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Bollette, tariffe calmierate alle imprese. Cingolani: «Pronto il piano di emergenza, se sale la tensione tagli ai consumi»

Troppe criticità nella norma sui prelievi. Freno sui profitti-extra delle energetiche

Mercoledì 23 Febbraio 2022 di Roberta Amoruso
Bollette, tariffe calmierate alle imprese. Cingolani: «Pronto il piano di emergenza, se sale la tensione tagli ai consumi»

Ora si lavora alla seconda mossa sulle tariffe «eque» alle imprese. Non solo sul gas, come previsto dal nuovo decreto energia in arrivo ad horas in Gazzetta Ufficiale, ma anche sull’elettricità. L’altra gamba del piano salva-competitività presentato venerdì scorso dal governo è infatti rimasto sul tavolo dei tecnici: troppe nodi tecnici ancora da sciogliere considerata la complessità degli operatori che producono energia rinnovabile. Ma lo scenario è nettamente cambiato negli ultimi quattro giorni. Il prezzo del gas, arrivato ieri a oltre 88 euro per megawattora (+10%), punta di nuovo verso l’alto sull’onda dell’escalation in Ucraina e si sta alzando anche il pressing del Parlamento per stringere i tempi sul rinforzo delle misure strutturali a favore di imprese energivore e Pmi anche sul fronte dell’elettricità. Si tratta dello schema che prevede la vendita di un pacchetto di elettricità da fonte rinnovabile che può arrivare a 25 terawattora a prezzi calmierati rispetto a quelli di mercato: tra 50 e 60 euro per megawattora rispetto ai 190 euro richiesti oggi dal mercato.

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Le criticità del prelievo

Va detto, però, che questo capitolo si giocherà in maniera un po’ parallela con un altro dossier delicato che riguarda le società che producono energia da fonte rinnovabile, quello del prelievo sugli extra-profitti con il meccanismo a due vie affidato al Gse che deve raccogliere dagli operatori tutto il margine oltre un prezzo pari a circa 61 euro per megawattora. Questo schema contenuto nel Decreto Sostegni-ter ha fatto emergere numerose criticità, a parere dell’Arera, che ha inviato una memoria in Commissione Bilancio. Tra le criticità anche il fatto che la norma colpisca soltanto la produzione «senza catturare gli eventuali extra-profitti realizzati, anche grazie alle cessioni infragruppo, dai trader o dai venditori al dettaglio». Senza contare i tempi lunghi per «la valutazione dei ricavi» e le difficoltà applicative. L’Autorità ha sottolinea «rilevanti profili di complessità nella fase attuativa». Al contrario, «intercettare i profitti a partire dai bilanci delle società sarebbe, in principio, idoneo a superare alcune criticità». dice l’Autorità guidata da Stefano Besseghini. Più precisamente, aggiunge, «L’applicazione di un prelievo ai soli “sovra profitti” e la transitorietà della misura (una tantum, ndr), in combinazione con il divieto di traslare l’onere sui consumatori, potrebbero superare possibili profili di incostituzionalità» rilevati su norme simili già viste in passato. Di fatto, si tratta di una sonora bocciatura dell’articolo 16 del Decreto, che fa capire come sarà davvero difficile per il governo prelevare anche soltanto gli 1,5 miliardi preventivati. Una pioggia di ricorsi da parte delle società è dietro l’angolo. E dunque il Parlamento è già pronto a proporre una modifica sostanziale che allarghi lo spettro di applicazione del prelievo una tantum, a un po’ tutte le società energetiche. E non a caso Draghi continua ad aspettarsi «che i grandi produttori di energia condividano con il resto della popolazione il peso dei rincari dell’energia». Ma «sul come ci stiamo riflettendo», ha detto a chiare lettere il premier.

Nel frattempo, è già stato introdotto un correttivo alla norma che restringe la platea agli impianti pre-2010 con incentivo fisso, come suggerito anche dalla stessa Arera. Comunque vada a finire su questo fronte, certe risorse arriverebbero nella migliore delle ipotesi alla fine di un altro anno impossibile per i costi delle imprese. Ecco perché si sta provando a mettere a punto il sistema delle tariffe calmierate da offrire a stretto giro alle imprese anche sul fronte delle elettricità. Questo sì che aiuterebbe, dicono le imprese, insieme all’adeguamento delle aliquote di agevolazione per le componenti parafiscali della bolletta elettrica alla normativa Ue. Un aiuto, quest’ultimo contenuto in un altro emendamento sponsorizzato da più fronti nella maggioranza. 

«Temo che il prezzo del gas rimarrà abbastanza alto», ha ammesso ieri il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani alla Camera: «Il Comitato di emergenza gas se già riunito», ha detto, e «dobbiamo far trovare pronti» a nuove tensioni e volatilità legati alla crisi in Ucraina. Nel piano di emergenza c’è anche «il contenimento consumi» da parte dell’industria. Consumi elettrici ma anche tagli al nei settori energivori e non. Il resto del piano passa da una massimizzazione dei flussi che non arrivano dai tubi russi (da Azerbaijan, Tunisia, Algeria e Libia), e poi dall’aumento dell’importazione del Gnl, in particolare il gas naturale liquefatto dagli Usa. Tutte azioni per le quali servirebbero però mesi. 
 

Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio, 09:40

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