La storia da film di Claudio Fogolin, il “poeta” di San Vito che fondò la Lancia

Domenica 2 Luglio 2023 di Adriano Favaro
La storia da film di Claudio Fogolin, il poeta di San Vito che fondò la Lancia

Lo avevano chiamato "il francese", e poi "il poeta". Claudio era stato considerato uno dei più forti corridori di biciclo, come si diceva allora, d'Italia e d'Europa; ma anche un buon pilota automobilistico, e un bravo tennista. Da quando aveva conosciuto un garibaldino era diventato socialista, come l'amico Vincenzo. Ma questo ideale non gli impedì di iscriversi - cento anni fa - al Partito Fascista. Per questa sua collocazione sarà nominato commissario dal prefetto di Udine nel 1943 - verrà fucilato dai partigiani nel 1945. Restando quasi dimenticato per decenni, Claudio Fogolin di San Vito al Tagliamento, nonostante sia stato, con il suo amico Vincenzo Lancia, il fondatore della casa automobilistica Lancia.
Per quest'uomo sulla cui vita, fossimo a Hollywood, si sarebbero già fatti film e serie tv la fine tragica e il legame con il regime di Mussolini sembrano aver sepolto anche i tratti di una storia che appartiene alla grande imprenditoria di questo Paese.

A leggere le cronache degli ultimi anni, oltre al ritrovamento di una croce sul posto dove venne fucilato e qualche alterno tentativo di dedicargli un convegno in memoria, Claudio Fogolin appare come un fantasma, la cui ombra proietta ancora insondabili perplessità e pregiudizi.


Le aziende

Eppure Gianni Agnelli (nonno), dopo avergli affidato lo stand dell'azienda all'Expo di Torino, nel 1904 contava su lui tanto da fargli organizzare l'officina meccanica per le Fiat negli Usa. A Torino darà vita con Vincenzo Lancia nel 1906 alla casa automobilistica "Lancia". Una dozzina d'anni dopo Fogolin lascerà quell'impresa: dalla divisione dei beni gli spetteranno sei milioni di lire. Cifra enorme che si trascinerà in una lunga vicenda dolceamara, testimoniata nelle tante lettere che il friulano scriverà a Lancia (restando in buoni rapporti) per ottenere quello che gli spettava.
Quella che vivrà il giovanotto di San Vito al Tagliamento è una delle avventure più interessanti dell'Italia industriale ed è stata, in parte, raccontata da Pietro Ceolin e Raffaele Cadamuro, storico e giornalista, nel volume "Claudio Fogolin. L'origine anche friulana della Lancia", uscito quasi vent'anni fa. Ci volle un enorme lavoro per ricostruire le vicende dopo che - per caso, nel 1999 a Torino - una famiglia di San Vito al Tagliamento di cognome Fogolin si imbatté nel nome di Claudio. Dopo le ricerche di Luciano Ciut, cultore di storia locale, saranno Ceolin e Cadamuro a cercare per sei anni documenti e testimonianze.
La vicenda, anche umana di Fogolin, resta però un percorso ancora da rintracciare nella sua pienezza. A cominciare dalla fine, quando, un gruppo di partigiani preleva il commissario del prefetto e segretario del Fascio dal municipio di San Vito e lo fucila in riva al fiume. È il 27 aprile del 1945, gli alleati arriveranno quattro giorni dopo. Il corpo verrà prelevato a sei mesi dalla sepoltura provvisoria e collocato nella tomba di famiglia. In quel periodo in Friuli ricordano gli storici - i tedeschi del presidio di San Vito si erano arresi al battaglione Tridente il 20 aprile del '45; la provincia di Udine e fino a Lubiana veniva considerata dai tedeschi area di loro proprietà.

Sport e politica

Se le pagine finali della vita di Fogolin si chiudono frettolosamente in un soffocato silenzio tra i vuoti degli archivi, l'inizio sportivo del co-fondatore della casa Lancia si apre quando non ha che 13 anni, e scopre il biciclo, inventato tre anni prima che lui nascesse: un mezzo che sarà usato fin o alla fine del 1800, perfino per un giro del mondo. Fogolin si butta con passione sui pedali e diventa un asso delle due ruote: comincia nella società Veloce club udinese, gareggia a partire dal 1891 in Italia, e a cavallo del secolo correrà in Sud America.
Bisogna leggere la rivista "L'automobile" del 1894 per scoprire come lui, con Pontecchi e Ferrario, venisse considerato tra i più forti corridori d'Italia e d'Europa. Non ci sono ancora le corse a tappe, si gareggia spesso negli ippodromi. Nel 1895 Fogolin scriverà: «Sul più bello della forma fui assalito da febbri tifoide. Al Trotter di Milano chi aveva scommesso su me ed erano molti volevano bastonarmi. Al momento della volata mi erano mancate le forze. Dovetti chiudermi in uno degli stalli per cavalli».
Decide di tornare a casa, ha 23 anni, si è diplomato perito agrimensore a Udine dopo la frequentazione del "collegio Spagnol" a Vittorio Veneto. Si interessa dei beni di famiglia e vuole fare il geometra: in un anno e mezzo guadagna 25 lire e una gallina. Rimedia al fallimento andandosene da parenti in Francia, fa il meccanico: da qui in Argentina per corse ciclistiche, frenate dalle febbri. Torna e trova l'ex schermidore Eugenio Pini a convincerlo di non partire volontario in Sud Africa con i Boeri per la guerra contro gli inglesi. E poi - altro incontro della vita- conosce Amilcare Cipriani, uno dei mille di Garibaldi, che lo inizia alle idee socialiste. Da quel contatto verrà il soprannome di "poeta" perché Fogolin non lascerà mai, nemmeno con l'adesione al fascismo, le sue idee libertarie-socialiste. E proprio perché era stato schedato dalla polizia - dopo un litigio con impiegato governativo nel 1989 come "socialista con tendenze anarchiche" che perderà un posto importante: autista al servizio della Regina Madre nella residenza di Stupinigi. La polizia reale lo blocca, mentre Giovanni Agnelli vede in quell'uomo un posto da collaudatore in Fiat. Nell'estate del 1902 Fogolin, a trent'anni, entra nella più grande fabbrica di auto del paese. Da collaudatore diventa organizzatore per conto di Agnelli ed è lui ad allestire lo spazio Fiat al salone automobilistico di Parigi. Due anni dopo Fiat con Fogolin, vince il premio di miglior stand all'Expo automobilistico di Torino. Il nostro pilota è lanciato: nel 1904 è a New York e Boston a gestire l'ufficio riparazioni Fiat. A Torino in quell'anno incontra quella che diventerà sua moglie Ady Kind, padre di origini svizzere a madre, Concetta Pelizzari, di Mira (Venezia).

Pioniere

Adesso la storia accelera: Fogolin (come Lancia) diventa pilota automobilista e corre con auto Fiat e per la Peugeot Italia. Ai due pionieri la velocità non basta. Nel 1906 davanti al notaio Ernesto Torretta sottoscrivono l'atto di fondazione della "Lancia & C": due fondatori, capitale sociale "centomila lire conferiti in denaro in parti eguali". Fogolin amministrerà, Lancia seguirà la parte tecnica e innovativa. Anche altri due piloti ufficiali Fiat, Astore e Nazari tenteranno di dar vita a loro fabbriche autonome, falliscono in pochi anni. Nel 1908 Lancia produce 131 autovetture per arrivare a 469 nel 1914: in quell'anno gli utili sono a quota 766 mila lire. Il marchio accontenta gli snob, auto con finiture bellissime, l'impianto elettrico permetteva l'uso di fanali simili agli attuali. Con la guerra Lancia progetta con Ansaldo il primo e unico autoblindo italiano. «Utilissime sono le auto-mitragliatrici blindate», scriverà il generale Cadorna ricostruendo la vicenda dell'inseguimento degli austriaci durante la ritirata.
Il dopo guerra è un periodo difficile ma né Lancia né Fogolin smettono di respirare quell'ideale socialista che li accompagnerà a lungo. E il 1918 quando l'imprenditore di San Vito lascia. Non si sente più a suo agio dirà, «per la mentalità borghese e le idee talvolta contrarie all'immediato interesse sonante e per la visione di un maggiore interesse a venire; sta in questa ragione profonda la mia uscita dal mondo industriale». Vero? Non si sa con certezza perché egli stesso in altre circostanze parlerà di un "dramma familiare" che lo costrinse alla decisione. La storia di Fogolin nella Lancia è quasi finita: lascia Torino e compra quella che adesso è conosciuta come Ca' della Nave a Martellago: 80 ettari dove resterà fino al 1924 per poi passare a Casier (Treviso). Si dedica all'agricoltura rispolverano i passati studi. Intanto scrive a Lancia per avere il denaro che gli spetta, si lamenta perché non calcolano gli interessi; è diffidente, ma mai acrimonioso. Nel 1927 torna a San Vito, gestisce le proprietà di famiglia. Fino alla fine. Sulle grave del Tagliamento.

Ultimo aggiornamento: 3 Luglio, 09:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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