Scontri a Roma, flop prevenzione: la scelta (discutibile) di tollerare gli eccessi

La coda violenta delle manifestazioni conferma che esiste un’emergenza sicurezza sul fronte della convivenza civile

Domenica 10 Ottobre 2021 di Massimo Martinelli
Flop prevenzione: la scelta (discutibile) di tollerare gli eccessi

La coda violenta delle manifestazioni di sabato culminata con l’assedio al pronto soccorso di un policlinico romano nella nottata tra sabato e domenica conferma, qualora qualcuno abbia bisogno della ratifica di un’evidenza, che esiste un’emergenza sicurezza sul fronte della convivenza civile.
La fotografia del blindato della Polizia di Stato posto a “barricare” il portone di Palazzo Chigi mentre a duecento metri si consumava - sabato sera - la battaglia finale tra estremisti No Green pass e forze dell’ordine ha ben descritto il clima di tensione e anche di timore che ha vissuto il Paese nel fine settimana appena concluso. Quella immagine certifica il fallimento della strategia che il Viminale sta perseguendo da mesi nell’affrontare la moltitudine di violazioni delle regole stabilite dal governo in tema di prevenzione del contagio.

L’hanno chiamata “strategia del contenimento”; consiste nel presidiare il luogo in cui si compie la violazione trasformando le forze dell’ordine in testimoni di un comportamento illegale prima che venga ordinato l’intervento. L’esplicitazione più chiara c’è stata alcune settimane fa, in occasione di un rave nel Viterbese che aveva attirato in spazi ristretti migliaia di giovani, in un periodo in cui qualsiasi assembramento era vietato. Quel raduno andò avanti per giorni, con le forze dell’ordine che “presidiavano” la zona, mentre gli scalmanati giovanotti sgozzavano le pecore al pascolo nelle campagne vicine, lasciavano cumuli di rifiuti, consumavano sostanze stupefacenti. Si disse, in quei giorni, che era necessario “contenere” la folla. E lo sgombero avvenne solo dopo giorni di richieste da parte dei sindaci della zona.

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Il contenimento blando a Roma

Lo stesso contenimento blando lo abbiamo visto sabato pomeriggio, quando i facinorosi No Green pass hanno violato il divieto di uscire dalla piazza che era stata assegnata alla loro manifestazione (piazza del Popolo), hanno provato a rovesciare un blindato della Polizia di Stato, poi hanno imboccato il viale Washington all’interno di Villa Borghese (insultando anche i frequentatori del parco, “colpevoli” di vigliaccheria per non aderire alla protesta) e si sono diretti verso Porta Pinciana, all’inizio del salotto di Roma, via Veneto. Il tutto sotto gli occhi dei Reparti mobili di Polizia, Carabinieri e Finanza, ai quali era stato ordinato di “contenere”. Qualsiasi investigatore di media esperienza, a quell’ora, avrebbe capito che quella marea rabbiosa poteva colpire qualsiasi obiettivo sensibile a portata di mano, e la Cgil era a duecento metri. Allo stesso modo, era evidente che il percorso intrapreso dai contestatori portava a Palazzo Chigi, dove si è deciso di blindare il portone con una camionetta, con una scelta che ha messo in evidenza tutta l’impreparazione per una situazione evidentemente sfuggita di mano.

La stessa sgradevole sensazione si è avuta nell’apprendere che nella notte era stato assaltato il pronto soccorso del policlinico romano Umberto Primo, dove era stato ricoverato uno dei manifestanti, che alla richiesta di effettuare un tampone (come previsto dalle procedure in vigore in tutto il Paese) ha chiamato alcune decine di complici che sono penetrati nel nosocomio ferendo due operatrici sanitarie e procurando danni agli arredi. Anche in questo caso, evidentemente, le forze di polizia presenti hanno scelto la strategia del “contenimento”.

Ebbene, tra pochi giorni, la mattina di venerdì 15 ottobre, tutti gli esagitati manifestanti di sabato pomeriggio dovranno presentarsi nei rispettivi posti di lavoro esibendo un Green pass che evidentemente non hanno. In realtà la moltitudine di lavoratori che ancora non possiedono la certificazione verde è molto più estesa: oltre due milioni di dipendenti privati e 250mila dipendenti pubblici (come spiega un servizio a pagina 7 di questo giornale), che hanno scelto deliberatamente di non aderire all’invito del premier Draghi di effettuare la vaccinazione. Si tratta di una moltitudine rabbiosa, che potrebbe lasciarsi andare a slanci di contestazione e di violenza, arrivando anche a mettere in campo condotte eversive, come quelle ipotizzate sabato dalla Questura, che ha blindato Palazzo Chigi. 

 

Di fronte a questo scenario, viene da chiedersi se non sarebbe opportuno ripensare tutto il dispositivo di pubblica sicurezza sui posti di lavoro, avviando magari uno screening della aziende private e degli uffici pubblici in cui è più consistente la percentuale di No Green pass e attivando presidi di forze dell’ordine che - abbandonata la fallimentare esperienza del “contenimento” - consentano la serena ripresa delle attività imprenditoriali. Dalla quale dipende - vale la pena di ripeterlo - la ripartenza del Paese.

Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre, 16:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA