Nato, uno scudo atomico in Europa per la deterrenza: ma le testate nucleari a disposizioni sono poche

Una scelta obbligata, specie se Trump dovesse tornare alla Casa Bianca

Giovedì 15 Febbraio 2024 di Marco Ventura
Nato, uno scudo atomico in Europa: ma le testate nucleari a disposizioni sono poche

«Se non pagate e siete delinquenti, io non vi difendo e i russi facciano il diavolo che vogliono».

L’uscita con cui Donald Trump ha ribadito nei giorni scorsi la sua posizione nei confronti dei Paesi Nato che spendono meno del 2 per cento del Pil per la difesa, crea sconcerto tra gli alleati europei e induce il ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner, a invocare sulla tedesca “Faz” lo scudo nucleare anglo-francese, avvertendo che l’Europa deve «mantenere una propria deterrenza nucleare».

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Lo scudo atomico della Nato

Una scelta obbligata, specie se Trump dovesse tornare alla Casa Bianca. «Le forze nucleari strategiche di Francia e Gran Bretagna – scrive Lindner – stanno già dando un contributo alla sicurezza della nostra alleanza. Il presidente Macron ha avanzato diverse offerte di collaborazione: «Noi dovremmo intendere le recenti dichiarazioni di Trump come un appello a ripensare ulteriormente questo elemento della sicurezza europea sotto l’ombrello della Nato». Lindner si chiede: «A quali condizioni politiche e finanziarie Parigi e Londra sarebbero pronte a mantenere o espandere le loro capacità strategiche per la sicurezza collettiva? E viceversa, qualche contributo noi possiamo dare? Quando c’è di mezzo la pace e la libertà in Europa, non dobbiamo tirarci indietro». Anche se la Francia mantiene la sua deterrenza nucleare fuori dalla Nato, potrebbe integrarsi e concorrere a uno scudo dell’area europea dell’Alleanza. E in Germania si discute sulla eventualità che l’Unione non solo si doti di una difesa autonoma, ma di un arsenale atomico proprio. Lindner è il ministro che in passato ha sostenuto l’opportunità di allungare la vita alle centrali nucleari. Ma il problema ora è quello che da settimane hanno colto i media del Regno Unito, che uscito dall’Unione con la Brexit, è però da sempre consapevole della necessità di mantenere la forza militare per garantire la credibilità politica e nazionale. La Gran Bretagna ha autorizzato di recente gli Stati Uniti a riportare nelle basi britanniche la Bomba, da sganciare con vettori Usa. Al tempo stesso, ha una deterrenza di pronto intervento, il sistema Trident, che si basa su 4 sottomarini uno dei quali a rotazione è in grado di scagliare un missile atomico di lungo raggio su ordine del primo ministro. Più complesso il protocollo in Francia, che monta armi atomiche su sommergibili e aerei, ma richiede più giorni. 

La svolta tedesca

Scrive Lindner che la svolta nella politica di difesa tedesca, sulla quale pesa l’esperienza della guerra mondiale, è avvenuta negli ultimi due anni. «È sempre più chiaro che l’epoca seguita al conflitto Est-Ovest, su cui si basa la sicurezza, la stabilità e la prosperità tedesca, è irrevocabilmente finita». Il suo collega della Difesa, Boris Pistorius, aveva già lanciato un appello contro i tabù della dottrina difensiva tedesca, che dopo i primi impegni nei contingenti multilaterali di peacekeeping prevede oggi una maggiore prontezza bellica. L’invasione russa dell’Ucraina ha fatto il resto. La “Force de Dissuasion” francese sarebbe sulla carta la terza al mondo. Le armi nucleari americane in Europa sarebbero in tutto un centinaio, in 6 basi di 5 Paesi Nato: due in Italia, le altre in Germania, Olanda, Belgio e Turchia.

L’ok all'Italia

Intanto ieri il Dipartimento di Stato ha approvato la possibile vendita di armi all’Italia, «in particolare di missili aria-aria avanzati a medio raggio per un costo stimato di 69 milioni di dollari e di bombe di piccolo diametro con relativo equipaggiamento per un costo stimato 150 milioni di dollari», ha fatto sapere il Pentagono. Il contractor per entrambe le potenziali vendite sarà Rtx.

Ultimo aggiornamento: 16 Febbraio, 11:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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