«Banchieri da impiccare». Angelosante nella bufera per il post su Facebook

Giovedì 5 Dicembre 2019 di Stefano Dascoli
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«Magari avrò utilizzato termini impropri, ma le frasi sono state decontestualizzate e non avevano l’intento di fomentare nulla». Si difende così il consigliere regionale della Lega, Simone Angelosante, dalla bufera mediatica che lo ha travolto ieri, travalicando i confini abruzzesi, per un post e un commento diffusi sulla propria pagina Facebook. Il tema è il Mes, il cosiddetto “Fondo salva Stati” che tante tensioni sta provocando nel governo e che il Carroccio sta combattendo apertamente in Parlamento. Angelosante, nel post, ha scritto che «l’Italia di Conte ha firmato senza autorizzazione del Parlamento sovrano, un trattato che serve alla Germania impegnando l’Italia a versare 125 miliardi che non potrà mai avere indietro. Questo si chiama alto tradimento gli interessi nazionali. In tempo di guerra era punito con la fucilazione alle spalle». Nei commenti, poi, si è lasciato andare a un «fino a quando il popolo con il populismo non impicca i banchieri... è già successo sai?».

Apriti cielo. «Ho solo usato termini impropri - si difende Angelosante -, ma volevo sottolineare il rischio della supremazia dei poteri finanziari su quelli politici, scenari che già si sono materializzati per esempio in Grecia, dove è aumentata la mortalità e ci sono difficoltà enormi. Questo era il senso, evitare che possa accadere anche qui una cosa simile». E i banchieri da impiccare? «Non ho assolutamente detto che i banchieri devono essere impiccati, ma che in passato, e questo è un dato storico, ci sono state le rivoluzioni». E la fucilazione evocata per Conte ? «Ma quale fucilazione evocata! Anche in questo caso ho solo sottolineato un fatto, ovvero che in passato i traditori venivano fucilati». Angelosante era già finito nel mirino per la polemica innescata con il cantautore Roberto Vecchioni che aveva intonato “Bella ciao” a Ovindoli, dove è sindaco. «Propaganda di basso livello», disse Angelosante. Il coordinatore, Luigi D’Eramo, ha detto che la Lega «prende nettamente le distanze»: «Pur confermando i giudizi negativi già espressi in sede parlamentare sul Mes, la Lega non ritiene quelle affermazioni consone a un dibattito che, seppur aspro, deve sempre essere confinato nell’alveo della civiltà e del rispetto»  Ultimo aggiornamento: 09:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA