Giuliana Musso "Dentro" il silenzio delle vittime:
il teatro necessario che sconvolge ed emoziona

Sabato 29 Agosto 2020 di Chiara Pavan
La drammaturga e attrice veneta Giuliana Musso in scena col suo nuovo lavoro "Dentro"

BASSANO Due donne davanti a una verità inascoltabile. Troppo dolorosa per essere svelata. Lassù sul palco, circondate da due file di sedie che si fronteggiano come eserciti pronti a combattere, Giuliana Musso ed Elsa Bossi narrano la storia segreta di una verità compressa che cerca disperatamente di uscire dalla gabbia in cui il mondo l’ha rinchiusa per non voler sapere. E “Dentro”, il nuovo lavoro dell’autrice veneta - in anteprima il 25 agosto a Bassano Operaestate, in attesa del gran debutto al Festival della Biennale di Venezia (il 19 settembre) per cui è nato - è un corpo a corpo feroce e spietato “dentro” corpi e anime feriti non soltanto dalla violenza dei padri, ma soprattutto dal suo occultamento. Stavolta la drammaturga si mette in scena in prima persona per raccontare il suo incontro, vero, con una madre incapace di misurarsi con l’enormità del suo segreto. L’abuso sui minori, l’incesto, è inconfessabile in una società di famiglie “per bene” che può soltanto riconoscere la rabbia incontrollabile di una figlia abusata e la disperazione di una donna colpevole di non aver visto e protetto. In 13 capitoli che scandiscono la progressiva discesa negli inferi della consapevolezza di una madre che forse non vorrebbe sapere - proprio come l’esercito di consulenti, terapeuti, educatori, medici, assistenti sociali e avvocati che continuano a proteggere il segreto - Musso scruta con sguardo lucido e impietoso un tabù che normalizza la violenza sessuale dentro le mura di casa, silenziando e colpevolizzando le vittime per salvare l’eterno ordine dei padri. Più che un’indagine sugli abusi in famiglia, “Dentro” è un’analisi attenta e profonda sulla censura della verità, e quindi su quel dolore inconfessabile e inconsolabile che si alimenta silenzio su silenzio, scavando “dentro” fino a bruciare anche le ossa. L’unica possibile via d’uscita, forse, non sta tanto nella ricerca di una giustizia in grado di ristabilire l’ordine sovvertito, quanto nel valore dell’ascolto. E attraverso la comprensione e la reciproca vicinanza di due donne che si tendono la mano dando finalmente voce all’enormità di un trauma che mai potrà essere sanato, Musso riconduce lo spettatore al centro del teatro, un teatro emozionante e necessario che esiste e «resiste per la sua capacità di dire la verità, rappresentandola. Dai tempi dei tempi». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimo aggiornamento: 2 Settembre, 10:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA