J.K. Rowling, ecco "Il maialino di Natale", la nuova fiaba dell'autrice di Harry Potter

Martedì 12 Ottobre 2021 di J.K. Rowling
Photography Debra Hurford Brown © J.K. Rowling per gentile concessione dell'editore Salani

Pubblichiamo l'undicesimo capitolo del nuovo libro per ragazzi di J.K. Rowling, “Il maialino di Natale”, che esce oggi in contemporanea mondiale per Salani. L’autrice della saga di Harry Potter racconta la perdita del pupazzo preferito del piccolo Jack e il viaggio straordinario che il bambino intraprende per ritrovarlo. Illustrazioni di Jim Field.

Jack gridò così forte che il nonno sterzò pericolosamente.
«Ha buttato fuori Lino!» gridava Jack. «Ha buttato
fuori Lino!
»
Ma il nonno non poteva fermarsi in mezzo all’autostrada. Continuarono per quella che gli sembrò un’eternità prima che potessero accostare. Holly teneva le braccia incrociate, con la faccia dura e fredda. Sembrava che non le importasse niente di quello che aveva fatto. Quando si fermarono il nonno scese dalla macchina e tornò indietro di corsa, scomparendo in mezzo alla neve, nella speranza di salvare Lino.
«Il nonno lo troverà» affermò la nonna, ma Jack non le credette. Cercò di scendere anche lui per cercare Lino, ma lei gli disse di restare in macchina. Jack cominciò a gridare e a piangere. Doveva riavere Lino. Lui era l’unico al mondo che sapeva tutto, che era sempre presente e non cambiava mai. Aveva bisogno di Lino, doveva riaverlo, e Lino aveva bisogno di lui, perché soltanto loro due si capivano, e ora Lino era da qualche parte sull’autostrada, solo, convinto che Jack lo avesse abbandonato per sempre. Jack sferrò un calcio al sedile del guidatore, urlando dalla rabbia, e cercò di tirare un pugno a Holly.
«Jack!» esclamò la nonna, sbalordita. «Calmati! Lo troveremo!»
Una macchina della polizia accostò dietro di loro. Il poliziotto scese e venne a chiedere alla nonna cos’era successo. Lei glielo spiegò e i poliziotti se ne andarono. Il nonno però ancora non tornava. Le macchine passavano sfrecciando, la neve continuava a cadere e Jack guardava fuori dal lunotto, singhiozzando. Non riusciva a non pensare a Lino che volava via e roteava nell’aria, piccolo, morbido e spaventato. Il nonno doveva trovarlo. Per forza.

La ricerca del giocattolo perduto


Ma quando il nonno tornò, scosse appena la testa guardando la nonna negli occhi e poi disse a Jack: «Mi dispiace, piccolo. Credo che l’abbiamo perso ».
Dopo, Jack piangeva e gridava troppo forte per sentire quello che dicevano gli altri. Non sopportava l’idea che la macchina lo stesse portando lontano dal luogo in cui era caduto Lino, che ora se ne stava lì solo e sperduto, a chiedersi perché Jack non tornasse a prenderlo. Durante tutto il viaggio di ritorno Jack batté i pugni sulla portiera della macchina, pregando i nonni di farlo scendere per andare a prendere Lino.
Quando arrivarono a casa Jack cercò di mettersi a correre in direzione dell’autostrada. Il nonno lo acchiappò e dovette quasi portarlo dentro di peso. Jack corse nella sua stanza e cominciò a tirare cose in giro. Prese tutti i giocattoli dagli scaffali e li scagliò per la stanza. Strappò i poster dalle pareti, tirò via i cassetti. Rovesciò perfino la scrivania.
La nonna venne di sopra.
«Jack, smettila! SMETTILA! Di solito sei un bambino così bravo!»
Per tutta risposta Jack prese il cestino della carta e lo tirò contro la finestra. Sperava che il vetro si rompesse, ma non si ruppe.
«Basta così, giovanotto!» tuonò il nonno comparendo sulla soglia alle spalle della nonna. «Ora ti calmi e basta!»
Non c’era rimasto molto da rompere o da lanciare, così Jack si buttò sul letto a faccia in giù e si rifiutò di muoversi e parlare. Alla fine i nonni lo lasciarono stare.
Per tutta la sua vita, all’ora di andare a dormire aveva sempre avuto Lino con sé. Gli sembrava di sentirlo, con il suo corpo soffice, la pancia piena di palline di plastica, le zampette consumate così adatte ad asciugare le lacrime. Gli sembrava addirittura di sentire quel suo odorino familiare.

Le lacrime di Jack


«Ti troverò, Lino» giurò Jack al cuscino bagnato di lacrime. «Verrò a cercarti quando tutti dormono».
Dopo un’ora, quando ebbe pianto tutte le sue lacrime, Jack rimase sul letto nella stanza devastata, ad ascoltare i rumori della casa. Continuava a sperare di sentire la porta d’ingresso che si apriva. Se la nonna aveva chiamato la mamma al lavoro e le aveva detto cos’era successo, sicuramente sarebbe tornata prima. La mamma sapeva quanto era importante Lino. Lo avrebbe aiutato a cercarlo. Ma la porta non si aprì.
Il nonno venne a bussare alla sua porta all’una, per chiedergli se voleva pranzare. Jack gridò «no». Più tardi arrivò la nonna, per chiedergli se voleva venire a vedere il nuovo angelo in cima all’albero. Jack gridò «no» ancora più forte. Poi sentì la porta d’ingresso che si apriva e si chiudeva. Per un breve momento felice pensò che la mamma fosse tornata prima, come aveva sperato, ma invece sentì che qualcuno si avviava fuori, lungo il vialetto innevato. Non gli importava di chi fosse o dove stesse andando. Non gli importava più niente del Natale. Voleva solo Lino.

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Ultimo aggiornamento: 11:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA