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Gianluca Amadori
SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE di
Gianluca Amadori

Infortuni sul lavoro, piaga preoccupante.
Troppo sfruttamento e sempre meno diritti

Lunedì 31 Gennaio 2022
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Continua ad aumentare il numero degli infortuni sul lavoro, nonostante le campagne di sensibilizzazione, i continui appelli e una normativa formalmente severa, che prevede pesanti sanzioni a carico delle aziende che non tutelano la salute dei propri dipendenti e collaboratori. La realtà è che in un mercato del lavoro sempre più selvaggio, le tutele dei lavoratori sono sempre di meno e far rispettare i propri diritti non è facile.

L'ultimo rapporto Inail dimostra che la situazione non migliora: nel 2021 le denunce di infortunio sul lavoro presentate all'Istituto tra gennaio e dicembre sono state 555.236 (+0,2% rispetto allo stesso periodo del 2020), 1.221 delle quali con esito mortale (-3,9%). In aumento le patologie di origine professionale denunciate: 55.288 (+22,8%) e anche gli infortuni in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro (+29,2%, da  62.217 a  80.389 casi).

Dall’analisi territoriale emerge una diminuzione delle denunce soltanto nel Nord-Ovest (-9,2%), al contrario del Nord-Est (+6,4%), del Centro (+5,2%), delle Isole (+4,8%) e del Sud (+0,1%). Il lieve aumento che emerge dal confronto del 2020 e del 2021 è legato alla sola componente maschile, che presenta oltre 34mila denunce in più (da 320.609 a 354.679 denunce, pari al +10,6%), mentre quella femminile registra oltre 33mila casi in meno (da 233.731 a 200.557, pari a -14,2%). L’incremento ha interessato solo i lavoratori extracomunitari (+8,6%), al contrario di quelli italiani (-0,8%) e comunitari (-8,0%). L’analisi per età mostra incrementi tra gli under 34 (+20,5%) e per gli over 70 (+4,7%) e decrementi per i 35-69enni (-8,1%). Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nel 2021 sono state 55.288, oltre 10mila in più rispetto allo stesso periodo del 2020 (+22,8%).

L'Inail ricorda che si tratta solo di denunce e non di casi accertati e che i dati mensili sono fortemente influenzati dall'emergenza Coronavirus, e dunque bisogna aspettare i dati definitivi per una valutazione più completa in quanto i dati delle denunce mortali, più di quelli delle denunce in complesso, risentono di una maggiore provvisorietà anche in conseguenza della pandemia da Covid-19, con il risultato di non conteggiare tempestivamente alcune “tardive” denunce mortali da contagio.

I dati regionali più aggiornati risalgono all'ottobre del 2021. Stando all'ufficio studio della Cgia di Mestre in Veneto il numero di denunce con esito mortale è in crescita: 89 a fronte di 71 nel corso dell'anno precedente. La situazione più critica si registra a Verona: nei primi 10 mesi dello scorso anno le morti bianche avvenute nella provincia scaligera sono state 21: seguono Treviso con 17, Padova e Venezia con 15, Vicenza con 10, Rovigo con 6 e Belluno con 5. Preoccupante il trend verificatosi in particolare a Padova dove i morti sono passati da 9 a 15 (+66,6%).

Le stime ipotizzano la presenza in Veneto di 206.500 lavoratori in nero, ma secondo la Cgia il numero è sottodimensionato. Fortunatamente  solo una piccola minoranza risulta essere sfruttata da caporali o da organizzazioni criminali.
 

Ultimo aggiornamento: 18:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA