Il decollo di Ita evita la stangata da 900 milioni. Il piano concordato con Bruxelles

Sabato 11 Settembre 2021 di Umberto Mancini
Il decollo di Ita evita la stangata da 900 milioni. Il piano concordato con Bruxelles

Ora è ufficiale. La Ue ha svelato le carte, confermando 48 ore dopo quanto anticipato da Il Messaggero, ovvero l’arrivo della sanzione per aiuti di Stato da 900 milioni per Alitalia e, contestualmente, l’ok al decollo di Ita. La mossa non ha colto di sorpresa Palazzo Chigi che è convinta di aver in mano la soluzione tecnica che eviterà la stangata Ue. Non solo perché un decreto ad hoc è stato varato la settimana scorsa per accelerare il decollo della nuova compagnia, ma anche perchè nella riunione di giovedì del consiglio dei ministri si è deciso di spingere per chiudere il fretta il dossier. Proprio il venir meno di Alitalia, che chiuderà definitivamente i battenti il 14 ottobre, lasciando spazio alla nuova compagnia tricolore, toglierà l’elemento del contendere.

Ita non si accollerà i debiti di Alitalia

Eliminando alla radice il possibile effetto distorsivo della concorrenza. Da qui la convinzione maturata al Tesoro e a Palazzo Chigi che le soluzioni individuate sminino definitivamente il cammino della nuova Ita che non dovrà accollarsi i debiti della vecchia Az.

 

 


I PALETTI
L’Italia si è anche impegnata a non utilizzare più di 1,35 miliardi di euro da iniettare nel capitale del vettore tricolore i prossimi tre anni, di cui 700 milioni quest’anno. Questa cifra è il tetto massimo notificato a Bruxelles ed è ritenuta conforme al mercato da parte della Commissione europea. Come si ricorderà ne decreto Rilancio il governo Conte aveva previsto aumenti di capitale per la newco per 3 miliardi euro ma, spiegano le stesse fonti, se l’Italia dovesse decidere di procedere con altre iniezioni - anche dopo il 2023 - servirà una nuova valutazione da parte di Bruxelles. Adesso la palla passa ai commissari straordinari di Az che devono chiudere in fretta, anche alla luce del via libera ufficiale di Bruxelles, tutte le partite aperte.

A cominciare dalla cessione a trattativa diretta del ramo aviation che nonostante l’ok all’offerta presentata da Ita a fine agosto ancora non si è conclusa. Si tratta di un passo decisivo perchè consente, come noto, il passaggio di 52 aerei e 2.800 dipendenti, dalla vecchia alla nuova compagnia, insieme agli slot, ai codi di volo e ad altri asset minori, ma decisivi per rendere operativo il vettore. Il pressing di Palazzo Chi ha l’unico scopo di non perdere altro tempo, sforare rispetto alla data del 15 ottobre, aprirebbe infatti scenari inquietanti che nessuno al momento vuole nemmeno immaginare.

Bruxelles ha infatti lasciato intendere che non si possono concedere altre dilazioni e che l’operazione Ita deve partire nei tempi concordati con la Commissione Ue e con la forte discontinuità concordata. 
Dal conto sua la compagnia guidata da Alfredo Altavilla e Fabio Lazzerini sta facendo di tutto per farsi trovare pronta. Non solo accelerando sia dall’inio della prossima settimana le assunzioni del personale, sia affilando le armi sul fronte del marketing e della politica commerciale, ben consapevole della difficoltà del passaggio in corso. Non solo. Sono anche pronte le munizioni finanziarie - circa 100 milioni - per partecipare alla gara per il brand Alitalia, gara a cui potranno partecipare solo compagnie aeree e non altre realtà industriali o finanziarie. Poi a fine mese scatterà anche una nuova fase per scegliere il partner commerciale: in pole position resta per ora Lufthansa. 
 

Ultimo aggiornamento: 09:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA