Premio Strega, dalla Smutniak a Dori Ghezzi il parterre della finalissima

Sabato 4 Luglio 2020 di Lucilla Quaglia

Un Premio Strega stranamente poco affollato quello della 74esima edizione. Accesso nel magnifico e fresco Ninfeo del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, consentito a solo un’ottantina di selezionatissimi invitati. Alla kermesse è sicuramente mancato l’affetto e l’entusiasmo degli amici del premio, ma non la parte glam. Protetta da mascherine, ecco infatti sfilare una coppia d’eccezione: quella formata dall’attrice Kasia Smutniak, in pantaloni e t-shirt bianca con cinta nera, assolutamente senza trucco e come sempre molto semplice, con il marito produttore Domenico Procacci, in giacca scura su candida camicia. Mascherina nera lei, chirurgica lui.
Al tavolo con alcuni finalisti ecco la sorridente Dori Ghezzi, in nero, molto ammirata e omaggiata. Si riconosce il vice sindaco Luca Bergamo che chiacchiera con un invitato. E non mancano intellettuali come Corrado Augias e, tra i finalisti, Jonathan Bazzi, autore di “Febbre”, apparso in sgargiante completo di paillettes nere, alte zeppe in tinta e unghie smaltate scure con la scritta in bianco “femminuccia”.

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Dopo un rapido giro nelle sale del suggestivo museo, si discute ai tavoli sotto le stelle mentre viene servito un goloso menù dai sapori mediterranei. Come sempre, dominano i cocktails. Poi arriva il momento del vincitore: Sandro Veronesi con il libro “Il colibrì” della casa editrice La nave di Teseo, diretta da Elisabetta Sgarbi, tra gli intervenuti: l’annuncio arriva ben oltre la mezzanotte, come di consueto, con la conduzione di Giorgio Zanchini e Corrado Augias ospite speciale. Veronesi è al suo secondo Strega.
A contendersi il prestigioso riconoscimento letterario, oltre a Bazzi con “Febbre” (Fandango Libri), Gianrico Carofiglio con “La misura del tempo” (Einaudi), Gian Arturo Ferrari con “Ragazzo italiano” (Feltrinelli), Daniele Mencarelli con “Tutto chiede salvezza” (Mondadori) e Valeria Parrella con “Almarina” (Einaudi). Una sestina invece della tradizionale cinquina per effetto della tutela dei piccoli editori contenuta nel regolamento. Sebbene non sia la prima volta che giunge in finale una sestina: era accaduto per un “ex aequo” al quinto posto della prima votazione nel 1953, 1960, 1961, 1963, 1979, 1986 e 1999.
 
 

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