Debito e deficit, ecco il piano di Savona: documento alla Ue, disinnescare il 3%

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Debito e deficit, ecco il piano di Savona: documento alla Ue, disinnescare il 3%

di Andrea Bassi

Via la regola del 3%. Sostituita da un «deficit dinamico», pari ogni anno all’andamento del Pil nominale, ossia la crescita reale più l’inflazione. Ma soprattutto, un piano a lunghissimo termine per ridurre il debito italiano al 60% del Pil come richiedono le norme europee, dando in garanzia alla Bce, le entrate fiscali future e le proprietà pubbliche.

Il «Piano Savona» per l’Europa, il documento di 30 pagine redatto dal ministro delle Politiche Comunitarie (e anticipato dal Messaggero), è stato reso pubblico ieri. In realtà Paolo Savona lo ha trasmesso il 7 settembre alla rappresentanza permanente presso l’Ue guidata dall’ambasciatore Maurizio Massari, chiedendo che il documento fosse trasmesso subito al presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker. Eppure, secondo fonti di Palazzo Chigi, questo passaggio non sarebbe avvenuto, creando una forte irritazione dello stesso Savona che avrebbe investito della questione il premier Giuseppe Conte.

Fonti diplomatiche, invece, sostengono di aver inviato il documento non appena ricevuto al gabinetto di Juncker. Non è ancora chiaro quale sia stato il cortocircuito, visto che il presidente della Commissione non lo avrebbe visionato.

L’IRRITAZIONE
Il documento di Savona, comunque, non ha deluso le aspettative. Molti dei temi trattati sono quelli analizzati e discussi da anni dal professore sardo. Come quando spiega che il governo italiano richiede uno specifico impegno sugli investimenti «capaci di creare economie esterne alle imprese e benessere sociale», come «strumento indispensabile per una maggiore crescita del reddito e dell’occupazione». C’è la richiesta di una scuola europea che formi gli europei. E che alla Banca centrale europea vengano assegnati i compiti di prestatore di ultima istanza e le leve sul cambio. Per Savona la politica dell’austerità va superata con una «politica tributaria standardizzata a livello europeo», che «contribuirebbe a stimolare un più corretto e più equo sviluppo economico e sociale». E soprattutto che se non agisce «una politica fiscale comune per l’immigrazione, non resta altro che chiudere le frontiere marittime e terrestri, rinunciando a difendere i valori di solidarietà umana» dell’Europa.

LA PROPOSTA
Ma le proposte che più faranno discutere restano quelle sul debito e sul deficit. «Se i timori dei paesi membri creditori che ostacolano la definizione di una politica fiscale fossero dovuti al rischio temuto da alcuni paesi di doversi accollare il debito altrui», spiega Savona, «esistono le soluzioni tecniche per garantire che ciò non avvenga. Si tratta», prosegue il ministro, «di attivarle in pratica effettuando scelte politiche, come quelle di concordare un piano di rimborsi a lunghissima scadenza e ai tassi ufficiali praticati, fornendo una garanzia della Bce fino al rientro nel parametro del 60% rispetto al Pil, in contropartita di una ipoteca sul gettito fiscale futuro o di proprietà pubbliche in caso di mancato rimborso di una o più rate. Ossia», sottolinea, «decidere quello che si sarebbe dovuto fare prima dell’avvio dell’euro. Ovviamente tra le clausole di un siffatto accordo vi sarebbe anche quella che il disavanzo di bilancio pubblico si collochi in modo dinamico».

Il deficit, insomma, dovrebbe essere ogni anno fissato al livello del Pil nominale. Solo per fare un esempio, l’ultimo documento di economia e finanza approvato dal governo Gentiloni, indica il Pil nominale per il 2019 al 3,2% che, secondo la proposta di Savona, dovrebbe diventare anche il tetto del deficit. La conclusione del documento, è che il Governo italiano assumerà tutte le iniziative per dare vita a un gruppo di lavoro ad alto livello, composto dai rappresentanti degli Stati membri, del Parlamento e della Commissione, che esamini la rispondenza dell’architettura istituzionale europea vigente e della politica economica con gli obiettivi di crescita nella stabilità e di piena occupazione esplicitamente previsti nei Trattati. Il gruppo di lavoro ha lo scopo di sottoporre al Consiglio europeo, prima delle prossime elezioni, suggerimenti utili a perseguire il bene comune, la politeia che manca al futuro dell’Unione e alla coesione tra gli Stati membri. 
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Giovedì 13 Settembre 2018, 10:01






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4 di 4 commenti presenti
2018-09-14 10:49:57
Era arrivato a Palazzo chigi con quel "Ce lo chiede l'Europa" di montiana memoria stampato in fronte. Anche perche Enzo Moavero Milanesi, di quel governo guidato da Mario Monti, era stato ministro. Da qualche giorno, però, l'attuale incaricato degli Estri del governo Conte, pare aver corretto il tiro, almeno su determinati argomenti. Prima chiedendo più risorse nel bilancio Ue per le politiche sui migranti, quindi criticando aspramente la decisione della Alta commissaria per i Diritti Umani Michelle Bachelet di inviare gli ispettori Onu in Italia. Ora Moavero parte all'attacco del commissario Ue al Bilancio, il tedesco Gunther Oettinger: "L'attuale proposta della Commissione europea sul progetto di bilancio pluriennale Ue per il periodo 2021-2027 per l'Italia appare inadeguata perché non risponde a sufficienza alle preoccupazioni e alle attese dei cittadini. Secondo il Ministro - si legge in una nota della Farnesina - "è auspicabile che la Commissione sia più coraggiosa nell’individuare fonti aggiuntive per le risorse del bilancio Ue. Non è più giustificato che quest’ultime dipendano, prevalentemente, dai contributi versati da ciascuno Stato membro; in questo modo, infatti, si sottraggono risorse ai bilanci nazionali. Occorre, invece, elaborare nuove ‘risorse proprie’, di genuina impronta europea. Per esempio, si può procedere a sistematiche emissioni di strumenti finanziari UE, concepiti ad hoc, per realizzare concreti progetti di investimento favorevoli alla competitività. Si può anche pensare a idonee misure che permettano un’equa contribuzione fiscale, da destinare al bilancio UE, da parte di quei soggetti che oggi vi si sottraggono con abili ‘slalom’ fra i differenti sistemi tributari degli Stati Membri". Tradotto? Basta mettere le mani nelle tasche dei cittadini europei come unico strumento per finanziare questa Europa.
2018-09-13 15:18:09
Moscovici va subito corretto, il governo italiano non è un problema per l'Europa ma per gli Italiani. Aiutoooo
2018-09-13 15:01:10
Voglio il 15 per cento di tasse, il condono fiscale e il reddito di cittadinanza; tanto per cominciare. legaioli non facciamoci scudo della UE, lo so che siete abili a raccontare balle, fare debiti e scaricare su altri le colpe. Avanti tutta per una volta, vediamo se ce l'avete ancora duro come urlavate ai bei tempi della secessione, feve omani.
2018-09-13 12:08:57
Olè, non passino troppi giorni tra una bacchetta all'Italia in vista della prossima Legge di Bilancio. Così lo spread si alza un po', qualcuno del governo spegne l'incendio e lo spread cala di nuovo. E così via di nuovo. Una specie di "bastone e carota" a cui stamattina 13 settembre si è unito il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici (francese): "L'Italia è un problema per l'Europa" ha detto senza mezzi termini Moscovici, che ha chiesto al governo italiano "un bilancio credibile" per il prossimo anno e "ulteriori riforme" ha spiegato in una conferenza stampa a Parigi. Il problema dell'Italia è la Francia in tutti i sensi!