La crisi dei microchip non ferma il volo di Tesla: niente stop elettronico per le creature di Elon Musk

Mercoledì 3 Novembre 2021 di Giorgio Ursicino
La crisi dei microchip non ferma il volo di Tesla: niente stop elettronico per le creature di Elon Musk

Un pugno di semiconduttori per l’uomo che pianifica di volare su Marte, che vuoi che siano? Nulla. La penuria di chip non scalfisce Tesla, l’unica casa costruttrice a produrre soltanto auto elettriche.

I costruttori tradizionali, invece, hanno incassato il colpo, lasciando sul tappeto milioni di veicoli impossibili da assemblare senza i preziosi componenti. Quando scoppia una crisi del genere non facile da spiegare, iniziano a circolare leggende metropolitane che si affiancano a spiegazioni più o meno plausibili. Elon Musk ha messo sotto scacco tutto il comparto automotive che va ripensato in profondità poiché si era un po’ seduto.

IL SISTEMA

A fare la differenza, quindi, non sono solo le vetture a batterie, ma tutto quello che il visionario gli fa girare intorno. Un ecosistema talmente chiuso che chi è dentro non può desiderare altro. In primis una rete di ricarica dedicata, tutta fatta di colonnine ultrafast che sono già 30mila nel pianeta. Poi il sistema di vendita fatto in casa e concretizzato con l’acquisto virtuale e il prezzo fisso, tanto che nessun cliente Tesla si sognerebbe mai di chiedere lo sconto. Infine il post-vendita. L’assistenza quasi interamente a domicilio, senza perdere tempo prezioso. La maggior parte dei malfunzionamenti l’azienda di Palo Alto li sistema “over the air”. Gli altri, ancora quasi tutti, prevedono l’intervento volante dove si trova l’auto. I casi in cui i “fly doctor” devono portare l’auto in officina sono veramente rari. Un bel vantaggio per gli utilizzatori. Da qui la boutade: per arginare il visionario, e concentrarsi sul cambiamento, è meglio produrre un po’ di meno, facendo una transizione di qualità che consenta di rispettare i target finanziari senza doversi ammattire per spingere il “metallo”. Morale: due dei più grandi player hanno perso 600mila veicoli ciascuno nel terzo trimestre, soprattutto in Europa dove la transizione sta accelerando al massimo. Sia come sia, nella Silicon Valley tira tutta un’altra aria. Da trimestre a trimestre si stabilisce un nuovo record, sia di produzione che di vendita, sia di utili che di margine. Il risultato? L’azione e la capitalizzazione sono schizzati in orbita come i razzi di SpaceX prodotti dallo “scienziato”. Mettendo in imbarazzo i competitor costretti a giocare, al momento, un’altra partita.

I NUMERI

Nei giorni scorsi Tesla ha infranto contemporaneamente due barriere siderali: il valore dell’azione ha superato mille dollari al Nasdaq, quello della società la vetta dei mille miliardi. Ciò grazie anche al fatto che le fabbriche hanno sfornato da luglio a settembre 237.823 vetture, più 64% sullo stesso periodo dello scorso anno. E le vendite? Ancora meglio: hanno raggiunto 241.391 esemplari, più 73% rispetto al 2020. Ma dove li trova Elon i semiconduttori necessari per la sua produzione? Qualcuno dice, tra il serio e il faceto, che a uno così non conviene mai dire di no. Sicché i risultati finanziari di Tesla nel trimestre sono spettacolari: il fatturato dell’automotive da luglio a settembre ha superato 12 miliardi, l’utile lordo 3,5 miliardi, il margine lordo il 30%. Numeri da Ferrari. Ma non è certo finita qui perché la mente di Elon non riposa mai.

GLI STABILIMENTI

L’offerta delle due fabbriche californiana (capacità produttiva 600mila auto) e cinese (450mila) non basta a soddisfare la domanda e c’è una lotta contro il tempo per avviare le altre due, ad Austin in Texas e a Berlino in Germania, che dovrebbero partire entrambe entro l’anno e nel 2022 garantire nuovo prodotto. I modelli che tirano di più sono i piccoli, la 3 e la Y, assemblati sia a Fremont che a Shanghai e presto anche in Europa. Proprio nel Vecchio Continente, a settembre, è accaduto un fatto epocale. Dopo oltre 130 anni di storia dell’auto, il modello in testa alla classifica delle vendite totali viene da altri continenti. Con la difficoltà di spostare la merce in questo periodo di porto in porto, la casa californiana movimenta un numero di vetture mai visto. Ecco perché Musk è così impaziente di avviare lo stabilimento di Brandeburgo. La reginetta del mercato, neanche tanto a sorpresa, è stata la Tesla 3 (la Y solo da qualche mese è in vendita in Italia) consegnata in quasi 25mila esemplari che ha preceduto la Renault Clio e la Dacia Sandero, entrambe intorno a quota 18mila e l’ex best seller Volkswagen Golf ancora più in basso. La “3” già nei mesi precedenti viaggiava nella parte alta della graduatoria conquistando la vetta in Paesi molto attenti all’elettrificazione come la Gran Bretagna. Con due nuovi impianti bisognerà vedere cosa accadrà nel 2022 e se la Borsa della Grande Mela, il più grande mercato di capitali, continuerà a dargli il credito sconfinato di cui gode oggi.

Ultimo aggiornamento: 4 Novembre, 14:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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