ma entrambi, sia Francesco che Mario, negavano. Mario poi è tornato a casa con me».

Lo stesso scaricabarile andato in scena nell'ultima udienza in cui sono stati sentiti tutti e quattro gli imputati.
Ma se l'amico di Pincarelli ha confermato alcuni aspetti già emersi nel corso del processo, il pubblico ministero ha comunque giudicato la sua testimonianza lacunosa, soprattutto per la parte riguardante il parapiglia nei giardinetti di Colleferro quando Willy era già a terra e stava per morire. Non è escluso che il pm possa chiedere l'incriminazione del teste per falsa testimonianza. « Mi chiedo come sia possibile soccorrere un amico e non accorgersi che a pochi passi da questi c'è un ragazzo esanime per terra», commenta l'avvocato Domenico Marzi, legale della famiglia di Willy.

Gli altri testimoni

Nel corso dell'udienza è stata sentita anche una genetista forense, ma la sua testimonianza non avrebbe apportato novità importanti al processo in quanto l'argomento trattato (il dna di un amico di Willy su una scarpa di Belleggia) erano già stato relazionato in precedenza. Ascoltato poi il maestro di karate di Francesco Belleggia, il quale si è limitato a riferire alla corte che conosce l'imputato da quando aveva sette anni e che sovente lo aveva portato in giro per tutta l'Italia per farlo gareggiare. Il maestro di arti marziali ha tenuto a sottolineare che quel tipo di disciplina sportiva non insegna a confrontarsi con un avversario.

Prossima udienza il 16 dicembre. In questa data dovrebbe chiudersi l'istruttoria con l'esame degli ultimi testimoni della difesa. Successivamente i giudici potrebbero chiedere un'integrazione per approfondire alcuni aspetti. Quindi si passerà alle richieste del pubblico ministero.
 

Ultimo aggiornamento: 16:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA